Una manifestazione transfemminista contro i confini

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto dei fatti accaduti in occasione di una manifestazione transfemminista sul confine tra Ventimiglia e Mentone nelle giornate di sabato 5 e domenica 6 giugno.

*pour la version française

*for the English version

Una manifestazione transfemminista contro i confini:

Ventimiglia/Mentone sabato 5 e domenica 6 giugno

Tuoutes aux frontierès: manifestazione transfemminista in solidarietà con le persone detenute alla frontiera franco italiana di Ventimiglia, un primo vittorioso passo del movimento transfemminista europeo contro le frontiere dell’Europa, contro Frontex e la polizia, contro il sessismo e il razzismo … ovvero come le persone manifestanti sono riuscite a incastrare per ore gli ingranaggi discriminatori e razziali dei dispositivi di frontiera.

Nel pomeriggio di sabato 5 giugno 2021 si è tenuta a Nizza una manifestazione transfemminista europea contro i confini e le politiche migratorie.

Nella stessa giornata, persone solidali che vivono e attraversano la zona di frontiera italo-francese hanno pensato di condividere una mattinata di protesta contro i confini anche nel territorio di Ventimiglia e Mentone, per dare a tuttx la possibilità di unirsi in una giornata contro le frontiere, anche per chi poteva avere problemi a causa dei controlli covid o per la distanza da Nizza.

Un appuntamento improvvisato per la mattinata di sabato 5 giugno, immaginato e condiviso come saluto solidale alla manifestazione transfemminista di Nizza, e momento di lotta e sostegno alle persone recluse dentro ai container della Paf (Police aux frontieres), ulteriore scintilla di protesta proprio sul confine.

La manif al confine

Dopo essersi radunate alle 10:30 in frontiera italiana, le persone solidali si sono spostate a protestare direttamente davanti agli uffici della Paf ed ai container dal lato francese, dove erano recluse diverse decine di persone senza documenti. Alla manifestazione hanno deciso di partecipare anche alcune persone senza documenti arrivate da Ventimiglia. Striscioni, cartelli, grida, cori, interventi, canti, saluti alle persone rinchiuse, si sono susseguiti per oltre un’ora, a pochi centimetri dalle strutture di reclusione francesi, da dove le persone imprigionate nel tentativo di attraversare il confine hanno mandato saluti e risposte ai richiami di chi manifestava.

La polizia italiana è rimasta a guardare a distanza cercando di capire cosa stava succedendo, e successivamente schierando un gruppo di carabinieri in antisommossa; la polizia francese si è mostrata in difficoltà, impreparata a una manifestazione transfemminista partecipatissima e non annunciata, che è riuscita a spingersi oltre il confine senza che le autorità riuscissero a ostacolarla o reagire.

Sono arrivati rinforzi dal lato francese e hanno provato a far arretrare la gente, ma la forza collettiva della rabbia contro i confini ha risposto con ancora più rumore e cori. Quando la complicità e l’entusiasmo delle persone chiuse dentro ha iniziato a crescere, la Paf è entrata nei container e ha gasato chi si trovava dentro con spray urticante: all’interno è calato un improvviso silenzio, un forte odore chimico ha infiammato gli occhi di chi stava protestando fino a un centinaio di metri intorno alle gabbie di lamiera.

Nel pomeriggio, le persone rilasciate hanno poi raccontato che decine di loro erano collassate nei container sotto i gas. Nonostante questo, si sono mostrate felici per la manifestazione del mattino chiedendo entusiaste di portare più spesso saluti e solidarietà.

Verso mezzogiorno la manifestazione è risalita verso il lato italiano, superando gli uffici di polizia per poi disperdersi.

A Ventimiglia, sul treno per Nizza

Numerose persone hanno deciso di proseguire la protesta, andando a prendere un treno alla stazione di Ventimiglia, per raggiungere nel pomeriggio la manifestazione transfemminista a Nizza. Sul binario italiano in direzione Francia le persone sono state affrontate dalla solita presenza di polizia italiana e vigilanza privata, che ha il quotidiano compito di bloccare e controllare, in cima al sottopassaggio, tutti i passeggeri non bianchi, prima che riescano a salire sul treno fermo al binario. Il gruppo ha semplicemente continuato ad avanzare, facendo retrocedere la polizia che ha tentato di fermare alcune persone, ma si è poi fatta da parte lasciando infine che le manifestanti salissero sul treno delle 13:55, e lasciando piuttosto che se la vedessero i colleghi francesi all’arrivo a Menton Garavan. Una volta a bordo, si sono unite al vagone “manif Nizza” anche alcune persone già presenti sul treno.

Una decina di minuti più tardi, all’arrivo alla prima stazione in Francia, Menton Garavan, la polizia francese che controlla ogni convoglio da sei anni in cerca di tutte le persone senza documenti, si è avvicinata al treno per il consueto blitz. Ma ha trovato ad attenderla un vagone di grida, cori e percussioni contro le frontiere. Ad ogni tentativo di mediazione o di richiesta dei documenti di identità, è stato risposto protestando e suonando ancora più forte. A un certo punto il capotreno ha detto “se state tranquille e lasciate passare i controlli, proseguiamo fino a Nizza senza problemi”.

Controlli vuol dire rastrellamenti razziali, vuol dire gente che non ha commesso nessun reato trascinata a forza nei furgoni della Paf o della gendarmerie e sbattuta per ore senza cibo e acqua in una scatola di metallo. Vuol dire che le persone vengono insultate e umiliate, gasate e picchiate, uomini, donne, persone trans, intersex, o minori che siano. I cori contro i confini non si sono fermati.

Blocco sul treno a Menton Garavan

A un certo punto l’interfono del treno ha avvertito i signori e le signore passeggere che il treno era fermo, e che avrebbero trovato un altro treno per proseguire, in arrivo sul binario opposto, quello che normalmente copre la linea inversa, dalla Francia a Ventimiglia. Anche le persone che volevano raggiungere la manifestazione a Nizza si sono mosse allora per uscire assieme agli altri passeggeri e passeggere, così da cambiare treno e riprendere il viaggio.

Energumeni della Paf e della gendarmerie si sono lanciati alle due uscite del vagone, per bloccare chi voleva raggiungere la manifestazione transfemminista a Nizza. Hanno schiacciato con violenza le persone, gridando, spintonando, prendendo a pugni, insultando e provocando con la minaccia di usare il gas o ricorrendo a molestie verbali sessiste.

Per tutto il tempo che le persone sono state bloccate in attesa dell’arrivo dei rinforzi dall’aeroporto di Nizza, la polizia ha investito le persone con rabbia e feroce aggressività, cercando lo scontro con i pochissimi uomini etero cis presenti come unica soluzione ad una situazione che non sapevano affrontare. Quando i rinforzi sono arrivati con i furgoni, le persone sono state allora costrette a scendere con la forza, tra calci, pugni e spintoni, qualcuna con la testa tenuta abbassata a forza, qualcuna presa e quasi sollevata per il collo, sono state caricate sui mezzi e deportate nuovamente sull’altro lato del confine, proprio davanti agli uffici di polizia italiana.

Alla fine sono state trattenute solo una persona solidale, accusata di aggressione a pubblico ufficiale, e due persone senza documenti. Queste due sono state spostate nei container e rilasciate dopo alcune ore in direzione Italia, assieme a tutte le altre persone fermate nei precedenti controlli.

La persona accusata di aggressione è invece rimasta negli uffici di frontiera francesi in stato di fermo per 24 + 24 ore, chiamate in Francia garde à vue e prolungabili fino a 48 ore salvo casi più gravi.

La polizia italiana, indignata e innervosita per un pushback illegale di persone comunitarie, scaricate dai colleghi francesi in suolo italico senza nemmeno identificazione, ha deciso di sospendere il lavoro per il resto del pomeriggio, entrando in “sciopero riammissioni”. Se al mattino il ricatto del potere davanti a una manifestazione con cui non trovava dialogo è stato gasare persone chiuse in trappola, al pomeriggio la ripicca dell’autorità italiana ha deciso di bloccare sul ponte che separa il territorio italiano da quello francese, Ponte San Luigi, tutte le persone migranti respinte dalla Francia

Schierati all’inizio del ponte, un gruppo di poliziotti italiani in divisa e altri in borghese che filmavano, hanno proseguito per ore rifiutando l’ingresso alle persone, mentre alla fine del ponte poliziotti francesi nervosissimi controllavano la situazione e mantenevano fermo il rifiuto anche per l’ingresso in Francia.

Tutte le persone che erano dirette alla manifestazione transfemminista a Nizza si sono radunate tra le due frontiere, aspettando di conoscere notizie delle persone fermate e di sbloccare quella situazione di stallo per le persone senza documenti, innescata da una questione di orgoglio e ripicca puerile tra le forze armate dei due paesi.

Dopo circa quattro ore di sollecitazioni, una poliziotta in borghese è andata a negoziare dentro gli uffici francesi coi colleghi, per tornare sul ponte raggiante, spiegando che c’era solo stato un “problema di comunicazione” e che era tutto risolto: le persone comunitarie potevano andare liberamente in Francia o in Italia a piacimento, “invece loro li prendiamo noi che li dobbiamo trattare”, ha affermato indicando le persone migranti bloccate per tutto il pomeriggio dalla polizia italiana.

Alla conferma che la persona solidale sarebbe stata trattenuta in garde à vue, e una volta che tutte le persone sono state autorizzate a rientrare in Italia e, per quelle confermate minorenni, è stato riconsiderato il riaccompagnamento in Francia dopo intervento dell’avvocato, la giornata di 12 ore alla “frontiera alta” di Ponte San Luigi si è conclusa con un appuntamento per il giorno successivo, nello stesso luogo.

Domenica, ritorno in frontiera (a Ventimiglia)

Domenica 6 verso le ore 14, quando l’avvocato ha confermato che i poliziotti francesi avevano trovato uno stratagemma per prolungare le 24 ore di garde à vue della persona solidale fermata il giorno prima, con l’escamotage della richiesta tardiva di acquisizione delle telecamere del treno e della stazione di Menton Garavan, il gruppo di solidali si è avvicinato nuovamente ai container, gridando per un paio di minuti cori e saluti a tutte le persone rinchiuse in quel momento, che a loro volta hanno nuovamente risposto; mentre dalla finestra del commissariato francese alcuni poliziotti mostravano lo spray urticante rivolgendolo ai container, come minaccia di ulteriore vendetta sulle persone prigioniere.

In pochi secondi, quando ormai le persone solidali se ne stavano andando, la Paf è uscita di corsa dagli uffici, chi sfoderando manganelli, chi agitando lo spray, fermandosi in schieramento sulla linea del confine per alcuni secondi, prima di ottenere probabilmente un’autorizzazione a sconfinare da parte della polizia italiana: un movimento rapido di cellulari tra un lato e l’altro del confine, ha fatto rompere gli indugi della polizia francese, che è corsa rabbiosa a circondare su suolo italiano un’auto delle persone solidali che stava facendo manovra per andarsene via.

Cinque persone sono state aggredite e tirate fuori a forza dall’auto, portate dentro gli uffici di frontiera francesi con le braccia bloccate dietro la schiena. La polizia italiana, a qualche centinaio di metri di distanza, ha osservato e filmato ogni cosa. Dopo alcune ore, tutte le persone sono state rilasciate con un refus d’entrée (rifiuto d’ingresso) dalla Francia, uguali a quelli che ogni giorno vengono dati a decine di persone rimandate in Italia, e una multa di 135 euro per ingresso in Francia -di circa cinque metri- senza test covid.

Lunedì, toutes aux frontières!

Al terzo giorno di presenza contestatrice alla frontiera, dopo ulteriori saluti da parte delle persone nei container, che si sono arrampicate dalla grata posta a chiusura sul tetto, per salutare con le braccia la presenza solidale, e dopo 45 ore di garde à vue, è stata rilasciata anche l’ultima persona presa sul treno diretto a Nizza.

I rastrellamenti razziali sui due lati del confine e il trattenimento per ore di persone senza documenti dentro prigioni di lamiera, continua giorno dopo giorno. Assieme al traffico di esseri umani, alla vendita del corpo delle donne come biglietto per attraversare il confine, agli accordi sottobanco tra guardie e ladri, alle aggressioni fisiche sempre più frequenti contro le persone non bianche.

Continua tuttavia anche la loro lotta quotidiana per la sopravvivenza in un territorio ostile, pericoloso, violento, razzista, sessista, omofobo, transfobo e patriarcale. Come femministe, non smetteremo di aiutarle con ogni mezzo necessario ad esercitare la loro fondamentale libertà di movimento.

Gli stati europei vanno mano per mano coi trafficanti !

Le frontiere in Europa sono uno stupro !

Vogliamo la chiusura di tutti i centri di detenzione amministrativa !

Vogliamo l’apertura di tutte le frontiere e la fine del business di armi e polizia !

 

Tou.te.s aux frontières!

Sabato 5 e domenica 6 giugno, Ventimiglia-Mentone

version française ici

Une manifestation transféministe contre les frontières :

Ventimiglia/Menton Samedi 5 et dimanche 6 juin 2021

Toustes au frontières : manifestation transféministe en solidarité avec les détenu.es à la frontière italo-française de Vintimille. Les personnes détenues son gazées dans les containers lors de l’action. L’action se poursuit vers Nice : violence policière raciste sur le trajet. Les personnes migrantes sont relâchées, 5 autres arrestations d’activistes en solidarité, dont une relâchée au terme d’une garde-à-vue de 48 heures. Amorce victorieuse d’un mouvement européen transféministe contre les frontières de l’Europe, Frontex, la police, le sexisme et le racisme… Ou comment les féministes sèment la discorde entre les polices frontalières.

Dans l’après-midi du samedi 5 juin 2021, une manifestation transféministe européenne contre les frontières et les politiques migratoires a eu lieu à Nice.
Le matin-même, les personnes solidaires qui vivent et traversent la zone frontalière franco-italienne ont elles aussi voulu partager une matinée de protestation. Ce rendez vous improvisé aux confins des territoires entre Vintimille et Menton émanait du désir de voir renaître une nouvelle étincelle de contestation et de lutte sur la frontière et de témoigner du soutien aux personnes emprisonnées à l’intérieur des containers de la PAF (Police aux frontières).

Manifestation à la frontière
Solidarité à travers les tôles. Détenu.es lacrymogené.es.

Après s’être rassemblées à 10h30 à la frontière italienne, des dizaines de personnes concernées et de féministes solidaires se sont déplacées pour protester directement devant les bureaux de la PAF et devant les containers, côté français. Pendant plus d’une heure on manifeste avec force, cris, chants, banderoles, discours, slogans et salutations aux dizaines de personnes emprisonnées à l’intérieur de ces containers à la suite de leur tentative de passer la frontière. La kyrielle protéiforme et décidée a réussi à franchir la frontière sous le regard hagard de la gendarmerie italienne et de la police française anti-émeute. De toute évidence, prise au dépourvu face à une manifestation transféministe non annoncée.

Les renforts arrivent du côté français et tentent de faire reculer les gens, mais la force collective de la colère contre les frontières répond par encore plus de bruit et de chants. Lorsque la complicité et l’enthousiasme des personnes enfermées à l’intérieur se font entendre plus fort, les agents de PAF entrent dans les containers et gazent les gens qui s’y trouvent avec leurs sprays lacrymogènes : le silence est soudain tombé à l’intérieur, une effluve chimique a piqué les yeux de celleux qui protestaient jusqu’à une centaine de mètres autour des cages métalliques.

Dans l’après-midi, les personnes libérées racontent que des dizaines d’entre elles s’étaient effondrées dans les containers sous l’effet du gaz. Malgré cela, iels se sont montrées heureu.ses de la manifestation du matin et ont demandé avec enthousiasme à ce que soient portés plus souvent des salutations et de la solidarité.

Vers midi la manifestation se disperse.

 

À Ventimiglia, dans le train pour Nice
Féministes véneres contre les frontières !

Une partie d’entre nous a décidé de continuer la journée d’action en allant prendre un train direction Nice, la grande manif. Sur le quai italien en direction de la France, présence habituelle de la police italienne et de la sécurité privée qui ont pour tâche quotidienne de bloquer et de contrôler toustes les passager.es non blancs avant qu’iels ne parviennent à monter dans le train. Nous avons simplement continué à avancer, amenant la police à reculer et finalement à laisser les manifestant.es monter dans le train de 13h55. Une fois à bord, un certain nombre de personnes déjà présentes dans le train rejoignent le wagon “manifestation de Nice”.

Une dizaine de minutes plus tard, à l’arrivée à la première gare de France, Menton Garavan, la police française qui, depuis six ans, contrôle chaque convoi à la recherche de tous les sans-papiers, s’approche du train pour la descente habituelle. Elle y découvre un wagon rempli de cris, de chants et de tambours anti-frontaliers. À chaque tentative de médiation ou de demande de papiers d’identité, on répondait en protestant et en jouant encore plus fort. Les contrôles, ce sont des rafles racistes, ce sont les personnes qui n’ont commis aucun crime traînées de force dans les fourgons de la PAF ou de la gendarmerie et jetées pendant des heures sans eau ni nourriture dans une boîte métallique. Cela signifie que des personnes sont insultées et humiliées, gazées et battues, qu’il s’agisse d’hommes, de femmes, de personnes trans, intersexes ou mineures. Les chants contre les frontières n’ont pas cessé.

 

Blocage du train à Menton Garavan
Les transféministes déroutent les polices

À un moment donné, les hauts-parleurs du train ont averti les passagers, mesdames et messieurs, que le train était arrêté, et qu’ils trouveraient un autre train pour continuer leur voyage sur la voie opposée. Des agents de la PAF et de la gendarmerie ont bloqué la sortie de celleux qui voulaient rejoindre la manifestation transféministe à Nice.

Dans une mêlée de coups de poing et d’insultes sexistes, les policier-es visiblement embarrassé.es par cette situation cherchaient la confrontation avec les rares hommes cis présents. Au final, deux personnes sans papiers sont arrêtées, emmené.es dans les containers et renvoyé.es vers l’Italie après quelques heures. Une personne solidaire est accusée de violences sur agent public et détenue.

La police italienne, déconcertée par le refoulement illégal de citoyen.nes européen.nes non-identifiées décide alors de suspendre son travail pour le reste de l’après-midi, entamant une “grève des réadmissions”.

Nous toustes qui voulions aller à la manifestation transféministe de Nice, on se rassemble entre les deux frontières.

Après environ quatre heures de sollicitation, arrive la « gentille policière » en civil, qui est allée négocier à l’intérieur des bureaux français. Revenant rayonnante sur le pont, elle explique qu’il n’y avait eu qu’un “problème de communication” et que tout était résolu : les citoyen.nes européen.nes pouvaient aller librement en France ou en Italie à leur guise, « par contre, eux, on les emmène parce qu’on doit les traiter » (sic), en indiquant les personnes bloquées tout l’après-midi par la police italienne.

 

Dimanche, retour à la frontière (Vintimille)
Liberté, égalité, refus d’entrée!

Le dimanche 6, vers 14 heures, les personnes emprisonnées répondent à nouveau à nos refrains, tandis qu’à la fenêtre, des policiers nous montrent leurs sprays lacrymogènes, comme une menace de vengeance supplémentaire sur les personnes emprisonnées dans les containers.

Cinq personnes du groupe sont attaquées et sorties de force de leur voiture qui manœuvrait pour partir.

Après quelques heures, toutes seront libérées avec un ̈refus d’entrée ̈, comme ceux qu’ils donnent chaque jour à des dizaines de personnes renvoyées en Italie, et une amende de 135 euros pour être entrées en France -sur environ cinq mètres- sans test Covid!

 

Lundi, toustes aux frontières!
Les frontières violent – nous les tuerons

Au troisième jour de la présence protestataire à la frontière, les personnes enfermées grimpent jusqu’à la grille posée entre les toits des containers pour saluer de leurs bras la présence solidaire. Après 45 heures de garde à vue, la dernière personne arrêtée dans le train pour Nice est libérée.

Le harcèlement raciste des deux côtés de la frontière et la détention pendant des heures des personnes sans papiers dans des prisons en tôle se poursuivent jour après jour sans que nous, vous, les voisins, ne protestent. Cela fait l’affaire de la traite des êtres humains, le business de la vente des corps des femmes en échange du passage de frontière. Cela n’est rendu possible que par des accords en sous-main entre gardiens et voleurs, et donne lieu à des agressions de plus en plus graves et fréquentes contre les personnes migrantes.

Cependant, leur lutte quotidienne pour la survie dans un territoire hostile, dangereux, violent, raciste, homophobe, transphobe et patriarcal se poursuit. En tant que féministes, nous ne cesserons pas de les aider par tous les moyens nécessaires à exercer leur liberté fondamentale de circulation.

États Européens, main dans la main avec les trafiquants !

En Europe, les frontières, c’est du VIOL !

Nous voulons la fermeture de tous les centres de rétention administrative !

Nous voulons l’ouverture de toutes les frontières et l’arret du business des polices et des armes !

 

Tou.te.s aux frontières !

Samedi 5 et dimanche 6 juin 2021, Vintimille-Menton

 

 

English version here:

A TRANSFEMINIST DEMONSTRATION AGAINST BORDERS:

Ventimiglia/Mentone Saturday 5th and Sunday 6th of June

Tuoutes aux frontierès: transfeminist demo in solidarity with the people detained at the French-Italian border of Ventimiglia, a first victorious step of the European transfeminist movement against the european borders, against Frontex and the police, against sexism and racism … or how the people demonstrating managed to jam the discriminatory and racial gears of the border devices for hours.

A transfeminist demonstration against borders and migration policies was held in Nice in the afternoon of Saturday 5 June 2021

In the same day, people in solidarity who live and cross the Italian-French border area decided to spend the morning protesting against borders in the territory of Ventimiglia and Mentone as well, to give everyone the possibility of gathering in a day against borders, even for those who might have problems because of the covid checks or for distance from Nice.

An impromptu appointment for the morning of Saturday 5th of June, imagined and shared as a solidarity greeting to the transfeminist demonstration of Nice, and moment of fight and support for people imprisoned inside the containers of the PAF (Police aux frontieres), further sparked protests right on the border.

 

The demonstration at the border

After gathering at 10:30 at the Italian border, the people in solidarity moved to protest directly in front of the PAF offices and the containers on the french side, where several dozen undocumented people were reclused. Some people without documents from Ventimiglia have decided to participate as well. There have been banners, signs, shouts, choirs, speeches, songs, greetings to locked up people for more than an hour, a few centimeters far away from the french prison structures, from where people imprisoned trying to cross the border have sent greetings and responses to the calls of those demonstrating.

Italian police watched from distance trying to understand what was happening, subsequently deploying a group of riot police; French police showed themselves in trouble, unprepared for a very participatory and unannounced transfeminist demonstration, that managed to go beyond the border without the authorities being able to obstruct or react.

Reinforcements arrived from the French side and tried to get the people back, but collective rage against borders responded with even more noise and chants. When the complicity and the enthusiasm of the people locked inside has begun to grow, Paf entered the containers and gassed those inside with stinging spray: a sudden silence fell inside, a strong chemical smell inflamed the eyes of those who were protesting up to a hundred meters around the sheet metal cages.

In the afternoon, released people have then reported that dozens of them were collapsed in containers under gas. Despite this, they showed themselves happy for the demonstration that has taken place in the morning, enthusiastically asking to bring greetings and solidarity more often.

Around noon the demonstration climbed towards the Italian side, passing in front of police offices and then dispersing.

 

In Ventimiglia, on the train to Nice

Many people have decided to continue the protest, going to get a train at Ventimiglia station, to reach in the afternoon the transfeminist demonstration in Nice. On the Italian rail towards France people have faced with the usual presence of Italian police and private security, which has the daily task to stop and control, at the top of the underpass, all non-white passengers, before they can be able to get on the train which is still at the platform. The group has simply continued to advance, pulling back the police who tried to stop some people, but then stepped aside and finally let the protesters board the 1:55 pm train, rather leaving it to the French colleagues upon arrival in Menton Garavan. Once on board, some people already present on the train joined the “Manif Nizza” wagon.

Ten minutes later, upon arrival at the first station in France, Menton Garavan, French police who have been checking every convoy for six years looking for all the people without documents, approached the train for the usual blitz. It found though a wagon of shouts, choirs and percussion against borders awaiting. To any attempt of mediation or request for identity documents, it was answered protesting and ringing even louder. At one point, the conductor said “if you are quiet and let the controls to be, we continue to Nice without problems ”.

Controls means racial roundups, it means people who have not committed any rime dragged by force into the containers of the Paf or the gendarmerie and beaten for hours without food and water in a metal box. It means that people are insulted and humiliated, gassed and beaten, men, women, intersex, trans persons, or minors who are. The choirs against the borders did not stop.

 

Blockage on the train at Menton Garavan

At one point the intercom of the train warned people that the train was still, and that another train to continue would have been found, arriving on the other platform, which normally covers the reverse line, from France to Ventimiglia. People who wanted to reach the demonstration in Nice then moved as well to go out with the other passengers, so as to change train and be back on the travel.

Army ginks of the PAF and of gendarmerie went to the two exits of the wagon, to block those who wanted to reach the transfeminist demonstration in Nice. They violently crushed people, shouting, throwing up their hands, grabbing, punching, insulting and provoking by threatening to use gas or resorting to sexist verbal harassment.

For the whole time when people have been blocked waiting for reinforcements to arrive from Nice airport, the police hit people with anger and ferociousness aggression, encounter the confrontation only with the very few straight men cis present as the only solution to a situation they did not know how to face. When reinforces arrived with vans, people have been then forced to get off by force, between kicks, punches and shoves, some with her head held down by force, some taken and almost lifted by the neck, they were loaded onto the vehicles and deported again on the other side of the border, right in front of the Italian police offices.

In the end, only one person in solidarity was detained, accused of assault to public official, and two people without documents. These two have been moved to the container and released after a few hours in the direction of Italy, together with all the other people stopped in previous checks.

The person accused of assault, on the other hand, remained in the border offices French in custody for 24 + 24 hours, called “garde à vue” in France and extendable up to 48 hours except for more serious cases.

The Italian police, outraged and nervous about the illegal pushback of community people, downloaded by his French colleagues on Italian soil without even identification, decided to suspend work for the rest of the afternoon, entering a “readmission strike”. If in the morning the blackmail of power in front of a demonstration with which could not find dialogue has been gassing trapped people, in the afternoon the spite of the Italian authorities has decided to block on the bridge that separates the Italian territory from the French one, Ponte San Luigi, all migrants rejected by France.

Lined up at the beginning of the bridge, a group of Italian policemen in uniform and others in plain clothes who were filming, continued for hours refusing people from entering, while at the end of bridge nervous French policemen controlled the situation and held the refusal to entry in France.

All the people who were directed to the transfeminist demonstration in Nice have gathered between the two borders, waiting for news of the people stopped and for unlocking the stalemate for people without documents, triggered by a question of pride and childish spite between the armed forces of the two countries.

After about four hours of soliciting, a plainclothes policewoman went to negotiate inside the French offices with colleagues, to return to the beaming bridge, explaining that it was there it was only a “communication problem” and that it was all solved: the community people could freely go to France or Italy at will, “instead we take them ‘cause we have to deal with them ”, she said pointing at the migrants blocked for the whole afternoon by the Italian police.

Upon confirmation that the person in solidarity would have been detained in garde à vue, and once that all people have been authorized to return to Italy and, for those confirmed minors, the return to France was reconsidered after the intervention of the lawyer, the 12-hour day at the “high border” of Ponte San Luigi ended with an appointment for the next day, in the same place.

 

Sunday, return to the border (Ventimiglia)

Sunday 6th around 2 pm, when the lawyer confirmed that the French policemen had found a trick to extend the solidarity person’s 24 hours of garde à vue stopped the day before, with the ploy of the late request for acquisition for the cameras of the train and the station of Menton Garavan, the group of solidarity people has approached the containers again, shouting for a couple of minutes choruses and greetings to all the people incarcerated at that time, who have in turn again answered; while from the window of the French police station some policemen showed him stinging spray aimed at containers, as a threat of further revenge on people recluse.

In a few seconds, when the people in solidarity were leaving, the PAF came out running from the offices, some pulling out batons, some waving the spray, stopping in line up on the border line for a few seconds, probably before getting an authorization to trespass from the Italian police: a rapid movement of mobile phones between one side to the other of the border, has broken the delay of the French police, who ran angrily to surround a car of supportive people on Italian soil which was maneuvering to leave.

Five people were attacked and forcibly pulled out of the car, taken inside the French border offices with their arms locked behind their backs. Italian police, a few hundred meters away, observed and filmed everything. After a few hours, all people were released with a refus d’entrée (refusal of entry) from France, the same as those that are given to dozens of deferred people every day in Italy, and a fine of 135 euros for entry into France – of about five meters – without testing covid.

Monday, all at the borders!

On the third day of protesting at the border, after further greetings from the people in the containers, who climbed from the closing grate on the roof, to greet the presence of supportive people, and after 45 hours of garde à vue, it was released as well the last person taken on the train to Nice.

The racial roundups on both sides of the border and the detention of people for hours without documents in sheet metal prisons, continues day after day. Together to human trafficking, to the sale of women’s bodies as a ticket to to cross the border, to under-the-table agreements between cops and thieves, to physicals assaults everyday more frequent against non-white people.

However, their daily struggle to survive in an hostile, dangerous, violent, racist, sexist, homophobic, transphobic, and patriarchal territory keeps going. As feminists, we will not stop helping them by any  necessary way to exercise their fundamental freedom of movement.

 

European States, hand in hand with the traffickers !

In Europe, borders are Rape !

We want all administrative detention centers to be closed !

We want the opening of all borders and the end of the police and arms business!

 

Tou.te.s aux frontières!

Saturday 5th and Sunday 6th June, Ventimiglia

Respingimento e Controllo a Ventimiglia

Il respingimento dei minori, la violenza fisica e verbale della polizia francese, la nuova cooperazione tra la polizia francese e quella italiana alla stazione di Ventimiglia, raccontate da chi quotidianamente incontra e raccoglie i racconti delle persone in viaggio, in direzione ostinata e contraria al meccanismo disumanizzante della frontiera.

Pubblichiamo di seguito la traduzione del report di febbraio del collettivo Kesha Niya, attivo alla frontiera di Ventimiglia dalla primavera del 2017.

La traduzione del precedente report (dicembre 2020 – gennaio 2021) è disponibile qui.

Cari amici, ci scusiamo per l’intervallo di tempo tra questo aggiornamento e l’ultimo di gennaio. Recentemente, ci sono stati alcuni cambiamenti nel nostro gruppo, volontari* che se ne sono andat* così come nuov* che sono arrivat*.

Siamo a febbraio e anche se giorno dopo giorno le temperature sta aumentano, le notti restano ancora fredde. Ogni giorno incontriamo dalle 10 alle 20 persone che sono tenute per tutta la notte nei container di detenzione al confine francese. Riferiscono che all’interno dei container non c’è alcuna possibilità di dormire e che la polizia si rifiuta di distribuire coperte, tè, acqua o cibo.

Tutto considerato, rispetto alle settimane precedenti, durante le ultime due sono arrivate meno persone al posto di frontiera di Kesha Niya. Questo potrebbe essere collegato al fatto che gruppi della polizia francese e italiana (nuova cooperazione) stanno controllando la stazione ferroviaria di Ventimiglia. Chiedono documenti di viaggio validi alle persone che vorrebbero in raggiungere la Francia con il treno, non proibendo di fatto altro che un viaggio sicuro. A seguito di questo infatti, le persone in movimento sono costrette a cercare modi non sicuri per attraversare il confine, come camminare su un sentiero di montagna o dipendere da trafficanti che approfittano della situazione di vulnerabilità dei migranti.

La distribuzione di cibo a Ventimiglia è meno frequentata, stiamo ancora cercando di capire se c’è una ragione particolare per questo.

I controlli della polizia rimangono simili a quelli delle ultime due settimane. La novità è che la polizia francese ha iniziato a respingere le persone con documenti di viaggio validi a causa di una “mancanza di un test PCR (test per COVID-19 con risultato disponibile in 24 ore n.d.t.)” – trattenendoli per più di 4 ore nei container quindi in maniera illegale (come d’altronde è la stessa procedura di respingimento).

A causa del passaggio da zona gialla a zona rossa (Covid-19) a Ventimiglia devono chiudere anche importanti servizi per migranti in città (come il “Bar Hobbit” che è un locale aperto a tutti).

Il bar Hobbit
Dalla seconda settimana di febbraio c’è stato un numero significativo di minori respinti (ne abbiamo incontrati 63). Anche se queste persone avevano con se documenti che provano la loro minore età, la polizia li ha registrati un anno di nascita più basso per non essere responsabile della loro sicurezza. Alcuni dei minori che abbiamo incontrato non hanno più di 13 anni. Ad oggi non esiste a Ventimiglia un singolo centro di accoglienza per minori anche questi ragazzi quindi, come tutte le altre persone, sono costretti a dormire per strada.
Molte delle persone detenute dalla polizia ci hanno raccontato che la polizia francese si comporta in modo razzista e usa un linguaggio razzista (come ad esempio chiamarli “schiavi”). Il 14 gennaio, le persone che abbiamo incontrato ci hanno riferito che la situazione nel container di detenzione è degenerata e la polizia ha usato violenza fisica e spray al peperoncino contro 35 persone che erano all’interno. Due migranti sono svenuti e sono stati portati all’ospedale in ambulanza.

In altri giorni al nostro posto di frontiera sono arrivate persone con un braccio rotto, un labbro rotto o un dito rotto. La maggior parte delle persone ci dice di aver passato “di peggio” ma che speravano che sarebbe stato meglio in Francia e in mezzo all’Europa. Stiamo incontrando molte persone che hanno sperimentato avversità disumane nei campi di Malta o Lampedusa. Molti descrivono la loro frustrazione per la mancanza di consapevolezza della situazione lì. Altri raccontano della violenza in altre frontiere in Europa (per esempio in Croazia). “Abbiamo rischiato la vita attraversando questo mare… E ora questo”. – si sente spesso.

Nelle scorse settimane abbiamo incontrato famiglie e donne con bambini che sono state trattenute nei container per molte ore. All’inizio di febbraio, la polizia ha dovuto chiamare un’ambulanza per un bambino di 11 mesi, indebolito da queste pratiche disumane di respingimento. La maggior parte dei bambini che incontriamo sono sopraffatti dalla situazione e dallo stress fisico ed emotivo in cui sono messi sia loro che i loro genitori.

Di seguito trovate i numeri delle persone sottoposte a respingimento dalla fine di gennaio. Vogliamo ricordarvi che la nostra documentazione non è completa perché mancano le capacità per registrare tutte le persone che arrivano al posto di frontiera. Inoltre, è importante per noi non ridurre la situazione ai numeri, ma tenere presente che ogni “numero” è una persona con la sua storia e la sua vita:

                 Data/Persone Respinte/Uomini/Donne/ Bambini/Minori non accompagnati

Non possiamo e non vogliamo chiudere gli occhi di fronte alla violazione quotidiana dei diritti umani e siamo solidali con le persone! No borders, No problems

Kesha Niya

Per ulteriori informazioni o domande contattateci all’e-mail qui sotto. Sempre felici di ricevere anche donazioni, per continuare il nostro lavoro!

kesha-niya@riseup.net keshaniyakitchen@gmail.com
Bank account: GLS Bank Depositor: Frederik Bösing IBAN: DE32 4306 0967 2072 1059 00 BIC-Code: GENODEM1GLS

Detenzione Arbitraria, Respingimenti Illegali e Vessazioni Continue

Riportiamo di seguito la traduzione del report del collettivo Kesha Niya pubblicato il 29 agosto scorso. Continua, in barba alle misure igieniche anti-covid 19, la detenzione arbitraria e prolungata delle persone migranti all’interno di container affollati prima di essere respinte in Italia. Continua anche la pratica illegale dei minori respinti in Italia dalla polizia francese tramite la falsificazione di documenti ufficiali. Peggiora inoltre la situazione di tutte le persone in transito a Ventimiglia nel tentativo di raggiungere la Francia. Dopo la chiusura del campo Roja, le istituzioni non hanno infatti predisposto alcuna struttura per l’ospitalità delle persone in viaggio, neanche per le più vulnerabili, solo un potenziamento dei controlli di polizia nei luoghi di fortuna in cui sono costrette a pernottare oltre alle vessazioni gratuite ben documentate nel resoconto

Buon Giorno, Ecco un aggiornamento sulle attività e gli sviluppi a Ventimiglia dal 13 al 23 agosto. Al confine franco-italiano abbiamo incontrato una media di 85 persone al giorno. Quasi quotidianamente abbiamo incontrato dai tre ai dieci casi di minori respinti illegalmente dalla polizia francese. Da quando siamo tornati attivi alla frontiera abbiamo visto più volte come la PAF francese (polizia di frontiera) scriva informazioni false sul modulo di “Rifiuto di ingresso”. Ciò include la modifica della data di nascita, costringendo i minori ad essere trattati come adulti. Contrariamente a quanto aveva fatto in alcuni casi in passato, la polizia italiana ha smesso di verificare le date di nascita e le altre informazioni fornite dalla PAF e ha quindi cessato di rimandare i minori sul territorio francese.

La polizia controlla ancora l’autobus dal confine a Ventimiglia e li abbiamo visti urlare senza motivo alle persone che ancora non sono nemmeno salite. L’autobus non ha abbastanza posti per ospitare tutti i passeggeri, anche se ci sono autobus più grandi disponibili e la quantità di persone alle quali permettono di entrare cambia ad ogni corsa. I nostri tentativi di contattare la compagnia di autobus al fine di presentare un reclamo per il fatto che non viene consentito l’accesso al numero legale di persone o che l’autobus non si ferma per niente sono stati infruttuosi.

Il 15 e 19 agosto abbiamo incontrato molte persone che hanno subito una detenzione prolungata per oltre 20 ore, circa 50 di queste persone sono rimaste tutta la notte presso la PAF. Il 16 agosto tre famiglie erano in stato di detenzione, e per cinque giorni abbiamo incontrato donne, sole o con bambini, così come altre famiglie. Incontriamo sempre più famiglie respinte ogni settimana, a volte tenute nel container con diverse altre persone per tutta la notte. Il 16, 17 e 22 agosto abbiamo contato oltre 100 persone, 130 solo il 17 agosto. Per la distribuzione presso il parcheggio cuciniamo per un numero di persone che varia tra le 80 e le 120 circa, dai 30 a 50 pasti circa sono invece distribuiti alla stazione ferroviaria e presso i binari del treno. Alla distribuzione il 22 agosto abbiamo dato in totale quasi 200 pasti. La polizia di Ventimiglia controlla più di frequente i binari dei treni e il ponte sotto il quale le persone dormono, mandandole via e impedendone il ritorno.

Ieri (28 agosto n.d.t.) la polizia ha rimosso una tanica per l’acqua che avevamo messo sui binari del treno. Ci hanno spiegato che si tratta di questioni di sicurezza, nonostante i binari in questione non siano più in uso e non si sia registrato alcun incidente che abbia danneggiato alcuno.

Pensiamo che queste azioni siano il seguito della dichiarazione del sindaco e della prefettura e abbiano lo scopo di impedire alle persone di dormire in centro città.

Progetto20k è ancora impegnato al confine con noi ed è presente a Ventimiglia e alla distribuzione alimentare con il proprio Infopoint mobile, oltre che per occasionali monitoraggi notturni.

Il bar Hobbit di Ventimiglia è in difficoltà. È un punto di incontro centrale per gli attori (impegnati nella solidarietà n.d.t ) e uno spazio sicuro per le persone. Delia, la proprietaria del bar, ha aperto il suo locale alle persone del contesto migratorio nel 2015, a seguito di questo non ha abbastanza clienti per coprire le spese del suo bar o le spese del proprio di mantenimento. Da cinque anni raccoglie cibo, vestiti e prodotti per l’igiene da distribuire, fornisce uno spazio sicuro per riposare e ricaricare i cellulari e si prende cura delle famiglie e delle persone vulnerabili. Se vuoi sostenere lei e il suo posto, puoi seguire questo link.

Roya Citoyenne (FR) ha avviato una petizione in merito alla situazione con la richiesta di istituire campi di transito su entrambi i lati del confine.

Visto che a Ventimiglia arrivano più persone, famiglie e minori compresi, noi e altri attori, siamo alla ricerca di possibilità di alloggio. I luoghi sicuri per le persone (vulnerabili) a Ventimiglia sono molto limitati e dalla chiusura del Campo Roya, il bisogno è costantemente aumentato. Stiamo cercando di mobilitare ospiti privati e trovare nuovi modi per fornire un’ospitalità sicura in Italia. Al fine di migliorare il flusso di informazioni alle persone e per renderle più autonome, stiamo lavorando su semplici schede informative su Ventimiglia e i servizi disponibili, che vogliamo inoltrare agli attivisti presenti nel sud Italia, in Sicilia, a Roma e sul confine sloveno-italiano.

Prosegue la nostra ricerca di un nuovo luogo per poter migliorare il nostro attivismo, un posto dove sia possibile sia vivere che organizzare le attività, così come forse una stanza o un appartamento a Ventimiglia per ospitare, immagazzinare le provviste e cucinare. A causa della mancanza di sostegno da parte di funzionari e autorità, le lotte su questa frontiera continuano e la situazione peggiora ogni settimana. Grazie per il vostro sostegno tanto necessario! Kesha Niya.

Nessuna misura anti-covid nei respingimenti a Ventimiglia

Pubblichiamo la traduzione del report del collettivo Kesha Niya del 23 luglio 2020. Alla frontiera di Ventimiglia le misure anti-covid vengono utilizzate come ulteriore pretesto per vessare le persone migranti e disincentivare l’attività delle persone solidali. Questo mentre la polizia di frontiera francese continua a detenere nei container anche 100 persone al giorno senza fornire alcuno strumento di prevenzione o assistenza prima di avviarle al respingimento in Italia.

Nonostante gli sforzi di alcuni residenti locali per porre fine alla nostra presenza al confine, una recinzione è stata eretta due mesi fa sigillando lo spazio che abbiamo utilizzato in precedenza, siamo stati attivi sul confine di nuovo dal 6 luglio. Il 6 e 7 luglio si è svolta un monitoraggio di 48 ore della PAF (Police aux Frontieres), organizzato dal CAFFI (Coordination des Actions à la Frontière Franco-Italienne) e integrato dalla presenza di avvocati e membri di varie ONG. Durante questi due giorni, il numero di “push back”(persone respinte alla frontiera, ndt) al giorno è stata di 38 e 45. Nei giorni successivi ci siamo resi conto di un aumento da due a tre volte dei “push back”. Domenica 12 luglio abbiamo incontrato tante persone come mai prima, un totale di 142. Dopo quella data, ne abbiamo incontrato una media di circa 100 al giorno.

Il numero di pasti serviti durante la distribuzione serale a Ventimiglia è variato tra i 40 ed i 120, ma attualmente incontriamo circa 70-80 persone, quasi tutte stanno vivendo per strada  in città o in spiaggia.
Oltre al lavoro in sé, abbiamo problemi più frequenti con questioni legate alle autorità, il sindaco di Ventimiglia per esempio è venuto a una delle nostre distribuzioni alimentari, per comunicarci che era inaccettabile dare cibo e che non ci era permesso continuare la nostra attività. Questo è quanto ci è stato detto, mentre la polizia ci aveva assicurato che sarebbe andato bene distribuire il cibo nel nostro solito posto, ma non era permesso farlo all’interno della città, alla stazione ferroviaria o sulla spiaggia. Poiché nessuna delle due parti è stata in grado di mostrarci nulla di scritto con un fondamento legale, abbiamo continuato con la distribuzione dei pasti che è stata accompagnata dalla polizia con controlli di documenti, fotografie della distribuzione e delle nostre macchine.

Un comportamento simile avviene anche durante la nostra attività al confine, dove la polizia ci ha ha fatto visita quasi ogni giorno nelle ultime due settimane. Oltre a controllare i nostri documenti e ad essere aggressivi sia con il linguaggio verbale che corporeo, la polizia ci ha anche chiesto di interrompere le nostre attività, cosa che non abbiamo fatto.

Da qualche giorno la polizia italiana sta scortando l’autobus dal confine a Ventimiglia per controllare mascherine e biglietti di persone, o semplicemente legittimare l’autobus nel non fermarsi affatto, cosa che sta costringendo le persone rilasciate dalla detenzione a camminare per 8 km fino a Ventimiglia, nonostante siano in possesso di un biglietto valido e adottino adeguate misure igieniche.

A questo punto ci teniamo a sottolineare che noi come collettivo prendiamo molto sul serio la situazione legata al coronavirus e che prestiamo attenzione alle distanze minime e alla prevenzione di grandi concentrazioni di persone.
La situazione è invece molto diversa al confine stesso, dove le sopracitate 100 persone al giorno sono trattenute e stipate in uno spazio ristretto fino a 24 ore dalla polizia francese. Questi funzionari non tengono conto dei rischi derivanti da tale concentrazione di persone, nonché della mancanza di misure igieniche di prevenzione.

Oltre a tutto questo, delle persone a noi sconosciute ma che sembrano essere appassionate di escrementi, hanno ideato una forma di protesta completamente nuova, con la quale non ci era mai capitato di confrontarci in passato. Ieri mattina, il luogo dove siamo attivi al confine è stato trovato modellato, escrementi di origine sconosciuta erano sparsi su panchine e muretti che utilizziamo solitamente. Siamo impressionati dallo sforzo di raccogliere degli escrementi e distribuirli con precisione e ordine su un presidio umanitario. Dopo un’intensa pulizia, però, abbiamo completato questa attività e continueremo ad essere attivi, al confine e nella stessa Ventimiglia, nonostante gli sforzi fatti per diminuire l’umanità all’interno e intorno a questo confine.

Dal momento che le nostre spese sono aumentate di recente, a causa delle complicate restrizioni legate a Covid 19, come dell’ aumento del numero di persone, saremmo felici di ricevere una donazione o il vostro sostegno personale.

Bank account: GLS Bank
Depositor: Frederik Bösing
Iban: DE 32 4306 0967 2072 1059 00
BIC-Code: GENODEM1GLS

L’ordinaria violenza della frontiera di Ventimiglia

Pubblichiamo la traduzione dei report di dicembre 2019 e gennaio 2020 pubblicati dal collettivo Kesha Niya in data 22/02/2020.

Mentre i turisti italiani lamentano la poca cortesia con cui vengono respinti alle frontiere degli altri stati per il contenimento del Coronavirus, i resoconti del collettivo continuano a raccontarci l’ordinaria violenza a cui sono sottoposte da anni le persone migranti al confine di Ventimiglia.

Report di dicembre

Dal 01/12/2019 al 31/12/2019 abbiamo incontrato 549 uomini, 17 minori, 14 donne e un bambino. Abbiamo anche assistito al bus della deportazione che ci è passato davanti con circa 20 persone a bordo che sono state deportate a Taranto.

E’ stato un mese piuttosto calmo se comparato ai mesi precedenti. Le persone uscite dai container si sono lamentate comunque del comportamento e delle ingiustizie perpetrate dalla polizia francese e da quella italiana.

*** Attenzione segue resoconto sulla violenza della polizia ***

Un uomo ci ha riferito di avere il passaporto e la prova del rinnovo del suo permesso di soggiorno ma di essere stato comunque respinto in Italia. Un altro uomo ed un minore ci hanno raccontato di essersi nascosti nelle toilette del treno. Quando la polizia li ha trovati, li ha spruzzati con spray al peperoncino, ha ammanettato il minore e ha tirato un pugno in faccia all’uomo.

Secondo il racconto di un altro uomo la polizia ha rubato la tessera dell’assicurazione e quella di un’associazione.

Un altro uomo ci ha detto di avere i documenti di protezione ufficiale da parte del suo consolato che gli permettono di passare il confine con la Francia ma è stato rinviato comunque in Italia.
Un’altra persona ci ha raccontato che il controllore sul treno ha preso 100 euro da alcuni migranti ma quando è arrivata la polizia glieli ha indicati perché fossero fermati.

Un uomo ci ha detto che è stato picchiato dalla polizia nei container con la motivazione che parlava troppo.

Un altra persona ci ha riferito che la polizia gli ha strappato i vestiti e l’agente ha insistito che saremmo stati noi a dire alle persone di nascondersi nei bagni del treno.

Un uomo ha riferito che la polizia ha cercato di rubare i suoi documenti ma senza riuscirci, per questo motivo hanno poi distrutto la sua valigia.

Secondo quanto sostenuto da due persone la polizia ha rubato i loro passaporti ma glieli ha restituiti due giorni dopo quando sono stati nuovamente fermati mentre tentavano di passare il confine.

Un uomo ci ha detto che la polizia lo ha afferrato violentemente e lo ha preso a pugni sulle costole.

Un altro uomo ha riferito che la polizia gli ha rubato 400€.

Una donna con un bambino ci ha detto che la polizia italiana l’ha minacciata di mandarla in prigione ma è stata poi respinta in Italia.

Un uomo ci ha detto che la polizia italiana lo ha afferrato per il bavero della camicia e gli ha detto in modo minaccioso di non passare più da questo confine.

Inoltre diverse persone ci hanno detto di essere state detenute per periodi ben superiori alle 4 ore. 8 persone sono state detenute da 5 a 10 ore, 4 persone per 11 ore, 3 persone per 12 ore, 2 persone per 13 ore, 2 persone per 15 ore, 1 persona per 18 ore e un’altra per 19.

Report di gennaio

A gennaio (dal 1/1/2020 al 31/01/2020) sappiamo di 979 persone respinte dalla polizia di frontiera francese in Italia.

945 di queste le abbiamo incontrate di persona. Quindici erano minori non accompagnati, altri 6 minori viaggiavano con le loro famiglia. Abbiamo incontrato 11 donne che viaggiavano da sole, una di loro era incinta.

Ci sono stati riportati sei casi di violenza della polizia : cinque persone sostengono di essere state colpite da agenti delle polizia francese. Una persona ha detto che ha ricevuto un calcio da un agente mentre camminava.

Ad alcuni di questi casi hanno assistito altre persone detenute.

Ci sono stati riferiti diversi casi di violenza verbale dalla polizia francese, come insulti e minacce.

Un totale di sette persone ci ha riferito che la polizia ha rubato i loro documenti, come i documenti d’asilo francesi.

Una persona con passaporto e permesso di soggiorno validi è stata respinta così come una persona che viaggiava con un documento di identità svedese che non è stato accettato dalla polizia francese.
Sappiamo di un caso in cui i militari italiani hanno riaccompagnato una persona alla polizia francese perché il suo non era un respingimento giustificato. A quanto sappiamo dopo la persona in questione è potuta rimanere legalmente in Francia.

C’è stato un monitoraggio di 40 ore organizzato da Anafe nei pressi degli uffici della polizia di frontiera e della stazione di Menton Garavan dove sono più frequenti i controlli di polizia. Al monitoraggio hanno partecipato anche alcuni avvocati.

*****************

La distribuzione di cibo a Ventimiglia si è tenuto per un numero progressivamente inferiore di persone. Abbiamo incontrato tra le 30 e le 60 persone ogni sera per una media di 40 persone al giorno. Insieme al cibo abbiamo fatto diverse distribuzioni di vestiti così come di prodotti per l’igiene.

Dal momento che il numero di persone che viene alla distribuzione di cibo è bassa e la maggior parte è alloggiata presso il campo della Croce Rossa dove viene fornito il cibo e ci sono altre possibilità di ricevere viveri, prodotti igienici e vestiti come presso il Bar Hobbit o la Caritas, abbiamo deciso di fermare la distribuzione serale durante la settimana.

Abbiamo preso questa decisione perché le risorse spese e l’impatto ambientale sono alti per un bisogno ridotto ma anche per trovare lo spazio e il tempo per ri-orientare il nostro gruppo.
La distribuzione serale di cibo sarà comunque mantenuta nei fine settimana, come già avviene i giorni saranno divisi tra noi ed altri gruppi locali .

Rimanete solidali

Kesha Niya

Il collettivo Kesha Niya è impegnato dalla primavera del 2017 a Ventimiglia dove si occupa della preparazione e distribuzione serale di pasti. Dall’estate del 2018 porta cibo e bibite calde sul lato italiano della frontiera di Ponte S.Luigi, dove le persone migranti respinte dalla Francia transitano per rientrare a Ventimiglia.

Aumentano le persone respinte e la violenza è ormai strutturale

Pubblichiamo le immagini, registrate da alcune persone detenute nei container e diffuse dal collettivo Kesha Niya, che mostrano le condizioni in cui le persone vengono trattenute dalla polizia di frontiera francese prima di essere respinte in Italia

Sulla propria pagina facebook, il collettivo ha pubblicato due report riferiti alle giornate tra il 20 ottobre e il 2 novembre: ne pubblichiamo la traduzione qui di seguito.

Entrambi i report evidenziano il netto aumento del numero di persone migranti che tentano di lasciare l’Italia dalla frontiera di Ventimiglia. Gli ultimi due resoconti, e i dati raccolti dallo stesso collettivo nella settimana dal 3 al 9 novembre, registrano il respingimento di 1799 persone in sole 3 settimane, mentre in tutto il mese di settembre erano state 1536. Anche le presenze presso il Campo gestito dalla Croce Rossa nel Parco Roya sono evidentemente in crescita: se da oltre un anno il numero delle persone ospitate nella struttura non superava le 250 presenze, al 12 di novembre le persone registrate al campo erano 400.

Ad aggravare la situazione già difficile delle persone in viaggio si aggiungono le reazioni sempre più violente della polizia francese, ormai divenute prassi strutturale nei locali per la detenzione delle persone respinte al confine. Insulti e umiliazioni, spray al peperoncino e percosse si sommano così, con sempre maggior costanza, alle pratiche già normalizzate della privazione di cibo e acqua, della detenzione fino a 24 ore in locali insalubri e non attrezzati, del rifiuto di fornire qualsiasi forma di assistenze medica.

REPORT 20-26 Ottobre

Ciao a tutt*,

nell’ultima settimana abbiamo incontrato 553 persone al confine italo-francese a Grimaldi inferiore, che sono state fermate dalla polizia francese e poi respinte verso l’Italia. E’ il numero più grande da quando raccogliamo i dati. Il numero di persone sta aumentando molto in queste ultime settimane. Sappiamo di un totale di 578 persone respinte, abbiamo infatti visto 18 persone andare a Ventimiglia con l’autobus, la Croce Rossa o la polizia italiana, senza entrare in contatto con noi e 9 minori sono stati riportati in Francia dalla polizia italiana. Questo numero include 13 donne, tre delle quali incinte, 27 minori, 8 bambini e 4 minori accompagnati da un familiare. Non sono incluse in questo numero le circa 20 persone che sono state mandate a Taranto dalla polizia italiana il 24 ottobre.

Minori

7 minori sono stati riportati in Francia dalla polizia italiana prima di arrivare da noi.

Siamo tornati dalla polizia italiana con un quindicenne e un sedicenne che non avevano ancora dato le impronte digitali in Europa perché fossero registrati come minorenni. La polizia ha asserito che i due minori si erano dichiarati maggiorenni, fatto negato dagli interessati. La polizia italiana ha poi detto che il loro sistema di registrazione non funzionava. Ci hanno ordinato di andarcene e di non ritornare.

Questa settimana abbiamo incontrato una minore che viaggiava da sola.

Un sedicenne ci ha raccontato la sua esperienza con la PAF (Police Aux Frontières – Polizia di frontiera francese n.d.t.). Due poliziotte erano in disaccordo sull’accettarlo o meno come minore. Alla fine è stato respinto in Italia, ha dato 4 impronte digitali ed è stato registrato come ventunenne dalla polizia italiana perché questa era l’età indicata sul “refus d’entrée” (rifiuto di ingresso, documento consegnato alle persone respinte in Italia dalla polizia francese n.d.t.).

Violenza

Due quindicenni hanno detto di essere stati minacciati dalla polizia francese che sarebbero stati picchiati se avessero riprovato a passare.

7 persone che hanno attraversato il confine in montagna nella notte tra il 21 ed il 22 ottobre hanno riferito di essere state arrestate dalla Legione Straniera all’una del mattino e che alcuni militari hanno puntato loro contro il fucile. Il refus d’entrée dichiarava che erano stati arrestati a Ponte S.Ludovico (dove ci sono i controlli di confine sulla costa).

5 altre persone avevano sul loro “refus d’entrée” l’indicazione di luoghi errati in cui sono stati fermati. Sono stati fermati al primo casello dell’autostrada (La Turbie) a bordo della vettura di un trafficante. La polizia ha arrestato il conducente ma ha scritto che i passeggeri sono stati fermati mentre si trovavano su un autobus.

Una persona ha perso il controllo durante la detenzione nel container e ha rotto una finestra con la testa e le mani. Ha riferito di essere stato preso a pugni dalla polizia francese. Un’altra persona ha assistito ai fatti e ha visto anche un uomo ferirsi con i frammenti della finestra rotta. La persona ferita ha chiesto aiuto ma la polizia ha detto che non era niente e si è rifiutata di aiutarlo.

Dopo 16 ore di detenzione una persone ha chiesto di essere rilasciata. Ci ha detto che la polizia francese lo ha sollecitato ad avvicinarsi alla porta e quando lui l’ha fatto è stato prima picchiato e poi rilasciato.

Una persona ha riferito di essere stata colpita dalla polizia francese con un manganello su una gamba e sulla schiena. Il poliziotto gli avrebbe detto che lo faceva perché a causa sua non potevano andare in pausa a mangiare.

Alle 18.30 del 26 ottobre abbiamo visto più di 10 persone venire rilasciate dai container mentre la polizia francese urlava loro contro.

Ci è stato raccontato un caso di brutalità della polizia avvenuto nei container 3 mesi fa. Questo reporter ci ha detto di aver visto un poliziotto dare un calcio nei genitali ad una delle persone detenute che ha perso conoscenza per via del dolore. La polizia non ha fornito alcun supporto di primo soccorso.

Ci è stato detto da 32 persone di essere state detenute tra le 11 e le 22 ore dalla PAF.

Abbiamo continuato a incontrare un gran numero di persone con ferite infette, specialmente sulle gambe, e abbiamo praticato il primo soccorso.

REPORT 27/10-2/11

Ciao a tutt*,

questa settimana abbiamo incontrato 565 persone al confine italo-francese a Grimaldi inferiore, che sono state fermate dalla polizia francese e poi respinte verso l’Italia. E’ stato nuovamente superato il numero più alto che abbiamo registrato dall’inizio della raccolta dati. Sappiamo anche di altre 6 persone che sono state respinte ma con le quali non siamo entrati direttamente in contatto. Queste sei persone sono andate a Ventimiglia con l’autobus, la Croce Rossa o la polizia italiana. Ci sono stati quindi almeno 571 respingimenti. Il numero di persone menzionate (565/571) include 14 minori non accompagnati, 18 donne (di cui una in cinta), 5 bambin* e un minore non accompagnato che la polizia italiana ha riportato in Francia senza bisogno del nostro intervento.

                               Persone fermate dalla polizia di frontiera francese alla stazione di Menton-Garavan.

Minori

Dei 14 minori che abbiamo incontrato questa settimana, 4 casi spiccano in particolare.

Un ragazzo di quattordici anni è stato registrato dalla polizia francese come se ne avesse quaranta (data di nascita 1979 apposta sul suo refuse d’entrée) e la polizia italiana lo ha apparentemente registrato, con quattro impronte digitali, come se avesse quarant’anni. Siamo andati dalla polizia italiana con il ragazzo quattordicenne e abbiamo chiesto come sia stato possibile un errore di registrazione così ovvio. La poliziotta presente ci ha detto che non poteva farci nulla perché in quel momento non c’era la connessione con il data base di Stato. Resta il dubbio se questa informazione fosse vera dal momento che delle impronte erano stato prese un attimo prima e questo è possibile solo se l’accesso al data base è disponibile e il sistema per la registrazione è funzionante. E’ inoltre già successo in passato che, quando ci siamo recati dalla polizia italiana con dei minori, il sistema di registrazione fosse per coincidenza fuori uso.

Il giorno successivo lo stesso adolescente è stato nuovamente respinto dalla Francia ma questa volta come diciannovenne.

Un sedicenne, registrato in Italia come ventenne, aveva con se tutti i suoi documenti ufficiali della Costa d’Avorio che confermavano la sua età ma non li ha mostrati alla polizia per timore che glieli rubassero.

Ci sono stati raccontati due casi di violenza contro minori.

Un minore è stato preso a calci dalla polizia francese

Il 2 di Novembre un diciassettenne è stato colpito al naso dalla polizia francese. Aveva detto di avere vent’anni perché non voleva essere separato dai suoi amici. Durante il suo rilascio, la polizia francese lo ha spruzzato sul volto con spray al peperoncino.

         2/11/2019 Ragazzo di 17 anni colpito al naso e fatto bersaglio di spray al peperoncino dalla polizia francese.

Violenza

Il 2 di novembre siamo venuti a conoscenza di almeno 24 casi i cui la polizia francese ha usato spray al peperoncino contro le persone durante il loro rilascio. Una di queste, dopo che la polizia la ha spruzzata con lo spray al peperoncino, ha perso conoscenza, è caduta e si è ferita a un ginocchio. Il suo amico ci ha raccontato che la polizia francese lo ha preso a calci mentre si trovava a terra.

Nell’arco della settimana abbiamo ascoltato altri 17 casi in cui la polizia francese ha usato spray al peperoncino contro le persone durante il loro rilascio.

Un uomo ci ha spiegato che che alle nove di sera del 27 ottobre si trovava vicino a una galleria sulla A8, sulle montagne sopra Mentone. Era sul percorso che porta a Mentone e si è avvicinato ad una proprietà privata. Il momento dopo ha sentito qualcuno gridare “Stop”. Si è voltato ed ha iniziato a correre verso l’Italia. Durante la fuga ha sentito esplodere un colpo di pistola. E’ riuscito a tornare in Italia senza essere arrestato. Prima che accadesse tutto questo aveva visto un gruppo di cinque persone che cercavano anch’esse di attraversare il confine a piedi. Il gruppo è stato arrestato sulle montagne dai militari francese e ci ha incontrati il giorno dopo, confermando di aver sentito degli spari alle nove della sera prima.

Due persone hanno riferito di essere state picchiate dalla polizia francese dopo essere stati arrestati nella toilette del treno.

Un uomo ha detto di essere stato picchiato da cinque poliziotti francesi sul binario 1 della stazione di Menton Garavan alle 18.12 del 31 Ottobre quando è stato arrestato. Ricordava chi fossero gli aggressori ma dal momento che durante l’attacco si è protetto il capo con le mani non ha potuto darci altri dettagli.

A una persona che era detenuta nel container sono stati chiesti i documenti attraverso la porta dalla polizia francese. L’uomo ha passato i documenti attraverso la porta socchiusa e in quel momento il poliziotto l’ha sbattuta sulla mano dell’uomo. L’uomo ha riportato una ferita grave.

Un attivista per i diritti umani in Marocco è stato arrestato dalla polizia francese e detenuto nei container. Durante la detenzione ha registrato un video con il suo telefono cellulare. In questo video, ora in nostro possesso, sono registrate diverse violazioni dei diritti umani e comportamenti discutibili della polizia francese. L’uomo ha chiesto ai poliziotti francesi di presentare domanda di asilo politico, come risposta lo hanno preso in giro. Nel video si vede una persona incosciente sul pavimento. Questo è accaduto dopo che la polizia ha usato contro le persone detenute lo spray al peperoncino. Nel video si vede anche un uomo che chiede cibo alla polizia francese e si sente la polizia rispondere che non ce n’è. Il video mostra chiaramente anche la pessima condizione igienica all’interno dei container, si vede lo scarico della toilette che perde sul pavimento. L’attivista per i diritti umani ci ha detto che lui ed il suo amico hanno dovuto firmare il loro rifiuto d’ingresso prima che questo fosse compilato con i loro dati dalla polizie. Ha anche riferito che in questo giorno (29/10) la polizia è entrata nel container all’una di pomeriggio e ha usato lo spray al peperoncino su molte persone. In un altro video registrato da lui si vede un uomo incosciente che viene portato fuori dalla polizia e da alcune persone detenute in quel momento.

A due persone è stata negata assistenza medica dalla polizia francese nonostante avessero con sé documentazione medica ufficiale e l’avessero mostrata alla polizia.

Il primo caso riguarda una persona con una patologia polmonare, confermata da un medico tedesco di Colonia. La persona in questione ha chiesto medicine e acqua alla polizia francese. Sono state negate entrambe.

Il secondo caso riguarda una persone con problemi dentali confermati da un medico spagnolo . La richiesta di cure mediche fatte da questa persona sono state anch’esse negate.

In un’altra situazione un poliziotto francese ha picchiato un uomo del Mali. L’uomo ci ha raccontato che lo stesso poliziotto gli ha rubato il bankomat un momento dopo.

Una persona ci ha detto che la polizia francese gli ha sottratto il suo permesso scaduto.

Sappiamo di 10 persone detenute tra le 12 e le 23 ore dalla polizia francese. Possiamo presumere che il numero di casi sia molto più alto dal momento che ci sono persone che vengono detenute per tutta la notte ogni notte ed alcune di loro non sono le prime ad essere rilasciate e spesso neanche le ultime.

Kesha Niya Kitchen

– CUCINANDO CON E PER I RIFUGIATI –

www.keshaniya.org 

https://www.facebook.com/KeshaNiyaProject/

Il collettivo Kesha Niya è impegnato a Ventimiglia nella preparazione e distribuzione serale di pasti dalla primavera del 2017. Dall’estate del 2018 porta cibo e bibite calde sul lato italiano della frontiera di Ponte S.Luigi, dove le persone migranti respinte dalla Francia transitano per rientrare a Ventimiglia.

 

La violenza della polizia francese si intensifica

Pubblichiamo la traduzione del resoconto del gruppo Kesha Niya di mercoledì 29 maggio che denuncia un nuovo intensificarsi della violenza della polizia francese nei confronti nelle persone migranti fermate sui treni diretti in Francia e detenute nei container di metallo alla frontiera di Ponte S.Luigi dove vengono poi respinte verso l’Italia.

Kesha Niya aveva già raccolto testimonianze sulla violenza della polizia francese a gennaio di quest’anno. La notizia era stata ripresa dalle testate locali Sanremo News e Riviera 24. Quest’ultima aveva messo in dubbio la veridicità delle testimonianze non ritenendo opportuno appurarla con nessuna delle parti coinvolte o informate dei fatti.

ATTENZIONE QUESTO POST CONTIENE RESOCONTI SULLA VIOLENZA DELLA POLIZIA !

La polizia francese usa regolarmente lo spray al peperoncino contro le persone migranti fermate sui treni e anche quando queste si trovano già nei container qui al confine, ma nelle ultime due settimane riceviamo sempre più resoconti di violenza verbale e fisica da parte della polizia nei confronti delle persone migranti.

Soldi e documenti vengono rubati, le persone vengono percosse, donne incinte soffrono e la verità viene distorta.

13/05/2019 – un uomo è stato portato nel container dove ha iniziato a parlare con un’altro quando la PAF ha detto ridendo e in francese: “Andate avanti, ammazzatevi!”

Lo stesso giorno un uomo e una donna sono stati arrestati su un Flixbus nei pressi di Nizza. Prima di essere riportati al confine hanno dovuto aspettare in un angolo e i poliziotti hanno detto all’uomo di approfittare della situazione per fare “quello che gli conveniva”.

17/05/2019 – nella notte alcune persone detenute nel container che stavano rispettando il Ramadan hanno chiesto di ricevere del cibo dopo 8 ore di detenzione. La risposta della polizia è stata: “Tacete o vi picchiamo!”

22/05/2019 – una donna è stata condotta in un container con l’aria condizionata fredda. Quando durante la notte ha chiesto se si potesse spegnere, la polizia le ha risposto: “Taci e torna a letto”. Nel container non c’è alcun letto né la possibilità di dormire.

Durante questa giornata 7 persone, inclusa una donna incinta, si stavano nascondendo nella toilette del treno nel tentativo di attraversare il confine. La donna incinta si trovava dietro la porta che si apriva verso l’interno. Quando la polizia ha controllato il treno ha detto alle persone nel bagno di uscire e iniziato a prendere a calci la porta.

La donna è stata colpita più volte al ventre dalla porta. La polizia ha poi spruzzato lo spray al peperoncino nel bagno. Quando alla fine sono usciti tutti, alcune persone sono state picchiate e la donna urlava per il dolore. Ha chiesto alla polizia di chiamare un’ambulanza ma si sono rifiutati, dicendo che stava fingendo.

E’ stata condotta nello stesso container con l’aria fredda dove si trovava l’altra donna, piangeva ancora per il dolore ed era probabilmente anche molto spaventata. L’altra donna ha chiesto che fosse chiamata un’ambulanza per la donna incinta. La PAF si è rifiutata di nuovo e ha detto: “Stai zitta, sta bene! Il bambino sta bene, lei stava bene prima!”.

Quando la donna incinta è uscita dal container era terrorizzata. Il furgone della Croce Rossa l’ha portata al campo dove ha la possibilità di parlare con le organizzazioni non governative ed essere visitata da un dottore.

Un altro gruppo di uomini è stato arrestato quel giorno mentre si nascondeva nei bagni dei treni. La polizia ha nuovamente preso a calci la porta e ha usato lo spray al peperoncino per far uscire gli uomini.

Uno degli uomini è stato colpito sulla mano con un manganello e sentiva ancora molto dolore quando più tardi è stato rilasciato dal container.

Un altro è stato preso per il collo e colpito in faccia diverse volte. Quando è uscito dal container aveva una ferita sotto all’occhio e molto sangue nei pantaloni.

E’ stato prima portato alle stazione di polizia di Nizza . La polizia gli ha detto “E’ normale che ti picchiamo. Crederanno comunque a noi”. A Nizza la polizia ha sporto denuncia contro di lui sostenendo che avesse picchiato un poliziotto con un pezzo di legno. Hanno anche cercato di incriminarlo con l’accusa di essere un trafficante perché aveva con sé dei contanti, anche se aveva spiegato che gli servivano per viaggiare.

23/05/2019due ragazzi sono stati colpiti dalla polizia mentre venivano fermati. Uno di loro voleva mostrare una fotografia dei suoi documenti alla polizia ma il suo telefono è stato requisito e sfasciato dalla polizia.

28/05/2019un uomo detenuto nel container ha chiesto del cibo ma gli è stato risposto di tacere. L’uomo ha poi iniziato a ferirsi con un pezzo dell’accendino che aveva con sé e a battere sulla porta. La polizia è arrivata, lo ha ammanettato e portato fuori dal container dentro una stanza.

L’hanno messo su una sedia, gli hanno bloccato i piedi con le fascette e lo hanno picchiato ferendolo alle spalle, al vivo e alle gambe.

Ogni volta che sentiamo questi racconti cerchiamo di spiegare alle persone migranti che possono sporgere denuncia e che possiamo aiutarli con un avvocato ma la maggior parte di loro è troppo spaventata per farlo o non crede che potrebbe cambiare nulla. Almeno possiamo pubblicare qui le loro storie.

PAF LA PAF!

Il gruppo Kesha Niya è impegnato dalla primavera del 2017 a Ventimiglia dove si occupa della preparazione e distribuzione serale di pasti. Dall’estate del 2018 porta cibo e bibite calde sul lato italiano della frontiera di Ponte S.Luigi, dove le persone migranti respinte dalla Francia transitano per rientrare a Ventimiglia.