A processo il CPR di Torino: prosegue l’ascolto dei testimoni

Riceviamo e pubblichiamo
(Article en langue française en-dessous)

Per gli articoli sulle udienze precedenti consultare:
https://parolesulconfine.com/a-processo-il-cpr-di-torino-la-testimonianza-della-famiglia-di-moussa-balde/

https://parolesulconfine.com/scaricabarile-tra-questura-e-gepsa-prima-udienza-per-omicidio-colposo-di-balde/

https://parolesulconfine.com/per-moussa-e-ousmane-contro-tutti-i-cpr/

A processo il CPR di Torino: prosegue l’ascolto dei testimoni

Il 20 ottobre si è svolta la terza udienza del processo per la morte di Moussa Balde nel CPR di Torino. La famiglia continua tenace la sua campagna per la verità e giustizia presidiando l’udienza. Al banco testimoni convocati dalla parte civile e dalla difesa.

Le prime udienze di questo processo, che vede imputati per omicidio colposo l’ex-responsabile della struttura Annalisa Spataro e il medico Fulvio Pitanti, ci stanno mostrando ormai chiaramente un filo rosso che collega la linea difensiva dell’ex-ente gestore del CPR, la GEPSA S.p.A. con i precedenti imputati, i cinque funzionari di polizia, precedentemente indagati per falso e sequestro di persona, tra cui l’ex-vice-prefetto (anche ex-dirigente dell’Ufficio immigrazione della Questura) di Torino, questa volta chiamato al banco dei testimoni. E’ infatti proprio il palleggio delle responsabilità tra questi due enti che segna l’unica strategia della difesa.

Si sono susseguiti interventi della parte civile e della difesa. Rispettivamente:

Mauro Palma, ex garante nazionale delle persone detenute (2016 – 2024)
Un dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Torino
Un medico precedentemente impiegato della GEPSA
L’ex vice prefetto di Torino

Di seguito una rassegna dei principali temi emersi dalle testimonianze:

Ospedaletto:la copertura sanitaria nasconde logiche punitive

In ben quattro rapporti stilati lungo il suo mandato Mauro Palma ha definito il CPR di Torino simile a vecchi zoo e l’Ospedaletto “la peggiore situazione d’Europa” tra i luoghi di detenzione amministrativa, totalmente inadeguato al trattamento sanitario, ma anche ad una detenzione ordinaria. Secondo alcuni detenuti intervistati durante dei sopralluoghi l’Ospedaletto veniva utilizzato come strumento punitivo, procedura illegale e dunque ovviamente negata dalla struttura.

L’esistenza ufficiale dell’area chiamata Ospedaletto è motivata da ragioni sanitarie. Ma l’espediente sanitario risulta fallace in principio, in quanto il regolamento prevederebbe per questo scopo un luogo di osservazione idoneo, che risulta mancare. In questo caso si tratta infatti di stanze di isolamento prive di qualsiasi comunicazione diretta con il personale medico.

La deresponsabilizzazione è a tutti i livelli

Nelle varie testimonianze appare cruciale la ricerca che Garante e avvocati avviano al fine di trovare Moussa Balde dopo la sua scomparsa a seguito del pestaggio, già mediatizzato. Ma la sua presenza nel CPR di Torino non viene ufficialmente riconosciuta prima della sua morte.

La ricostruzione dei momenti riguardanti il trasferimento di Moussa verso e nel CPR, dal passaggio in infermeria al seguente tentativo di individuarlo dovuto alle pressioni del Garante, rasenta l’assurdo: ogni versione si accavalla sull’altra in una labirintica narrazione dove le apparenti attenzioni di ciascunx sembrano imbattersi in continui ostacoli. Nonostante gli evidenti segni di pestaggio, la presenza di solo due cittadini guineani nel CPR e la presenza di cartelle cliniche in ingresso, Moussa non viene individuato. La GEPSA in un primo momento comunica alla prefettura l’isolamento di Moussa Balde per motivi sanitari, dopo la sua morte la motivazione diventa piuttosto l’ordine pubblico, ma la prefettura afferma di non aver mai verificato i documenti precedenti. Le responsabilità non solo vengono scaricate tra gli enti, ma anche lungo la stessa catena di comando, fino ad indicare nella tirocinante un elemento critico che avrebbe potuto contribuire all’identificazione di Moussa.

Ritornano anche le incongruenze tra le dichiarazioni di compatibilità di Moussa con la vita comunitaria e la decisione dell’isolamento, giustificato come prudenza verso le preoccupazioni di alcuni ospiti per presunta scabbia, pero’ già smentita dal medico. Una gran confusione appositamente inscenata per gettare fumo negli occhi e cercare di svincolarsi dalle accuse.

L’inesistente trattamento delle fragilità

Dopo che il medico ha descritto i tentativi suicidari come quasi quotidiani, per sminuire la drammaticità di ogni singolo atto l’ex-vice direttrice ha affermato che si trattava di episodi più unici che rari. Rimane un fatto l’assenza di protocolli sanitari riguardo atti anti-conservativi e rischi suicidari, descritti come tentativi dei detenuti per attirare l’attenzione e guadagnare un’ora d’aria in infermeria o dei pretesti per favorire evasioni. Il servizio di supporto psicologico è unicamente formale e non verificato da alcun ente. La presa in carico sanitaria è affidata a medici privati, invece che dal Servizio Sanitario Nazionale. Una giostra senza fine, fatta di falle normative, noncuranza e razzismo sistemico.

Il paradosso dell’ipotesi del rimpatrio

L’assenza di accordi istituzionali con la Guinea in tema di rimpatri, a cui si aggiunge l’epidemia di ebola che era in corso, privava delle possibilità materiali un’ipotetica deportazione. Questa mancanza di giustificazioni per quanto gli stava accadendo avrebbe causato in Moussa l’aumentare di scompensi e fragilità psichiche contribuendo alla sua tragica fine.
Quello che appare chiaro dall’incoerenza delle testimonianze è il ricorso al paravento delle procedure, spesso volontariamente manchevoli, per giustificare quotidianamente la violenza strutturale dello Stato.

Continueremo a portare solidarietà alla famiglia di Moussa e a tuttə i detenuti e le detenute dei CPR. La prossima udienza è fissata per il 26 novembre h 9:00 al Tribunale di Torino.

Procès du CPR de Turin : l’audition des témoins se poursuit

Le 20 octobre s’est tenue la troisième audience du procès pour la mort de Moussa Balde au CPR de Turin. La famille poursuit avec ténacité sa campagne pour la vérité et la justice en assistant à l’audience. À la barre, les témoins convoqué·e·s par la partie civile et la défense.

Les premières audiences de ce procès, qui voit l’ancienne directrice du de l’entreprise privée gestionnaire du CPR (Centre de Rétention Administratif en italien) Annalisa Spataro et le médecin Fulvio Pitanti accusé·e·s d’homicide involontaire, nous montrent désormais clairement un fil rouge : la ligne de défense de l’ancienne entreprise gestionnaire du CPR, la GEPSA S.p.A., ressemble à celle des précédents accusés, les cinq fonctionnaires de police, précédemment mis en examen pour faux et séquestration de personne, parmi lesquels l’ancien vice-préfet (également ancien directeur du bureau de l’immigration de la préfecture de police) de Turin, cette fois appelé à la barre des témoins. C’est en effet le renvoi de responsabilité entre ces deux organismes comme seule ligne de défense.

Des témoins appéle·e·s par la partie civile et la défense se sont succédé·e·s. Respectivement : Mauro Palma, ancien garant national des personnes détenues (2016-2024), et un ancien dirigeant du Serive préfectorale de l’immigration au CPR, un médecin précédemment employé par la GEPSA, l’ancien vice-préfet de Turin et l’ancienne vice-directrice de la GEPSA S.p.A.

Voici un aperçu des principaux thèmes qui sont ressortis des témoignages :

L’Ospedaletto:la couverture sanitaire cache une logique punitive

Dans quatre rapports rédigés au cours de son mandat, Mauro Palma a qualifié le CPR de Turin de « vieux zoo » et l’Ospedaletto de « pire situation en Europe » parmi les lieux de détention administrativ. Il était totalement inadapté aux soins de santé, mais aussi à une détention ordinaire. Selon certains détenus interrogés lors des visites, l’Ospedaletto était utilisé comme un instrument punitif, une procédure illégale et donc évidemment niée par la structure.

L’existence officielle de la zone appelée Ospedaletto est motivée par des raisons sanitaires. Mais l’argument sanitaire est fallacieux dès le départ, car le règlement prévoit un lieu d’observation approprié, qui fait défaut dans ce cas, puisqu’il s’agit en fait de cellules d’isolement sans aucune communication directe avec le personnel médical.

La déresponsabilisation est à tous les niveaux

Dans les différents témoignages un passage apparaît comme crucial : la recherche lancée par le Défenseur des droits et les avocat·e·s afin de retrouver Moussa Balde après sa disparition à la suite du passage à tabac, déjà médiatisé. Mais sa présence au CPR de Turin n’est pas officiellement reconnue avant sa mort.

La reconstitution des événements liés au transfert de Moussa vers et au sein du CPR, depuis son passage à l’infirmerie jusqu’à la tentative suivante de le localiser sous la pression du Défenseur des droits, frôle l’absurde : chaque version se superpose à l’autre dans un récit labyrinthique où les attentions apparentes de chacun semblent se heurter à des obstacles incessants. Malgré les signes évidents de coups, la présence de seulement deux citoyens guinéens dans les CRA à ce moment et l’existence de dossiers médicaux à l’entrée, Moussa n’est pas identifié. Dans un premier temps, la GEPSA informe la préfecture de l’isolement de Moussa Balde pour des raisons sanitaires, puis, après sa mort, la motivation devient l’ordre public, mais la préfecture affirme n’avoir jamais vérifié les documents précédents. Les responsabilités sont non seulement rejetées entre les institutions, mais aussi tout au long de la chaîne de commandement, jusqu’à désigner la stagiaire comme un élément critique qui aurait pu contribuer à l’identification de Moussa.

Les incohérences entre les déclarations de compatibilité de Moussa avec la vie communautaire et la décision d’isolement, justifiée par la prudence face aux inquiétudes de certains hôtes concernant une prétendue gale, déjà démentie par le médecin, refont surface. Une grande confusion spécialement mise en scène pour brouiller les pistes et tenter de se disculper.

L’absence de traitement des fragilités

Après que le médecin ait décrit les tentatives de suicide comme quasi quotidiennes, afin de minimiser la gravité de chaque acte, l’ancienne directrice adjointe a affirmé qu’il s’agissait d’épisodes plus exceptionnels que rares. Il n’en reste pas moins qu’il n’existe aucun protocole sanitaire concernant les actes d’auto-lésions et les risques suicidaires. Au contraire, cela sont décrits comme des tentatives des détenus pour attirer l’attention et gagner une heure d’air frais à l’infirmerie ou comme des prétextes pour favoriser les évasions. Le service de soutien psychologique est purement formel et n’est contrôlé par aucun organisme. La prise en charge sanitaire est confiée à des médecins privés, plutôt qu’au service national de santé. Un cercle vicieux sans fin, fait de lacunes réglementaires, de négligence et de racisme systémique.

Le paradoxe de l’hypothèse du rapatriement

L’absence d’accords institutionnels avec la Guinée en matière de rapatriement, à laquelle s’ajoutai l’épidémie d’Ebola, empêchait matériellement l’hypothétique expulsion. Ce manque de justifications pour sa détention aurait eu pour conséquence d’accroître les déséquilibres et la fragilité psychique, contribuant à la fin tragique de Moussa.

Ce qui ressort clairement de l’incohérence des témoignages, c’est l’utilisation de procédures, souvent volontairement lacunaires, pour justifier quotidiennement la violence structurelle de l’État.

Nous continuerons à apporter notre solidarité à la famille de Moussa et à tous les détenus et détenues des CPR. La prochaine audience est fixée au 26 novembre à 9h00 au tribunal de Turin.

Dal confine: monitoraggio alla frontiera dal settembre a ottobre 2025

Riceviamo e pubblichiamo il sesto report sulla frontiera a Ventimiglia. Un monitoraggio delle attività della Polizia di Frontiera francesa e di vari organismi statali, tra cui l’esercito italiano, nella parte più meridionale del confine franco-italiano nell’autunno del 2025. Il periodo di osservazione va dall’inizio di settembre 2025 fino a novembre 2025.

Per leggere i precedenti report sul monitoraggio in frontiera:
report aprile-giugno 2025
report marzo-aprile 2025
report febbraio-marzo 2025
report novembre-gennaio 2025
report ottobre-novembre 2024

Il testo originale è in inglese.
(English version below)

Questa breve cronologia delle molteplici conseguenze prodotte dai meccanismi di frontiera e dai suoi agenti alla frontiera interna tra Francia e Italia, sul Mar Mediterraneo, è un resoconto incompleto e ben contestuale. Rappresenta la situazione dal punto di vista di persone che osservano (spesso bianche) con cittadinanza europea e, di conseguenza, tralascia innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano e resistono per la libertà di movimento. È quindi un quadro molto parziale e limitato della situazione, che esclude le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM) e dei sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).

Anche i numeri dei respingimenti e degli episodi qui citati, rappresentano solo una panoramica momentanea della situazione alla frontiera – non riflettono i numeri dei respingimenti che abbiamo assistito durante i monitor regolari (attualmente circa 30 al giorno), né descrivono in modo appropriato tutti gli episodi di violenza che prevedono a questa frontiera.

9 settembre

Alcune delle 18 persone che sono state respinte dalla Francia all’Italia dovendo percorrere la ripida strada dalla stazione di polizia del PAF 9 chilometri a Ventimiglia ha ricevuto OQTFs (obbligazione di lasciare il territorio francese, una espulsione permanente dal territorio francese) che sono stati riempiti estremamente casualmente, come se gli ufficiali di polizia fossero in grande fretta per fabbricare espulsioni, lasciando fuori informazioni importanti

10 settembre

Ancora una volta l’insediamento informale e precaria tenda sotto il ponte viene sfrattato dalla polizia in un’operazione enorme. Dopo questa espulsione i militari e i carabinieri nei furgoni antisommossa sono posizionati sul parcheggio per settimane dopo l’espulsione, impedendo alle persone di dormire sul posto. Nelle settimane seguenti, il piccolo posto più nascosto dove persone in movimento o persone senza accesso al rifugio per dormire sono visitate dall’esercito italiano a Ventimiglia (come ad esempio un posto sulla spiaggia vicino al fiume dove l’esercito è stato stazionato il 3 novembre).

24 settembre

Una persona che è stata trattenuta di notte dalla polizia francese dopo essere stata arrestata sul treno non ha avuto accesso al cibo o all’acqua nella cella di polizia per 15 ore. Purtroppo questa è solo una delle esperienze simili di persone che sono state respinte dal PAF a Mentone in Italia in questo mese. Il mese di settembre al confine vede anche rapporti particolarmente frequenti di violenza di polizia in custodia e un elevato numero di minori non accompagnati che sono stati illegalmente rifiutato l’ingresso sul territorio francese. Anche il numero di persone che sono state rifiutate di entrare in Francia avendo vissuto per molti anni in altri paesi UE aumenta drasticamente in settembre.

3° Ottobre

Una profilazione palesemente razziale si svolge presso la stazione ferroviaria di Ventimiglia. Una pattuglia mista di polizia francese e italiana sta controllando i documenti di tutti coloro che percepiscono non essere bianchi.

13 ottobre

Più di 20 persone vengono respinte dalla Francia all’Italia tra le 10 e le 12 del mattino. Tra loro c’è una donna che è stata in custodia per 14 ore senza accesso al cibo e all’acqua. La maggior parte delle persone che sono state respinte sono arrivate in Europa di recente mediante la rotta balcanica o attraversando il Mediterraneo.

14 ottobre

Mentre al confine superiore tre persone vengono spinte indietro, sulla polizia di confine inferiore sta controllando il marciapiede lungo il mare che porta a Mentone sul lato italiano. Questi controlli sono esclusi i turisti attraverso la profilazione della povertà e continueranno nei prossimi giorni di ottobre.

16 ottobre

Un gruppo di turisti sta prendendo selfie e facendo battute amichevoli con la polizia di frontiera francese al post sul confine superiore. A pochi metri sulla strada in Italia una donna sta guardando l’ormai vuoto posto di polizia italiano per il marito che è stato arrestato dopo un controllo di polizia sulla strada di Menton questa mattina (le sue carte erano scadute proprio in quel giorno). Quando lo chiamava alle 17, qualcun altro aveva risposto al telefono e la sua posizione attuale è sconosciuta. Più tardi la donna imparerà al telefono che suo marito è stato spinto indietro a Ventimiglia e ora non è permesso di tornare a casa loro a Menton.

20 ottobre

Almeno undici persone vengono respinte dalla Francia all’Italia la mattina. Tra loro ci sono almeno due minori che sono stati registrati come oltre diciotto anni sui documenti che la polizia francese ha consegnato loro. Un’altra persona è stata arrestata nella notte durante un controllo di un autobus di lunga distanza sull’autostrada vicino a Nizza e segnala di essere stata picchiata dagli agenti della polizia francese nella stazione di polizia di confine dopo aver chiesto le ragioni per il suo arresto.

Inizio novembre

I militari francesi dell’Operazione Sentinelle sono ora posizionati in un nuovo posto sulla montagna sopra Mentone vicino al confine. Sono stati denunciati per fermare la gente che porta la via di montagna dall’Italia a Mentone, anche se in quanto militari non hanno il diritto di fare arresti né per portare le persone da qualche altra parte.

english version

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterranean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).

Also, the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation

at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularly monitoring at the border (currently about 30 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

9th September

Some of the 18 people who have been pushed back from France to Italy having to walk up the steep road from the police post of the PAF 9 kilometres to Ventimiglia received OQTFs (obligation de quitter le territoire francais, a permanent expulsion from the french territory) that were filled out extremely casually, as if the police officers were in a big rush to fabricate expulsions, leaving out important information on this document that has a violent impact on the freedom of movement of the detainees.

10th September

Once again the informal and precarious tent settlement under the bridge gets evicted by the police in a huge operation. After this expulsion the military as well as carabinieri in riot vans are positioned on the parking for weeks after the expulsion, preventing people to sleep on the spot. In the following weeks, the most hidden small spot where people on the move or people without access to housing hide for sleeping are visited by the italian military in Ventimiglia (such as for example a spot on the beach near the river where the military was stationed on November 3rd).

24th September

A person who has been detained over night by the french police after having been arrested on the train had no access to food or water in the police cell for 15 hours. Unfortunately this is only one of several similar experiences of people being pushed back by the PAF in Menton to Italy in this month. The month of September at the border also sees particularly frequent reports of police violence in custody and a high number of unaccompanied minors being ilegally refused the entry on frech territory. Also the number of people who have been refused entry into France having lived for many years in other EU countries increases drastically in September.

3rd October

A blatantly racial profiling takes place at the train station in Ventimiglia. A mixed patrol of french and italian police is checking the documents of everybody whom they perceive not being white.

13th October

More than 20 people get pushed back from France to Italy between 10 and 12 a.m. Among them is a woman who has been in custody for 14 hours without access to food and water. Most people who have been pushed back arrived in Europe recently though the Balkan route or crossing the Mediterranean.

14th October

While on the upper border three people get pushed back, on the lower border french police is controlling the sidewalk along the sea leading to Menton on the italian side. These controls are excluding tourists through poverty profiling and will continue during the coming days of October.

16th October

A group of tourists is taking selfies and making friendly jokes with the french border police at the post on the upper border. A few metres up the road in Italy a woman is looking at the now empty italian police post for her husband who has been arrested after a police control on the street in Menton this morning (his papers had expired on that very day). When she was calling him at 5 p.m. somebody else had answered his phone and his current location is unknown. Later the woman will learn on the phone that her husband has been pushed back to Ventimiglia and is now not allowed to return to their home in Menton.

20th October

At least eleven people get pushed back from France to Italy in the morning. Among them are at least two minors who have been registered as over eighteen years olds on the documents that the french police handed out to them. One other person has been arrested in the night during a control of a long distance travel bus on the highway near Nice and reports to have been beaten by the french police officers in the border police station after inquiring about the reasons for his arrest.

Beginning of November

The french militaries of Operation Sentinelle are now stationed on a new spot on the mountain above Menton near the border. They have been reported to stop people taking the mountain path from Italy to Menton although as militaries thez have no right to make arrests neither to bring people somewhere else.