Dal confine: monitoraggio alla frontiera ad aprile 2026

Riceviamo e pubblichiamo il report di monitoraggio delle violenze e pushbacks al confine per il mese di aprile 2026 in frontiera a Ventimiglia

report gennaio 2026

report febbraio-marzo 2026

English below – français en-dessous

Questa breve cronologia delle molteplici violenze prodotte dai meccanismi di frontiera e dai suoi agenti alla frontiera interna tra Francia e Italia, sul Mar Mediterraneo, è un resoconto incompleto e ben contestuale. Rappresenta la situazione dal punto di vista di persone che osservano (spesso bianche) con cittadinanza europea e, di conseguenza, tralascia innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano e resistono per la libertà di movimento. È quindi un quadro molto parziale e limitato della situazione, che esclude le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM) e dei sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).
Anche i numeri dei respingimenti e degli episodi qui citati, rappresentano solo una panoramica momentanea della situazione alla frontiera – non riflettono i numeri dei respingimenti che osserviamo durante i monitoraggi regolari (attualmente circa 20 al giorno), né descrivono in modo adeguato tutti gli episodi di violenza che osserviamo a questa frontiera.

3.04

Sette persone vengono rilasciate in mattinata dopo essere state trattenute al posto di frontiera francese di Mentone. Una di loro è stata controllata sul treno proveniente da Ventimiglia da un agente di polizia francese che gli ha urlato contro davanti a tutti gli altri passeggeri e lo ha spintonato. Nessuno dei passeggeri (il treno era pieno) è intervenuto per fermare le vessazioni. Un’altra persona con una grande valigia viene rilasciata sulla ripida strada di montagna subito dopo il passaggio dell’autobus, il che aggiunge altre tre ore di attesa fino al prossimo.

6.04

Sette persone vengono respinte in Francia al mattino del primo giorno delle vacanze di Pasqua – un giorno in cui non ci sono mezzi pubblici per raggiungere la città italiana più vicina.

7.04

La polizia italiana sta emettendo con sempre maggiore frequenza provvedimenti di espulsione dall’Italia nei confronti delle persone respinte dalla polizia francese, che le minaccia di espulsione dall’intero spazio Schengen. Fin dai primi giorni di aprile, le persone che lavorano in Francia vengono arrestate con maggiore frequenza dalla polizia francese nella zona di Mentone e Nizza – spesso mentre indossano gli abiti da lavoro – e costrette a lasciare il proprio veicolo in Francia quando vengono condotte al posto di frontiera francese.

Nonostante le numerose testimonianze di condizioni igieniche insostenibili, l’impossibilità di accedere a cibo e acqua e la mancanza di coperte per poter dormire durante la notte nei container e nelle celle del posto di frontiera francese dove le persone sono detenute, l’appello delle ONG francesi a indagare sulle condizioni di detenzione viene respinto dai giudici competenti.

10.04

Nella notte tra il 9 e il 10 aprile, 25 persone sono state trattenute presso il posto di frontiera francese. Tra le undici rilasciate in mattinata figura almeno un viaggiatore minorenne a cui è stato illegittimamente negato il diritto di rimanere in Francia una volta entrato nel territorio francese.

Un’altra persona, che vive in Francia da quattro anni, è stata respinta in Italia a seguito di un controllo di polizia a sfondo razzista nel bar dove era solito fare colazione prima di andare al lavoro. Come se questa violenta interruzione della vita quotidiana in stile ICE non bastasse, alla fine della detenzione nel posto di polizia di frontiera francese gli è stato anche consegnato un provvedimento di espulsione dall’Italia da parte della polizia italiana.

Durante la detenzione, un’altra persona ha informato la polizia di avere cinque costole rotte e di aver urgente bisogno di antidolorifici. Non solo non ha ricevuto alcun antidolorifico, ma gli è stata anche negata l’assistenza medica durante la detenzione.

Una persona che ha chiesto alla polizia francese dell’acqua potabile durante la detenzione riferisce di essersi sentita rispondere di bere dall’acqua dello sciacquone del bagno.

A tutte le persone detenute durante la notte e rilasciate al mattino non sono stati forniti né cibo né coperte per dormire. Sebbene a mezzogiorno un’ondata di caldo si fosse abbattuta sulla costa, le persone rilasciate tremavano ancora dopo la notte trascorsa in custodia della polizia.

14.04

Due persone dichiarano di essere state aggredite dalla polizia francese quando si sono rifiutate di consegnare i loro telefoni al momento del fermo alla frontiera. Una di loro viene successivamente trattenuta per 24 ore senza alcuna spiegazione.

Altre sette persone respinte prima di mezzogiorno descrivono la polizia di frontiera francese come scortese e restia a fornire qualsiasi informazione sulla situazione dei detenuti che hanno dovuto trascorrere la notte in custodia.

15.04

A Ventimiglia la polizia italiana sgombera l’insediamento informale sotto il ponte, che attualmente è l’unico posto disponibile dove dormire per le persone in transito che non siano né donne né minorenni. A partire dalle 6 del mattino la polizia confisca sistematicamente tutti gli effetti personali di chi vive sotto il ponte, lasciando alle persone solo i vestiti che indossano.

16.04

Tutte e dieci le persone respinte in Italia questa mattina dal posto di frontiera francese dichiarano di non essere state informate dei propri diritti durante la detenzione.

17.04

Tra le sette persone respinte in Italia in mattinata ci sono due persone ai quali la polizia ha sequestrato i telefoni senza alcuna spiegazione. A tre donne fermate tra le 3 e le 4 del mattino e condotte al posto di polizia di frontiera francese non è stata fornita «alcuna informazione» su ciò che sarebbe loro accaduto.

Diverse persone trattenute non parlano nessuna lingua europea abbastanza bene da comunicare con la polizia, che non ha fornito un servizio di traduzione.

20.04

Sempre più persone iniziano a essere respinte nelle primissime ore del mattino così come la sera dopo l’ultimo autobus diretto alla città vicina (Ventimiglia).

21.04

Dopo che le gomme di cinque auto della polizia italiana a Ventimiglia sono state squarciate, la polizia arresta un giovane che viene anche accusato di vivere in Italia senza documenti validi – come se fosse stata una sua scelta.

22.04

Le persone rilasciate dal posto di frontiera francese e respinte in Italia riferiscono ripetutamente che i container in cui sono state trattenute emanavano un odore «talmente sgradevole da non poter respirare» e che faceva troppo freddo per riuscire ad addormentarsi.

27.04

In questa giornata molti di lingua italiana che non parlavano francese vengono trattenuti dalla polizia francese. Gli agenti di polizia francesi inizialmente parlano in italiano con i trattenuti, ma a un certo punto durante la detenzione iniziano a sostenere che non parlano più italiano. Inoltre, il comportamento della polizia di frontiera francese viene descritto come razzista.

Tra le persone trattenute ci sono diverse persone arrivate in Europa solo pochi giorni fa. Sono state costrette a trascorrere quasi la metà del loro tempo in Europa nei container maleodoranti della polizia di frontiera francese.

28.04

Almeno quattro persone vengono rilasciate in serata dal posto di polizia di frontiera francese e respinte in Italia. L’ultimo autobus per Ventimiglia è appena passato pochi minuti fa. Le persone che sono state trattenute sono arrivate in Europa alcuni giorni fa e non parlano nessuna lingua europea. Non è stata fornita loro alcuna traduzione presso il posto di polizia di frontiera francese e vengono loro rilasciati documenti di espulsione dall’Italia da parte della polizia italiana al momento del respingimento, senza alcuna spiegazione delle devastanti conseguenze legali e delle possibilità di ricorso contro di loro.

From the border: april 2026 in Ventimiglia

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterranean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).
Also the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularly monitoring at the border (currently about 20 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

3rd april

Seven people get released after detention in the french border police post of Menton in the morning. One of them has been controlled on the train coming from Ventimiglia by a french police man who has been shouting at him in front of all other passengers and pushing him around. None of the passengers (it was a full train) interfered to stop the harrassment. Another person with a large suitcase gets released on the steep mountain road just after the bus passed which is adding another three hours of waiting time until the next one.

6th april

Seven people are pushed back in the morning to France on the first day of easter holidays – a day without any public transportation to the next city in Italy.

7th april

The italian police is more frequently issuing expulsion papers from Italy to people who are being pushed back by the French police which is threatening them with deportation and expulsion from the entire Schengen zone. Since the first days of april people working in France are also more frequently arrested by the french police in the area of Menton and Nice – often in work clothing and froced to leave their vehicle behind in France when they are driven to the french border police post.

Despite numerous testimonies of unbearable hygenic situations, no access to food and water and lack of covers to be able to sleep during the night in the containers and cells of the french border police post where people are detained, the appeal of french NGOs to investigate conditions of detention is rejected by the responsible judges.

10th april

25 people were detained in the french border police post during the night of the 9th to the 10th of april. Amongst eleven of them who are released in the morning is at least one underage traveller who has been unlawfully refused his right to stay in France once entering french territory.

Another person has been living in France since four years and is pushed to Italy after a racist police control in the cafe where he habitually took his breakfast before work. As if this violent ICE-style interruption of everyday life was not enough, he is also issued an expulsion paper from Italy by the italian police at the end of the detention in the french border police post.

While in detention, another person has informed the police that he has five broken ribs and is in urgent need of painkillers. Not only did he not received any painkillers but also got refused medical support during detention.

One person asking the french police for drinking water during his detention reports to have been told to drink from the toilet flush.

All people detained over night and released in the morning did not get any food or covers to sleep. Although by midday a heat wave swept over the coast, people being released were still shivering after the night in police detention.

13th april

The six people who are pushed back from France to Italy in the morning have spend the night in the containers of the french border police post with seven other people. For all the 15 detainees there were only five very small matrasses available to sleep. Amongst those pushed back on that day are people who have been trying to arrive in France since six days. Their exasperation and fatigue as well as the unbearbale conditions of existance in Ventimiglia which are due to the city’s extreme politics of gentrification are forcing these people to take dangerous routes in order to arrive in France.

The six people who are pushed back from France to Italy in the morning have spend the night in the containers of the french border police post with seven other people. For all the 15 detainees there were only five very small matrasses available to sleep. Amongst those pushed back on that day are people who have been trying to arrive in France since six days. Their exasperation and fatigue as well as the unbearbale conditions of existance in Ventimiglia which are due to the city’s extreme politics of gentrification are forcing these people to take dangerous routes in order to arrive in France.

14th april

Two people declare to have been assaulted by the french police when they refused to hand out their telephones when stopped at the border. One of them is subsequently detained for 24 hours without any explanation.

Seven other people pushed back before midday describe the french border police as rude and refusing to give any information about the situaion of the detainees who had to stay over night.

15th april

In Ventimiglia the italian police expulses the informal settlement under the bridge which is currently the only available sleeping place for people on the move who are neither women nor underage. Starting at 6 am the police systematically confiscates all belongings of those dwelling under the bridge leaving people just with the clothes they wear.

16th april

All ten people pushed back from the french border police post to Italy in the morning state that they were not informed about their rights in custody.

17th april

Amongst the seven people pushed back to Italy in the morning are two people whose telephones have been taken by the police without any explanation. Three women who got stopped between 3 and 4 am and taken to the french border police post were given „zero information“ about what was going to happen with them.

Several people detained do not speak any european language well enough to communicate with the police who did not provide translation.

20th april

Increasingly people start to be pushed back in the very early morning hours as well as in the evening after the last bus driving to the next city (Ventimiglia).

21st april

After the tires of five italian police cars in Ventimiglia got slashed the police arrests a young person who is also accused of living in Italy without valid documents – as if it was his choice.

22nd april

Those released from the french border police post and pushed back to Italy repeatedly report that the containers where they have been detained smell „too bad to breathe“ and that it was too cold to be able to fall asleep.

27th april

On this day many italian speakers who were not speaking any french are detained by the french police. The french police officers first speak italian with the detainees but at some point during the detention start to claim that they do not speak italian any more. Additionally the behaviour of the french border police is described as racist.

Amongst the people detained are several persons who have arrived in Europe only a few days ago. Almost half of their time in Europe they have been forced to spend in the smelly containers of the french border police.

28th april

At least four people are released in the evening from the french border police post and pushed back to Italy. The last bus to Ventimiglia has just passed a few minutes ago. The people who have been detained, arrived in Europe some days ago and do not speak any european languages. They were not provided with translation in the french border police post and are issued expulsion papers from Italy by the italian police when being pushed back without any explanation of the devastating legal consequences and possibilities to appeal against them.

De la frontière: observations à Vinitimille, avril 2026

3 avril

Sept personnes sont libérées après leur détention au poste de frontière français de Menton ce matin. L’une d’elles a été contrôlée dans le train venant de Ventimiglia par un policier français qui lui a crié dessus devant tous les autres passagers et l’a poussé. Aucun des passagers (c’était un train complet) n’a interféré pour arrêter le harcèlement. Une autre personne avec une grosse valise est libérée sur la route montagneuse juste après le passage du bus, ce qui ajoute trois heures de temps d’attente jusqu’au prochain passage du bus.

6 avril

Sept personnes sont refoulées le matin vers la France le premier jour des vacances de Paques – une journée sans aucun transport public vers la ville la plus proche en Italie.

7 avril

La police italienne délivre plus fréquemment des avis d’expulsion d’Italie à des personnes qui sont repoussées par la police française; qui à son tour les menace de renvoi vers l’Italie et d’expulsion de toute la zone Schengen. Depuis les premiers jours d’avril les gens qui travaillent en France sont également plus souvent arrêtés par la police française dans la région de Menton et Nice – souvent en vêtements de travail, et forcés à laisser leur véhicule en France quand ils sont conduits au poste de police aux frontières français.

En dépit de nombreux témoignages de situations insupportables de manque d’hygiène, de l’absence d’accès à la nourriture et à l’eau et du manque de couvertures pour pouvoir dormir pendant la nuit dans les conteneurs et les cellules du poste de police aux frontières français où les personnes sont détenues, l’appel des ONG françaises pour enquêter sur les conditions de détention est rejeté par les juges responsables.

10 avril

25 personnes sont détenues dans le poste de police aux frontières pendant la nuit du 9 au 10 avril. Parmi les onze personnes libérées le matin, on compte au moins un mineur qui s’est vu refuser illégalement son droit de séjour en France une fois entré sur le territoire français.

Une autre personne vit en France depuis quatre ans et est renvoyée en Italie après un contrôle policier raciste dans le café où il prenait habituellement son petit déjeuner avant de travailler. Comme si cette violente interruption de la vie quotidienne dqns le style ICE n’était pas suffisante, il a également reçu un document d’expulsion d’Italie par la police italienne à l’issue de la détention dans le poste de police aux frontières français.

Pendant sa détention, une autre personne a informé la police qu’elle avait cinq côtes cassées et qu’elle avait un besoin urgent de calmants anti-douleur. Non seulement il n’ a pas reçu d’ anti-douleurs, mais il s’est aussi vu refuser un soutien médical pendant sa détention.

Une personne qui avait demandé à la police française de boire de l’eau au cours de sa détention à lq PAF rapporte qu’on lui ait répondu de boire l’eau de la chasse d’eau des toilettes.

Toutes les personnes détenues pendant la nuit et libérées le matin n’ont reçu ni nourriture ni couverture pour dormir. Bien qu’à midi une vague de chaleur ait balayé la côte, les personnes libérées tremblaient encore après la nuit en rétention policière.

13 avril

Les six personnes qui sont renvoyées depuis la France en Italie ce matin ont passé la nuit dans les conteneurs du poste frontière français avec sept autres personnes. Pour les 15 détenus, il n’y avait que cinq très petits matelas disponibles pour dormir. Parmi les personnes renvoyées ce jour-là, s’en trouvent qui tentent d’arriver en France depuis six jours. Leur exaspération et leur fatigue, ainsi que les conditions insupportables de l’existence à Ventimiglia dues aux politiques de gentrification extrêmes obligent ces personnes à prendre des itinéraires dangereux pour arriver en France.

14 avril

Deux personnes déclarent avoir été agressées par la police française lorsqu’elles ont refusé de distribuer leur téléphone lorsqu’elles étaient arrêtées à la frontière. L’un d’eux est ensuite détenu pendant 24 heures sans aucune explication.

Sept autres personnes repoussées avant midi décrivent la police aux frontières française comme impolie et refusent de donner quelconque information sur la situation des détenu-e-s qui ont dû y passer la nuit.

15 avril

À Ventimiglia, la police italienne expulse le campement informel sous le pont qui est actuellement le seul endroit de couchage disponible pour les personnes en déplacement qui ne sont ni des femmes ni des mineurs. À partir de 6 heures, la police confisque systématiquement tous les effets personnels de ceux qui habitent sous le pont, laissant les personnes qvec pour seul bagage les vêtements qu’il portaient.

16 avril

Les dix personnes ont toutes été repoussées du poste frontière français vers l’Italie ce matin; où elles n’ont pas été informées de leurs droits en détention.

17 avril

Parmi les sept personnes renvoyées en Italie ce matin, deux personnes dont le téléphone a été saisi par la police sans aucune explication. Trois femmes qui ont été arrêtées entre 3 et 4 heures du matin et emmenées au poste de police frontalier français ont reçu « zéro information » sur ce qui allait leur arriver ensuite.

Plusieurs personnes détenues ne parlent pas assez bien une langue européenne pour communiquer avec la police qui n’a pas fourni de traduction.

20 avril

De plus en plus de gens commencent à être repoussés aux premières heures du matin; ainsi que dans la soirée après le dernier bus conduisant à la ville suivante (Ventimiglia).

21 avril

Après aue les pneus de cinq voitures de police italiennes à Ventimiglia aient été lacérés, la police arrête un jeune qui est également accusé de vivre en Italie sans documents valides – comme si c’était son choix.

22 avril

Celles et ceux libéré-e-s du poste de police aux frontières française et renvoyé-e-s en Italie à plusieurs reprises rapportent que les conteneurs où ils ont été détenus sentent trop mauvais pour respirer et qu’il y faisait trop froid pour pouvoir s’endormir.

27 avril

Ce jour là, beaucoup de personnes parlant italiens mais qui ne parlaient pas français sont détenues par la police française. Les policiers français parlent d’abord l’italien avec les détenu-e-s, mais à un moment donné pendant la détention se mettent à prétendre qu’ils ne parlent plus l’italien. De plus, le comportement de la police aux frontières française est qualifié de raciste.

Parmi les personnes détenues figurent plusieurs personnes qui sont arrivées en Europe il y a quelques jours à peine. Ils et elles ont donc été forcés de passer près de la moitié de leur temps en Europe dans les conteneurs puants de la police aux frontières française.

28 avril

Au moins quatre personnes sont libérées le soir du poste de police frontalier français et renvoyées en Italie. Le dernier bus pour Ventimiglia vient de passer il y a quelques minutes. Les personnes qui ont été détenues sont arrivées en Europe il y a quelques jours et ne parlent aucune langue européenne. Elles et ils n’ont pas reçu de traduction au poste de police aux frontières français et reçoivent des documents d’expulsion d’Italie de la police italienne lorsqu’elle sont renvoyées sans aucune explication des conséquences juridiques dévastatrices et des possibilités de recours.

Dal confine: monitoraggio alla frontiera febbraio – marzo 2026

Riceviamo e pubblichiamo il report di monitoraggio per i mesi di febbraio e marzo 2026 in frontiera a Ventimiglia

Tutti report 2025:
report novembre-dicembre 2025
report settembre-ottobre 2025
report aprile-giugno 2025
report marzo-aprile 2025
report febbraio-marzo 2025
report novembre 2024-gennaio 2025

report gennaio 2026

English below – français en bas

Questa breve cronologia delle molteplici violenze prodotte dai meccanismi di frontiera e dai suoi agenti alla frontiera interna tra Francia e Italia, sul Mar Mediterraneo, è un resoconto incompleto e ben contestuale. Rappresenta la situazione dal punto di vista di persone che osservano (spesso bianche) con cittadinanza europea e, di conseguenza, tralascia innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano e resistono per la libertà di movimento. È quindi un quadro molto parziale e limitato della situazione, che esclude le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM) e dei sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).
Anche i numeri dei respingimenti e degli episodi qui citati, rappresentano solo una panoramica momentanea della situazione alla frontiera – non riflettono i numeri dei respingimenti che osserviamo durante i monitoraggi regolari (attualmente circa 20 al giorno), né descrivono in modo adeguato tutti gli episodi di violenza che osserviamo a questa frontiera.

2.02

19 persone vengono rilasciate nel corso della giornata dalla polizia di frontiera francese. La maggior parte di loro ha subito periodi di detenzione prolungati, da 6,5 a 10 ore, e non ha ricevuto alcuna informazione sui propri diritti durante la custodia né assistenza linguistica durante i colloqui con la polizia. Tutti i telefoni sono stati confiscati dalla polizia e successivamente restituiti senza alcuna spiegazione. Alcuni dei detenuti non hanno ricevuto cibo durante la detenzione.

3.02

16 persone vengono rilasciate dopo aver subito periodi di detenzione da 4 a 16 ore nelle celle del posto di polizia di frontiera. Una donna testimonia che nelle celle non c’era alcuna separazione dei detenuti in base al genere.

Sul documento che la polizia di frontiera francese consegna alle persone al momento del rilascio c’è l’abbreviazione scritta a mano “ISM” dove dovrebbe esserci la firma del traduttore, anche se le persone respinte in Italia quel giorno testimoniano che nessun traduttore era presente.

Un uomo rilasciato alle 10:00 non riceve indietro il suo documento. Gli agenti di polizia francesi gli dicono di non sapere dove si trovi, sebbene gli sia stato confiscato al momento dell’arresto.

Una donna incinta, anch’essa respinta sul lato italiano del confine quel giorno, riferisce di essere stata vittima di molestie verbali da parte di un agente di polizia. Le è stato negato di assumere le medicine di cui aveva bisogno a causa del suo diabete e non ha ricevuto né cibo né acqua durante la detenzione.

4.02

Le sei persone respinte in Italia dalla polizia francese quel giorno sono state private dei loro telefoni mentre erano in custodia e, quando li hanno riavuti indietro poco prima che la polizia francese ordinasse loro di incamminarsi verso l’Italia attraverso il confine, hanno notato che non funzionavano più come prima.

16.02

Tre persone sono state respinte in Italia dalla Francia dalla polizia di frontiera francese quel giorno. Uno di loro è in fase di richiesta di asilo in Francia e prima di arrivare a Ventimiglia aveva preso per sbaglio un treno sbagliato. Nel tentativo di tornare in Francia viene arrestato al confine e messo in detenzione per la notte. Qui viene svegliato più volte nel cuore della notte da poliziotti in borghese per essere sottoposto a un interrogatorio estenuante, riportato in cella e svegliato di nuovo un’ora o due dopo.

Il 16 febbraio è anche il giorno in cui 15 persone (9 in Italia e 6 in Francia) vengono arrestate nel corso di una speciale operazione congiunta delle forze di polizia franco-italiane. Vengono immediatamente condannate per atti umanitari quali la distribuzione di vestiti a persone in transito o la condivisione di informazioni sulla zona di confine in cui vivono. Come se ciò non fosse già abbastanza scandaloso: secondo la task force dell’operazione speciale franco-italiana che ha arrestato i cosiddetti “trafficanti”, i prezzi che questi chiedevano per il passaggio dall’Italia alla Francia erano compresi tra i 50 e i 100 euro – una somma di denaro che normalmente si porta in portafoglio.

23.02

Tra le persone rilasciate e respinte dalla polizia di frontiera francese verso l’Italia c’è un anziano proprietario di una piccola compagnia di autobus, appena uscito da un carcere di Nizza dove ha trascorso tre mesi dopo essere stato condannato per traffico di esseri umani in un processo estremamente rapido. Egli riferisce di non aver avuto né il tempo di trovare un avvocato né di chiedere aiuto. È accusato di non aver controllato i documenti dei passeggeri che trasportava da Roma al Marocco. Quando viene fermato alla frontiera e spiega di non essere un poliziotto ma un autista di autobus e quindi si rifiuta di svolgere il lavoro della polizia, il suo autobus e il suo telefono vengono confiscati.

25.02

La polizia italiana sta effettuando un’operazione sotto il ponte autostradale di Ventimiglia, l’ultimo spazio dove le persone in movimento e quelle che sono state espropriate nel corso della migrazione conservano i loro ultimi effetti personali nelle tende. A febbraio la polizia procede alla distruzione e alla confisca di tende ed effetti personali, lasciando le persone ad affrontare la notte senza nulla.

Questo mese sono meno le persone che migrano dall’Italia verso la Francia. Ciò è dovuto anche al fatto che il mese di febbraio 2026 è stato caratterizzato da un minor numero di nuovi arrivi via mare in Italia rispetto al febbraio dell’anno precedente. Ciò è dovuto anche a diverse catastrofi umanitarie nel Mediterraneo, a imbarcazioni che non sono riuscite a raggiungere la costa italiana e a centinaia di persone morte o disperse in mare.

9.03

I telefoni vengono ora regolarmente confiscati alle persone che si trovano in stato di detenzione al confine franco-italiano. È stato così per tutte e 8 le persone rilasciate la mattina di quel giorno. Sono state arrestate alla stazione di servizio sull’autostrada vicino a Nizza e sul treno. Avevano trascorso la notte in diverse celle che, secondo quanto riferito, erano estremamente maleodoranti.

14.03

Il cadavere di un tunisino di 25 anni viene ritrovato sui binari della ferrovia. In mancanza di passaggi sicuri, sembra sia stato investito da un treno mentre tentava di percorrere di notte questo pericoloso tragitto verso la Francia. I suoi amici dalla Germania (dove viveva da molto tempo prima di essere espulso) raccontano che sognava una vita stabile in Francia.

16.03

6 persone vengono respinte al mattino. Hanno trascorso la notte nelle celle della stazione di polizia. Le coperte e i cuscini che erano sui materassi nelle celle quando erano state visitate dai politici una settimana prima erano scomparsi. Tre persone che lavoravano in Francia e vivevano in Liguria sono state arrestate sull’autostrada nei loro abiti da lavoro.

17.03

Il giorno successivo, tra le nove persone respinte al mattino, si verifica una situazione simile: persone che lavorano in Francia da molto tempo vengono arrestate sull’autostrada, il camion della loro azienda viene confiscato e il loro capo è costretto a prelevarle alla stazione di polizia al confine. I meccanismi razzisti di frontiera stanno chiaramente mettendo a rischio non solo la loro salute mentale, ma anche il loro lavoro.

19.03

Anche la maggior parte delle dieci persone respinte questa mattina era diretta al lavoro. Alcune di loro stanno semplicemente aspettando l’arrivo dei documenti e hanno la ricevuta del rinnovo del permesso di soggiorno sul telefono – non abbastanza per la polizia di frontiera francese.

20.03

14 persone vengono respinte al mattino. Vengono rilasciate tra le 9:30 e le 12:05 – subito dopo la partenza dell’autobus. Coloro che hanno trascorso la notte nelle celle della polizia di frontiera riferiscono che durante la detenzione non c’erano né coperte né cibo nelle celle. Faceva un freddo gelido ed era impossibile dormire.

Uno studente è stato arrestato mentre si recava all’ambasciata a Marsiglia, dove aveva un appuntamento per richiedere un nuovo passaporto. Quando è stato fermato dalla polizia di frontiera francese e respinto in Italia, la polizia italiana è persino intervenuta per discutere con gli agenti francesi del caso dello studente: non c’erano motivi legali per negargli l’ingresso in Francia – aveva tutti i documenti in regola. L’intervento della polizia italiana presso i colleghi francesi non è servito e la persona è stata respinta in Italia – una dimostrazione dell’inaffidabilità dei processi burocratici. In quanto persona razzializzata non ci si può fidare né delle pratiche burocratiche ufficiali né della legalità della polizia.

Un’altra persona respinta dalla Francia verso l’Italia era visibilmente disabile e aveva difficoltà a camminare. Ciononostante, la polizia di frontiera francese le ha detto di risalire a piedi la ripida strada verso l’Italia.

Quel giorno la polizia di frontiera francese non solo non aveva a disposizione traduttori per i detenuti, ma ordinava loro in modo aggressivo di parlare in francese. Non sorprende che una persona respinta in Italia riferisca di essere stata scossa violentemente da un poliziotto al momento dell’arresto.

23.03

Questa mattina alla frontiera si ripete la consueta routine violenta e disumana: tra le persone respinte in Italia, 6 testimoniano che le celle erano molto affollate durante la notte, le coperte magiche che compaiono solo quando i rappresentanti politici vengono a visitare le celle erano ancora assenti, non c’era alcun traduttore né alcuna informazione sui diritti in stato di fermo, tutti i telefoni sono stati confiscati al momento dell’arresto e almeno una persona ha dovuto sopportare due ore di interrogatorio estenuante sulle abitudini religiose da parte di un poliziotto in borghese, mentre altri sono stati arrestati vicino alla città francese di Mentone mentre si recavano al lavoro.

26.03

Non sorprende che le persone vogliano evitare l’esperienza di essere arrestate e poste in custodia presso la stazione di polizia di frontiera francese. Questo è ciò che sta accadendo a chi utilizza i trasporti pubblici e altri passaggi sicuri verso la Francia. Un diciassettenne ha cercato di evitare questa esperienza e ha percorso a piedi il cosiddetto “passo della morte”, che parte dal villaggio italiano di Grimaldi e conduce alla città francese di Mentone attraverso la montagna. Il giovane è caduto e ha rotolato per circa dieci metri, ferendosi all’anca ed è stato portato in ospedale in gravi condizioni.

27.03

La mattina di quel giorno almeno 4 persone sono state respinte dalla Francia verso l’Italia e costrette a percorrere a piedi 9 chilometri lungo la strada fino alla città di Ventimiglia. Almeno altre due persone sono state portate a Ventimiglia con le auto della polizia italiana. Coloro che sono stati respinti e hanno dovuto camminare lungo la strada stavano viaggiando verso la Francia in treno e in autobus per arrivare in tempo ai loro appuntamenti. Quello che era iniziato come un viaggio ben pianificato si è trasformato in un incubo non appena uno dei detenuti è stato controllato dalla polizia di frontiera francese alla stazione di servizio vicino alla città di Nizza la sera del 26 marzo:

„Non c’erano coperte nelle celle, faceva troppo freddo per dormire e tutto ciò che mi è stato dato da mangiare era un’insalata dall’aspetto stantio in una piccola scatola. La polizia ha sequestrato i telefoni personali di tutti e alcune persone di lingua araba che erano detenute con me si lamentavano dei comportamenti razzisti degli agenti di polizia.”

30.03

Un sedicenne somalo sta aspettando che suo fratello, anche lui sedicenne, esca dalla stazione di polizia francese. A mezzogiorno rinuncia ad aspettarlo – subito dopo che un altro giovane egiziano è stato respinto sul lato italiano del confine. Racconta che un agente di polizia francese gli ha afferrato la giacca e lo ha trascinato in giro. Non c’era nessun traduttore presente e quando il ragazzo è stato costretto a rispondere a domande personali sotto forte pressione, la polizia francese ha usato un telefono per tradurre le domande. Allo stesso tempo, il ragazzo è stato separato dal suo telefono mentre si trovava nella cella della stazione di polizia di frontiera francese.


From the broder: monitoring report February and March 2026

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterranean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).
Also the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularly monitoring at the border (currently about 20 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

2nd of February

19 people are released in daytime by the french border police. Most of them have experienced prolongued detentions of 6,5 to 10 hours and have not received any information about their rights in custody nor translation when talking to the police. All telephones got confiscated by the police and later on returned with no comment. Some of the detainees received no food during the detention.

3rd of February

16 people are released after having experienced detention times of 4 to 16 hours in the cells of the border police post. A women testifies that there was no separation of detainees along the lines of gender in the cells.

On the document the french border police hands out to the people when being released there is the hand-written abbreviation „ISM“ where there should be a signature of the translator although the people pushed back to Italy on that day testify that no translator was present.

A man released at 10:00am does not get his document back. He french police men tell him that they do not know where it is although it has been confiscated when the man has been arrested.

A pregnant women who is also pushed back to the italian side of the border on that day reports to have been verbally harrassed by a police officer. She was refused to take the medicine she needed due to her suffering from diabetes and di not get any food or water during her detention.

4th of February

The six people who are pushed back to Italy by the french police on that day have been separated from their telephones when they were in custody and as they get them back just before being told to walk up the road to Italy across the border by the french police, they notice that they are not functioning as well as they have been before.

16th of February

Three people are pushed back to Italy from France by the french border police on that day. One of them is in an asylum process in France and had accidentally taken a wrong train before that brought him to Ventimiglia. When trying to get back to France he is arrested at the border and put in detention over night. Here he is woken up several times in the middle of the night by police in plain clothes in order to be questioned in an exhausting way, brought back to his cell and woken up again an hour or two later.

The 16th of February is also the day when 15 people (9 in Italy and 6 in France) get arrested in a special french-italian police operation. They instantly get condemned for humanitarian acts such as giving clothes to people on the move or sharing information about the border zone which they inhabit. As if this would not be outrageous enough: according to the french-italian special operation task force arresting the so called „smugglers“, prices they had been taking for passage from Italy to France were between 50 and 100 Euros – a sum of money people would normally carry around in their wallet.

23rd of February

Amongst the people released and pushed back by the french border police to Italy is an elderly man who owns a small bus company and just got released from a prison in Nice where he spent 3 months because of being condemned for human trafficing in an extremely quick court case. He reports that he did neither have the time to organise a lawyer nor call for support. He is accused of not having checked the documents of passangers he was taking as customers from Rome to Marocco. As he is stopped at the border and explains that he is not a police man but a bus driver and hence refuses to do the job of the police, his bus and his telephone are confiscated.

25th of February

Italian police is making a paroll under the highway bridge in Ventimiglia, the last space where people on the move and people who have been disposessed in the process of migration store their last personal belongings in tents. In February the police proceeds to destroy and to confiscate tents and personal belongings leaving people to face the night with nothing at all.

Fewer people are migrating from Italy to France this month. This is also due to the month of February 2026 being marked by fewer new arrivals by boat in Italy compared to February of the year before. This is also due to several humanitarian catastrophes in the Mediterrenean, to boats that did not make it to the Italian coast and hundreds of people dead or missing in the sea.

9th of March

Phones are now regularily collected from the people who find themselves in detention at the french-italian border. This was the case for all 8 people released on the morning of that day. They have been arrested on the highway petrol station near Nice and on the train. They had spent the night in different cells which they report being extremely stinky.

14th of March

The dead body of a 25 year old tunisian man is found on the traintracks. Lacking safe passages, he got apparently hit by a train when attempting to take this dangerous path to France at night. His friends from Germany (where he was living for a long time before being deported) report about him that he was dreaming about a stable life in France.

16th of March

6 people are pushed back in the morning. They have spent the night in the police station’s cells. The covers and pillows that were on the matrasses in the cells when they got visited by politicians a week before had disappeared. Three people working in France and living in Liguria were arrested on the highway in their working clothes.

17th of March

On the next day, amongst the nine people pushed back in the morning, there is a similar situation: people working in France since a long time are arrested on the highway, the truck of their company is confiscated and their boss is forced to pick them up at the police station at the border. The racist border mechanisms are clearly not only putting their mental health but also their jobs at risk.

19th of March

Most of the ten people pushed back this morning have equally been on their way to work. Some of them are simply waiting for their documents to arrive and have the receipt of their prolongued residence permits on their phone – not enough for the french border police.

20th of March

14 people are pushed back in the morning. They are released between 9:30am and 12:05 – just after the bus has left. Those who had spent the night in the cells of the border police report that there were neither covers nor food in the cells during their detention. It was freezing cold and impossible to find any sleep.

A student was arrested when travelling to the embassy in Marseille where he had an appointment to make a new passport. When detained by the french border police and pushed back to Italy, the italian police even came to speak to the french police officers about the case of the student: there were no legal reasons to deny him the entry to France – he had all his papers. The italian police addressing their french colleagues did not help and the person was pushed back to Italy – a showcase of the unreliability of bureaucratic processes. As a racialised person one can neither rely on official paperwork nor on the lawfulness of the police.

Another person pushed back from France to Italy was visibly handicapped and had difficulties to walk. Still he was told by the french border police to walk up the steep road into Italy.

On that day the french border police not only had no translators for the detainees available, they were also giving detainees the aggressive order to speak with them in french. Not surprisingly, one person pushed back to Italy reports to have been violently shaken by a police man upon his arrest.

23rd of March

This morning at the border proceeds in its violent and inhuman habituality: amongst those pushed back to Italy 6 people testify that the cells were very crowded in the night, the magic covers that only appear when political representatives come to visit the cells were still absent, there was no translator nor any information about rights in custody, all phones were confiscated upon arrest and at least one person had to endure two hours of exhaustive questioning about religious habits by a policeman in plain clothes while others were arrested near the french city of Menton on their daily way to work.

26th of March

It is no surprise that people want to avoid the experience of being arrested and put into custody in the french border police station. This is what is happening to those taking public transports and other safe passages to France. A 17 year old attempted to avoid this experience and walked the so called passo de la morte starting in the italian village of Grimaldi and leading to the french city Menton across the mountain. The young person fell and rolled for about ten metres, injured his hip and was taken to hospital in a serious condition.

27th of March

In the morning of that day at least 4 people are pushed back from France to Italy and forced to walk 9 kilometres along the road to the city of Ventimiglia. At least two other people are brought to Ventimiglia in cars of the italian police. Those pushed back and having to walk on the road were travelling to France on trains and busses in order for their appointments to be reached on time. What started as a well planned journey turned into nightmares as soon as one of the detainees was controlled by the french border police at the petrol station near the city of Nice in the evening of 26th of March:

„There were no covers in the cells, it was too cold to sleep and all I was given to eat was a dead-looking salad in a small box. The police seized the personal phones of everybody and some arabic speaking people who were detained with me were complaining about the racist behaviours of the police men.“

30th of March

A 16 year old from Somalia is waiting for his equally 16year old brother to come out of the french police station. He gives up waiting for him at midday – just after another young man from Egypt has been pushed back to the italian side of the border. He testifies that a fench police man has grabbed his jacket and dragged him around. There was no translator present and when the young man was made to answer personal questions under a lot of pressure the french police has used a telephone to translate their questions. At the same time the young man was separated from his telephone when he was in the cell of the french border police station.


Dal confine: monitoraggio alla frontiera febbraio – marzo 2026

Ceci est une modeste chronologie des multiples violences produitent par les dynamiques frontalières et ces agents sur une frontière intra-européenne entre l’Italie et la France, au bord de la mer Méditerannée. C’est un récit incomplet et situé. Elle présente la situation d’une perspective d’observateur.ice.s (souvent blanc.he.s) qui ont la citoyenneté européenne, et donc ne peut pas rendre compte d’innombrable incidents violents auxquels font face les personnes qui aspirent et luttent pour leur liberté de mouvement. Ce récit est donc très partiel et limité du fait qu’il n’inclue pas la perspective des personnes exilées et sans-papiers (les personnes qui n’ont pas des papiers reconnus comme étant les « bons » par des agents frontaliers français). Donc, le nombre de refoulements et d’incidents cité ici est une sous-estimation, une estimation basée sur des moments de présence à la frontière ; elle ne représente ni le nombre de refoulements que nous observons lorsque nous sommes régulièrement à la frontière (en ce moment environ une vingtaine par jour), et elle ne détail pas non plus tout les incidents de violences que nous observons à cette frontière.

2 février

19 personnes sont relâchées pendant la journée par la police française. La plupart d’entre elleux ont été détenue pendant des périodes assez longues allant de 6 heure et demi à 10 heure sans recevoir aucune information sur leur droit ni de traduction lors des interactions avec la police. Tout les téléphones ont été confisqués par la police puis rendus plus tard par la police sans commentaire ni justification. Certain.es détenu.es n’ont pas reçu à manger pendant la détention.

3 février

16 personnes sont relâchées après avoir été détenues pendant 4 à 16 heures dans des cellules du poste de police aux frontière. Une femme témoigne qu’il y avait une séparation binaire des détenu.es selon leur genre dans les cellules.

Sur le document délivré par la police aux frontières française aux personnes relâchées il y avait une mention manuscrites « ISM » à la place de là où il devrait y avoir la signature de la personne traductrice, alors que toutes les personnes refoulées témoignaient qu’il n’y avait pas de traducteur.ice présent.e ce jour-là.

La police n’a pas rendu les documents d’un monsieur relâché à 10 heure du matin. Les policiers français ont dit ne pas savoir où étaient ses papiers alors qu’ils les avaient confisqué lorsque le monsieur a été arrêté.

Une femme enceinte a été repoussé vers le côté italien de la frontière. Elle dit avoir été verbalement harcelé par les policiers. Elle s’est vue refuser des médicaments dont elle avait besoin à cause des souffrances liées à son diabète et elle n’a pas eu d’eau ni de nourriture lors de sa détention.

4 février

Six personnes qui ont été refoulées en Italie par la police française ont été séparé de leurs téléphones alors qu’ils étaient en détention. La police leur a restitué juste avant d’être remis en liberté, à quel moment les policiers leurs ont dit de marcher sur la route direction l’Italie, et à ce moment les personnes se sont rendues compte que leurs téléphones marchaient moins bien qu’avant.

16 février

3 personnes ont été repoussées de la France vers l’Italie ce jour-là, par la police française. Une personne était en procédure d’asile en France et a accidentellement pris le mauvais train qui l’a emmené à Vintimille. Lorsqu’il essaie de retourner en France il est arrêté à la frontière et mis en détention toute la nuit. Il est réveillé plusieurs fois au milieu de la nuit par la police en civil qui l’ont questionné plusieurs fois de manière épuisante, avant de le ramener dans sa cellule puis de le réveiller encore une ou deux heures plus tard.

Le 16 février est aussi le jour où 15 personnes (9 en Italie et 6 en France ont été arrêté) lors d’une opération policière spéciale italo-française. Les personnes arrêtées ont immédiatement été incriminées pour des actes humanitaires comme la distribution de vêtement ou le partage d’information au sujet de la zone frontalière ou iels habitent. Comme si cela n’était pas suffisamment honteux : les autorités policières italo-françaises qui ont mené cette opération spéciale ont apparemment arrêté des « passeurs », qui auraient fait payé des prix allant de 50 à 100 euros pour traverser la frontières – alors que ce sont des sommes d’argent que les gens ont habituellement dans leur porte-monnaie.

23 février

Dans le groupe de personnes relâchées et refoulées par la police française vers l’Italie il y a un homme âgé qui est propriétaire d’une petite entreprise de bus. Il vient d’être libéré de la prison de Nice où il a passé 3 mois parce qu’il était condamné de trafic d’être humain dans un procès en comparution immédiate. Il dit ne pas avoir eu le temps d’organiser sa défense avec un.e avocat.e ni d’appeler qui que ce soit pour avoir du soutien. Il est accusé de ne pas avoir vérifier les document des passager.ères qu’il prenait comme client.es de Rome vers le Maroc. Lorsqu’il est arrêté à la frontière et explique qu’il n’est pas policier mais chauffeur de bus (et qu’il refuse donc de faire le boulot de la police), son bus et son téléphone sont confisqués.

25 février

La police italienne patrouille le pont de Vintimille, le dernier endroit où les personnes exilées et les personnes dépossédées lors de leur voyage peuvent stocker leurs affaires dans des tentes de fortune. En février la police procède a détruire et confisquer toutes les tentes et biens personnels, laissant donc les personnes exilées à affronter la nuit sans aucune ressource.

Il y a moins de personnes qui cherchent à voyager de l’Italie vers la France ce mois-ci. Ceci est dû au fait que moins d’arrivées par bateau ont été enregistrées en Italie. Cela s’explique notamment par plusieurs catastrophes humanitaires en Méditerranée, avec plusieurs bateaux qui n’ont pas réussi à rejoindre les côtes italiennes et des centaines de personnes mortes ou portées disparues en mer.

9 mars

Les téléphones sont régulièrement confisqués aux personnes qui se trouvent en détention policière à la frontière italo-française. Ceci était le cas pour toutes les 8 personnes relâchés ce matin. Toutes avaient été arrêtées à une aire d’autoroute proche de Nice et sur le train transfrontalier. Iels ont toustes passé la nuit dans des cellules différentes qu’iels ont dit sentaient très mauvais.

14 mars

Le corps sans vie d’un monsieur tunisien de 25 ans est retrouvé sur les voies de train. Sans voie de passage légal et sans risque, ce monsieur aurait été percuté par un train lorsqu’il tentait une traversée dangeureuse de la frontière direction la France, la nuit. Ses ami.es en Allemagne (où il a longtemps habité avant d’être expulsé en Italie) disent qu’il rêvait d’une vie stable en France.

16 mars

6 personnes ont été refoulées ce matin. Iels ont passées toute la nuit dans les cellules du commissariat de frontière. Les coussins et les couvertures qui étaient sur les matelas dans les cellules lorsque des responsables politiques ont visité le commissariat la semaine précédente ont tous disparus. Trois personnes qui travaillent en France et vivent en Ligurie ont été arrêtés sur l’autoroute alors qu’il étaient en vêtement de travail.

17 mars

Le jour suivant, lorsque 9 personnes ont été refoulées le matin, une situation similaire a lieu : des personnes qui travaillent depuis longtemps en France ont été arrêtées sur l’autoroute, le camion de leur entreprise a été confisquée et leur patron est obligé de venir les chercher au poste de police à la frontière. Ces mécanismes racistes de la frontière ne mettent pas seulement la santé des personnes à rude épreuves, mais menacent aussi leur travail.

19 mars

La plupart des dix personnes refoulées ce matin étaient également sur leur trajet pour le travail. Certaines de ces personnes attendent que leurs document soient renouvelés par la préfecture et ont le reçu de leur permis de séjour longue-durée sur leur téléphone – la police estime que cela n’est pas suffisant.

20 mars

14 personnes sont refoulées le matin. Elles sont relachées entre 9h30 et 12h05 – 10 minutes après que le bus de midi soit passé. Ce qui ont passé la nuit dans les cellules du post de police disent qu’il n’y avait ni couverture ni à manger dans les cellules pendant le temps de leur détention. Il faisait extrêmement froid et c’était impossible de dormir.

Un étudient a été arrêté alors qu’il voyageait direction Marseille pour se rendre à un rendes-vous au consulat de son pays pour se faire renouveler son passeport. Lorsqu’il était détenu par la police aux frontières française puis refoulé en Italie, la police italienne a essayé de négocier avec la police française pour le cas de l’étudiant : il n’y avait aucun foncement juridique ou administratif pour refuser l’entrée à cet étudiant – il avait tout ses papiers. La police italienne n’a rien pu faire et la personne a été refoulée en Italie – encore une démonstration que les procédures bureaucratiques ne sont pas fiables. Aucune personne racisée ne peut s’attendre à ce que les procédures se basent sur de la documentation officielle ni un respect du droit par la police.

Une autre personne refoulée par la police française en Italie était visiblement handicapée et avait beaucoup de difficulté à marcher. Néanmoins, la police aux frontières française lui a quand même indiqué de marcher une route pentue pour entrer en Italie.

Ce jour-là il n’y avait aucun.e traducteur.ice disponible pour les détenu.es et la police donnait aussi des ordres de manière très agressive au détenu.es de leur parler en français. Sans surprise, une personne refoulée en Italie dit avoir été violemment secoué physiquement par la police lors de son arrestation.

23 mars

Ce matin, la frontière continue ses agissements violents et humains comme d’habitude : parmi les personnes refoulées en Italie 6 personnes témoignent que les cellules étaient très pleines pendant la nuit, et les couvertures magiques qui apparaissent uniquement lorsque des responsables politiques viennent rendre visite au commissariat étaient toujours absentes. Il n’y avait pas de traducteur.ice présent.e ni aucune information sur les droits en détention. Tout les téléphones ont été confisqués lors des arrestations et au moins une personne a du enduré un interrogatoire exténuant de 2 heures où la police en civil lui a posé des questions sur ses pratiques religieuse. D’autres ont été arrêtés proche de Menton alors qu’ils étaient en route pour le travail.

26 mars

C’est sans surprise que les personnes veulent éviter d’être arrêtées et mises en détention à la frontière italo-française. C’est ce qu’il se passe dans tout les moyens de transports surs à la frontière, train, bus, etc. Un homme de 17 a tenté d’éviter cette situation en passant par un chemin de montagne qui s’appelle « le pas de la mort » qui commence au village italien de Grimaldi et mène à Menton, en France, par les montagnes. Ce jeune homme est tombé dans un ravin sur 10 mettre, s’est gravement blessé à la hanche et a été héliporté en condition grave à l’hôpital.

27 mars

Ce matin, au moins 4 des personnes refoulées de la France vers l’Italie ont été obligées de marcher 9 kilomètres le long de la route jusqu’à Vintimille. Au moins deux autres personnes ont été transportés par la police italienne en voiture jusqu’à un poste de police à Vintimille. Celleux qui ont été refoulé.es on tous essayé de rejoindre la France par train ou bus pour rejoindre des rendez-vous. Ce qui avait commencé en étant un voyage normal et planifié en avant s’est transformé en calvaire lorsqu’une des personnes refoulées a été contrôlée par la police aux frontière française près d’une station service proche de la ville de Nice, le soir du 26 mars :

« Il n’y avait pas de draps dans les cellules, il faisait trop froid pour dormir et tout ce que l’on nous a donné à manger était une petite boîte de salade. La police a confisqué les téléphones personnels de tout le monde et plusieurs autres personnes détenues ont parlé avec moi en arabe pour se plaindre du comportement raciste des policiers. »

30 mars

Un.e de 16 ans de Somalie attend son frère de 16 ans qui est encore détenu par la police aux frontières française. A midi il laisse tomber l’attente – juste après qu’un autre jeune homme d’Égypte vient d’être refoulé en Italie. Il dit que la police française l’a attrapé et tiré par sa veste de manière très brusque. Il n’y avait pas de traducteur.ice présent.e et quand le jeune homme a du répondre à beaucoup de questions très personnelles avec beaucoup d’insistance de la part de la police française, la police a utilisé un téléphone pour traduire ses réponses. En même temps, le jeune homme n’avait pas accès à son téléphone personnel qui été confisqué par la police, il était donc sans téléphone dans sa cellule.

Dal confine: monitoraggio alla frontiera gennaio 2026

Riceviamo e pubblichiamo un primo report di monitoraggio dell’anno 2026 in frontiera a Ventimiglia

Tutti report 2025:
report novembre-dicembre 2025
report settembre-ottobre 2025
report aprile-giugno 2025
report marzo-aprile 2025
report febbraio-marzo 2025
report novembre 2024-gennaio 2025

English below

Questa breve cronologia delle molteplici violenze prodotte dai meccanismi di frontiera e dai suoi agenti alla frontiera interna tra Francia e Italia, sul Mar Mediterraneo, è un resoconto incompleto e ben contestuale. Rappresenta la situazione dal punto di vista di persone che osservano (spesso bianche) con cittadinanza europea e, di conseguenza, tralascia innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano e resistono per la libertà di movimento. È quindi un quadro molto parziale e limitato della situazione, che esclude le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM) e dei sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).
Anche i numeri dei respingimenti e degli episodi qui citati, rappresentano solo una panoramica momentanea della situazione alla frontiera – non riflettono i numeri dei respingimenti che osserviamo durante i monitoraggi regolari (attualmente circa 30 al giorno), né descrivono in modo adeguato tutti gli episodi di violenza che osserviamo a questa frontiera.

7 Gennaio

Poiché il mese di gennaio è particolarmente freddo, molte persone tentano di esercitare la loro libertà di movimento viaggiando dall’Italia alla Francia. Le celle della stazione di polizia di frontiera di Mentone sono costantemente affollate durante la notte. Due persone che sono state respinte questa mattina sono state fermate sul territorio francese – nel centro della città di Mentone – a causa delle pratiche di profiling della povertà utilizzate dalla polizia francese. Qui sono state arrestate la sera del 5 gennaio e hanno subito una detenzione particolarmente lunga. Al momento del rilascio sono provate dal freddo gelido delle celle ed estremamente stanche dopo due notti insonni.

8 Gennaio

Otto persone (sette uomini e una donna) sono state respinte questa mattina dalla Francia all’Italia. Un giovane riferisce di aver subito violenze fisiche da parte della polizia francese durante l’arresto sul treno. A causa della mancanza di posti caldi e sicuri dove dormire, si era addormentato la sera sul treno tra Ventimiglia e Mentone. Alla stazione ferroviaria di Mentone-Garavan è stato colpito al volto da un poliziotto per farlo scendere dal treno.

La stessa mattina la polizia di frontiera ha separato una coppia di viaggiatori provenienti dal Bangladesh arrestando la donna, il cui compagno è un richiedente asilo in Francia.

12 Gennaio

Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio le celle della stazione di polizia di frontiera sono estremamente affollate e un uomo viene rilasciato alle 23:00 dell’11 gennaio. Questa notte è particolarmente fredda e ovviamente a quest’ora non ci sono né posti letto né mezzi di trasporto pubblico a sua disposizione.

14 Gennaio

Una donna e quattro uomini vengono respinti dalla Francia all’Italia dalla polizia. Tra loro c’è un lavoratore impiegato in Francia da un’azienda che si occupa della manutenzione di strade e autostrade. Viene arrestato in tenuta da lavoro mentre guida il camion della sua azienda alla stazione di servizio La Turbie, vicino alla città di Nizza, a 60 chilometri dal confine.

15 Gennaio

Circa 13 persone vengono respinte dalla Francia all’Italia questa mattina. Tra loro c’è un giovane che riferisce che durante la notte trascorsa nella cella della polizia faceva troppo freddo per dormire e, nonostante le temperature fossero sotto lo zero, non c’erano coperte disponibili. Il giovane è stato arrestato il 14 gennaio alle 19:45 e rilasciato solo alle 11:00 del giorno seguente. Durante la notte è stato separato dai suoi effetti personali e quindi privato della possibilità di indossare indumenti aggiuntivi per resistere al freddo gelido (a quanto pare le celle non erano riscaldate).

Quel giorno, alle persone detenute dalla polizia di frontiera francese non sono state fornite informazioni sui loro diritti durante la detenzione. Non era disponibile alcun servizio di traduzione. Gli agenti di polizia hanno insistito affinché i detenuti firmassero il documento che era stato loro consegnato (un documento chiamato arrêt) senza fornire alcuna spiegazione sulla procedura a cui erano sottoposti. Tra le persone respinte in Italia c’è un richiedente asilo registrato in Francia.

Una persona rilasciata quella mattina riferisce di essere stata detenuta ingiustamente dalla polizia di frontiera francese durante la notte, nonostante fosse in possesso di documenti di viaggio validi. Sebbene la polizia di frontiera si sia scusata con lui per questo errore, gli è stato negato qualsiasi risarcimento per lo stress che ha subito nella cella della polizia durante la notte e per l’interruzione illegale del suo viaggio.

Lo stesso giorno, una persona che riesce a malapena a camminare a causa di un recente intervento chirurgico alla gamba, viene respinta in Italia subito dopo che l’autobus per Ventimiglia è partito dalla fermata vicino alla stazione di polizia di frontiera, lasciandola lì per almeno tre ore prima del prossimo.

18 Gennaio

Poiché la polizia francese blocca sistematicamente le vie di transito sicure verso la Francia e aumenta il numero di persone costrette a dormire all’aperto perché bloccate al confine franco-italiano, la disperazione sta diventando pericolosa per la vita. Il 18 gennaio un uomo algerino che deve arrivare in Francia viene privato di ogni possibilità di continuare il suo viaggio e tenta di attraversare il confine nuotando nel Mar Mediterraneo, gelido e agitato in quel giorno di gennaio.

Non è il primo a trovarsi in questa situazione di disperazione, ma a differenza di altre morti causate da questo confine in circostanze simili, viene salvato dall’annegamento dai vigili del fuoco.

19 Gennaio

Almeno un minore non accompagnato (di 16 anni) viene respinto illegalmente dalla polizia francese verso l’Italia, nonostante si trovasse già sul territorio francese e avesse dichiarato di essere minorenne e bisognoso di protezione internazionale, con l’intenzione di rimanere in Francia. Questo giovane è stato rinchiuso in una cella con 12 uomini adulti per tutta la notte. La cella disponeva solo di quattro letti (senza materassi). Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio la polizia ha confiscato i telefoni di tutti i detenuti (restituendoli al mattino) e non ha fornito né traduzione né informazioni sui diritti delle persone in custodia (come se questi non esistessero per le persone in movimento). Inoltre, la polizia italiana ha consegnato ordini di espulsione dal territorio italiano a coloro che sono stati appena respinti dalla polizia francese.

21 Gennaio

Quindici persone hanno dovuto passare la notte nelle celle della polizia di frontiera francese e vengono respinte in Italia. Anche in questo caso la polizia italiana sta consegnando documenti di espulsione ad almeno una di loro. Questa espulsione richiede l’intervento immediato di avvocati per proteggere le persone interessate dall’espulsione. A coloro che hanno ricevuto questi documenti di espulsione dalla polizia italiana alla frontiera non sono state fornite informazioni sulle conseguenze di questo documento.

22 Gennaio

Cinque persone vengono respinte dalla Francia verso l’Italia alle 8:30 del mattino e altre sei alle 10:00. Tra loro c’è un minore che è stato arrestato sul territorio francese il giorno prima alle 20:00 di sera. Sebbene il minore non accompagnato abbia il diritto legale di chiedere protezione internazionale in Francia, viene rinchiuso in una cella con adulti e respinto in Italia la mattina seguente. È sopravvissuto alla traversata del Mediterraneo solo due settimane prima e sostiene che la sua età sia stata falsificata dalla polizia di frontiera francese, che ha cambiato il suo anno di nascita da 2010 a 2007. Gli agenti di polizia non hanno spiegato il motivo di questa detenzione illegale e si sono rifiutati di parlare con il minore (anche se egli sostiene di cercare protezione internazionale come minore non accompagnato in francese).

Poiché è di nuovo una notte molto fredda e non c’è ancora né riscaldamento né coperte a disposizione dei detenuti nella cella del posto di frontiera francese, la maggior parte di coloro che vengono respinti al mattino sono fisicamente esausti e tremano dal freddo.

26 Gennaio

Delle dieci persone che hanno dovuto trascorrere la notte nella stazione di polizia di frontiera francese, due vengono rilasciate alle 10:00 dopo una notte fredda e insonne. Non è la prima notte di questo tipo nel loro viaggio verso la Francia: i due giovani affermano di non dormire da molti giorni. Poco dopo, altre due persone vengono respinte in Italia, una delle quali è un minore non accompagnato.

From the broder: monitoring report January 2026

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterranean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).
Also the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularly monitoring at the border (currently about 30 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

7th of January

As the month of January is particularily cold, many people attempt to exercise their freedom of movement travelling from Italy to France. The cells of the border police station in Menton are constantly crowded at night. Two people who have been pushed back this morning have been stopped on french territory – in the city centre of Menton – due to the practices of poverty profiling employed by the french police. Here they have been arrested in the evening of January 5th and experienced particularily long detention. As they are released they are worn down by the freezing cold in the cells and extremely tired after two sleepless nights.

8th of January

Eight people (seven men and one women) are pushed back this morning from France to Italy. A young man reports having experienced physical violence by the french police when being arrested on the train. Due to the lack of warm and safe sleeping places, he had fallen asleep in the evening on the train between Ventimiglia and Menton. In the train station Menton-Garavan he has been punched in the face by a police man in order to get him off the train.

The same morning the border police separated a travelling couple from Bangladesh in arresting the woman whose partner is an asylum seeker in France.

12th of January

In the night between the 11th and the 12th of January the cells in the border police station are extremely crowded and a man is being released at 23:00 on the 11th of January. This night is particularily freezing cold and obviously there are neither sleeping facilities nor public transport available for him at this hour.

14th of January

A women and four men get pushed back from France to Italy by the police. Amongst them is a worker employed in France by a company maintaing roads and highways. He is arrested in full work gear as he is driving the truck of his company at the petrol station La Turbie near the city of Nice, 60 kilometres away from the border.

15th of January

About 13 people are being pushed back from France to Italy this morning. Amongst them is a young man who reports that during the night he spent in the police cell it was too cold to sleep and despite temperatures below 0 there was no cover available. The young man was arrested on 14th of January at 19:45 and released only at 11:00 on the following day. During the night he was separated from his belongings and was hence deprived of the possibility to wear additional clothing to resist the freezing cold (apparently the cells were not heated).

On that day, the people experiencing detention by the french border police were not given any information about their rights in detention. Translation was not available. Police officers had insisted that detainees would sign the paper they were given (a document called arrêt) without being given any explanation about the process they are being subjected to. Amongst those pushed back to Italy is an asylum seeker registered in France.

A person released that morning reports that he was falsely detained by the french border police over night as he is in the posession of valid travel documents. Although the border police had apologised to him for this mistake, he is denied any compensation for the stress he has experienced in the police cell over night and for the unlawful interruption of his journey.

On the same day, a person who can barely walk due to a recent operation on his leg, is pushed back to Italy just after the bus to Ventimiglia has left from the stop that is near the border police station leaving at least three hours time before the next one.

18th of January

As the french police is systematically blocking safe travel routes to France and the number of people who are being forced to sleep outside because of being stuck at the french-italian border increases, desperation is becoming life-threatening. On the 18th of January an algerian man who needs to arrive in France is deprived of all possibilites to continue his journey and attempts to cross the border swimming in the mediterranean sea which is ice cold and rough on that day in January.

He is not the first who finds himself in this situation of despair but in contrast to other deaths that this border caused in similar circumstances, he is saved from drowning by the fire fighters.

19th of January

At least one unaccompanied minor (aged 16) is unlawfully pushed back by the french police to Italy although he has already found himself on french territory and claimed to be underage and in need of international protection intending to stay in France. This young person has been locked in a cell with 12 adult men over night. This cell disposes of only four beds (without matress). In the night between the 18th and the 19th of January the police confiscates the telephones of all detainees (and returns them in the morning) and provides neither translation nor information about the people’s rights in custody (as if these were not existing for people on the move). Additionally, the italian police has been handing out expulsions from italian territory to those who have just been pushed back by the french police.

21st of January

Fifteen people had to spend the night in the cells of the french border police and are being pushed back to Italy. Again the italian police is handing out expulsion papers to at least one of them. This expulsion requires the immediate action of lawyers in order to protect the concerned people from being deported. Those who have received these expulsion papers from the italian police at the border were not given any information about the consequences of this paper.

22nd of January

Five people get pushed back from France to Italy at 8:30 in the morning and another six people at 10:00. Amongst them is an underaged person who has been arrested on french territory the day before at 20:00 in the evening. Although the unaccompanied minor has the legal right to seek international protection in France, he is being locked in a cell with adults and pushed back to Italy in the next morning. He has survived the crossing of the Mediterrenean only two weeks before and claims that his age was falsified by the french border police in changing his year of birth from 2010 to 2007. The police officers did not explain the reason for this unlawful detention and refused to speak to the minor (although he is claiming to seek international protection as an unacompanied minor in french).

As it is again a very cold night and there is still neither heating nor covers available to the detainees in the cell of the french border police post, most of those who are being pushed back in the morning are physically drained and shivering.

26th of January

As ten people had to spend the night in the french border police station, two of them get released at 10:00 after a cold and sleepless night. On their journey to France it is not the first night of this kind – the two young man claim to have not slept for many days. Two other people get pushed back to Italy a bit later, one of them being an unaccompanied minor.

Al nostro arrivo, solo assenza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente contributo

AL NOSTRO ARRIVO, SOLO ASSENZA

Partiamo per Ventimiglia senza un’idea chiara di cosa avremmo trovato, ma con una serie di aspettative e pregiudizi formati, quasi inconsciamente, sulla scorta degli articoli letti, delle foto, delle narrazioni divenute proverbiali. Prima di farlo leggiamo le esperienze su questo blog, e parliamo con alcune persone legate a quel territorio. Ci rendiamo conto che in questi dieci anni tutto è cambiato, tante storie sono passate di qui, intrecciandosi in percorsi di resistenza, di sopravvivenza, di conflitto, fino a estinguersi piano piano, come una fiamma che brucia l’ossigeno, chiusa dentro spazi troppo stretti per divampare.

Ventimiglia è controllo e assenza.

È sorveglianza alla stazione di Menton Garavan, nello spazio tra l’ultimo avamposto della riviera ligure e la Costa Azzurra, che si prova a raggiungere per arrivare in Francia, in tutti i modi possibili: dalla ferrovia, dall’autostrada, a piedi lungo il “Passo della morte”, dal mare sul confine basso. La sorveglianza delle istituzioni è costante mentre i rapporti umani sul confine sono distaccati, gli sguardi freddi, sospettosi, il clima di annoiata e ostile attesa. Quando arriviamo sui binari di Menton Garavan siamo sorpresi dai tempi di sosta di ogni treno che attraversa il confine, per dare modo alla polizia di setacciare i vagoni mezzi vuoti.

Quando saliamo a piedi sul confine alto basta guardarsi intorno qualche minuto, scattare qualche foto all’ambiente circostante, sostare sul crinale della collina per osservare la parte bassa, dove fino a pochi giorni prima stava il memoriale di 50 delle vittime di questa frontiera, rimosso per far spazio ad altrettanti parcheggi; insomma, basta questo tempo sospeso per destare sospetto e causare l’intervento degli agenti di polizia. Identificazione, controllo, obbligo di fornire spiegazioni circa la propria presenza. E noi siamo studenti. Non razzializzati, bianchi, evidentemente italiani al primo scambio verbale. Chi è lì, chi vi sosta, chi gravita sul confine vuole sostanzialmente “portare problemi”. Questa è la percezione che abbiamo rispetto agli sguardi dei due uomini in divisa. Scendendo giù dal crinale arriviamo sulla spiaggia dei balzi Rossi, un tempo spazio di vita per decine di persone, informalmente occupato e condiviso tra persone in movimento, locali e reti di solidali. Oggi è occupato solo da videocamere. Incontriamo poche persone. Tracce di vita le troviamo lungo la strada che ci riporta invece a Ventimiglia: ci sono vestiti, confezioni di alimenti e bibite, stralci di provvedimenti di espulsione e fogli di via, addirittura un trolley a bordo strada, con scarpe e indumenti vari nella valigia aperta.

In città le persone sembrano voler evitare ogni conversazione che riguardi le condizioni di chi arriva con un progetto migratorio, spesso destinato ad arenarsi a causa della mancanza di un qualsiasi presidio che fornisca un sostegno materiale e un minimo di informazioni utili a passare la frontiera. Sul territorio le forme di assistenza sono delegate alla Caritas, che si occupa della distribuzione alimentare mattutina e di fornire qualche essenziale servizio di assistenza sanitaria e legale, mentre alla sera si occupano di fornire un pasto una rete di associazioni internazionali italiane e francesi. Non è previsto alcun tipo di spazio abitativo per maschi adulti, solo una dozzina di posti per famiglie in un punto accoglienza diffusa. Gli spazi informali all’aperto sono periodicamente sgomberati. La polizia e l’esercito si alternano nel controllo e nella repressione di forme di abitazione nomade. Parlando con attivisti e volontari ci viene detto che, ad oggi, si tratta di qualche decina di persone, per lo più maschi giovani soli, una quarantina, che hanno in buona parte abbandonato il proprio progetto migratorio e sono stanziali sul territorio. Nessun servizio assistenziale gli è offerto, nessuna soluzione abitativa. La speranza è che sia il nulla che offre loro Ventimiglia a convincere chi avesse in mente di venire a non farlo. La deterrenza è fornita dalla miseria, dal disinteresse, dalla negazione della dignità e della tutela dei diritti umani, ridotta a forme minime -o insufficienti- di assistenzialismo su compenso. A pranzo andiamo al bar frontiera di Ines, sorella di Delia, solidale ex proprietaria del bar Hobbit, un luogo protetto in cui i migranti in transito potevano usufruire gratuitamente di pasti caldi, di stazioni per ricaricare i cellulari, di beni di prima necessità di cui il bagno era dotato e soprattutto della cura e del calore che Delia dava loro. Anche Ines è vicina alla lotta per la liberazione della città dai razzismi che la plasmano, le sue parole portano con sé tristezza quando raccontano della Ventimiglia arresa e difesa di fronte alla presenza dello straniero in città, altrettanto amore e orgoglio nei riguardi della sorella e della sua attività. È il primo segno di quella solidarietà sgomberata e violentemente repressa, di cui alcune persone che ne erano un tempo protagoniste ci hanno parlato con emozione e profondo coinvolgimento, che riusciamo a vedere durante la giornata. I soli luoghi, un tempo occupati e oggi svuotati, non riescono a dirci nulla di ciò che erano un tempo, rimangono anonimi di fronte al proprio passato, e noi possiamo solo immaginare la loro storia. Ma tra chi ci ha aiutato a ricostruirla, vi sono persone come Ines, la cui voce ne è diventata per noi traccia.

La Ventimiglia che invece incontri in paese si volta dall’altra parte quando gli si parla di chi migra. Non c’è spazio per restare, non c’è interesse -o meglio, c’è solo per pochi- a far passare dall’altro lato. Il conflitto stesso fra polizia italiana e francese è malamente celato, per convenienza i controlli sul lato italiano sono spesso più morbidi rispetto a quelli dei colleghi poco più in là, che hanno il mandato di respingere quando possibile, senza prestare troppa attenzione al diritto internazionale in materia di respingimenti e di tutela del diritto di asilo. Le pratiche sia in entrata che in uscita, sia in arrivo che in transito, sfumano dal diritto alla prassi, dalla teoria al pragmatismo, dalla tutela alla repressione in forme talvolta difficilmente leggibili. Gli attori sul territorio sembrano essere complementari, integrati in un sistema che non stabilisce confini e barricate, da un punto di vista politico e sociale. Il conflitto è stato via via sedato, in virtù di un sistema sì misero, ma tutto sommato stabile, in una sua quiete disumanizzante. Sono serviti anni di denunce, di processi, di sgomberi di ogni spazio possibile attraversato e rivendicato, formale e informale. Sono state sgomberate le spiagge, gli spazi sotto al cavalcavia, il rifugio per famiglie disposto nella chiese delle Gianchette in Via Tenda, il campo formale gestito dalla CRI sul fiume Roja; ogni volta con un pretesto differente, dalla sicurezza all’emergenza sanitaria, le amministrazioni e le istituzioni, a prescindere dal colore politico, hanno scelto di affrontare il fenomeno in ottica emergenziale così da non occuparsene mai e relegarlo alla propaganda politica o, peggio, all’indifferenza. Di quegli spazi di vita oggi restano macerie e strutture abbandonate, fatiscenti. Nulla che le sostituisca, nulla che ne abbia preso il posto. Restano non-luoghi testimoni di storie e percorsi di vita comune, di tentativi di autorganizzazione e di solidarietà diffusa, di violenza istituzionale e violenza reattiva.

Siamo arrivati a Ventimiglia credendo di avere una qualche consapevolezza di cosa vi avremmo trovato, ma una volta giunti sul luogo i racconti di altri si sono crudamente materializzati in ogni scambio intrattenuto con la città e i suoi attori locali. Abbiamo potuto solo immaginare la dimensione di lotta che un tempo esisteva su questo territorio. Oggi rimane poco di quella tensione, sicuramente nulla di immediatamente visibile in soli due giorni. L’invisibilizzazione e indebolimento delle reti solidali si riflettono nell’ulteriore precarizzazione delle dimensioni temporale, materiale e relazionale delle persone in viaggio. La frontiera italo-francese di Ventimiglia, come tutte le frontiere, mette a nudo un conflitto che il pensiero neocoloniale tenta di edulcorare, cancellandone ogni traccia ed egemonizzandone il campo. Come ha insegnato Sayad, la volontà di movimento, solo apparentemente spontanea, viene narrata come privilegio da concedere se funzionale al sistema economico di arrivo, allo sfruttamento di forza lavoro indotta e all’accumulazione di capitali, al costo di uno sradicamento esistenziale e culturale da imporre e accettare. La frontiera rivela così la sua funzione: un dispositivo di governo della mobilità entro cui può essere sospeso il diritto come deterrente verso chi si mobilita. Lo abbiamo visto sui binari di Menton Garavan e nel dispiegamento di polizia lungo tutto il confine; nella repressione a fasi alterne tesa a rendere impossibile sia andare che rimanere in una dimensione stabile; nella sorveglianza estesa nel cimitero, in Via Tenda lungo il fiume, nei bagni chiusi di ogni locale, nell’abbandono all’inutilità del campo Roja, nei cartelli che proibiscono l’accampamento di fronte alla chiesa delle Gianchette -un tempo rifugio-, nella spiaggia dei Balzi Rossi sgomberata a forza dieci anni fa e oggi circondata di telecamere.

Eppure, per anni le forme di solidarietà spontanea e organizzata sono riuscite a trasformare questo sradicamento in presenza attiva, combattiva, solidale. Dopo anni di incendio sociale la soluzione più efficace è stata quella di esaurire l’ossigeno per far spegnere il fuoco, rendendo invivibile un luogo per estirpare quella presenza. Così al nostro arrivo avvertiamo solo assenza.

Damiano e Rebecca

resti stracciati di fogli di respingimento in frontiera

Novembre-Dicembre 2025 al confine: raccolta dati e respingimento

Riceviamo e pubblichiamo un ultimo report di monitoraggio in frontiera quest’anno a Ventimiglia, dove si parla di cooperazione delle polizie e di raccolta dati al respingimento. Il periodo di osservazione va da Novembre 2025 a Dicembre 2025.

Tutti report 2025:

report settembre-ottobre 2025
report aprile-giugno 2025
report marzo-aprile 2025
report febbraio-marzo 2025
report novembre-gennaio 2025

Il testo originale è in inglese.
English version below.
Traduction francaise en fin de page.

Questa breve cronologia delle molteplici conseguenze prodotte dai meccanismi di frontiera e dai suoi agenti alla frontiera interna tra Francia e Italia, sul Mar Mediterraneo, è un resoconto incompleto e ben contestuale. Rappresenta la situazione dal punto di vista di persone che osservano (spesso bianche) con cittadinanza europea e, di conseguenza, tralascia innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano e resistono per la libertà di movimento. È quindi un quadro molto parziale e limitato della situazione, che esclude le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM) e dei sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).

Anche i numeri dei respingimenti e degli episodi qui citati, rappresentano solo una panoramica momentanea della situazione alla frontiera – non riflettono i numeri dei respingimenti che abbiamo assistito durante i monitor regolari (attualmente circa 30 al giorno), né descrivono in modo appropriato tutti gli episodi di violenza che accadono in questa frontiera.

6 novembre

I controlli alla cosiddetta frontiera alta (la strada tra il territorio italiano e Mentone che non costeggia il mare), dove vengono respinte le persone dalla Francia verso l’Italia, da questo mese sono effettuati anche dalla polizia italiana, che svolge controlli supplementari sui passaggi a piedi e in macchina. Inoltre, l’esercito italiano è costantemente posizionato accanto al posto di blocco della PAF. È attraverso questo corridoio militare e di polizia che le persone rilasciate dalla detenzione dalla polizia di frontiera francese devono camminare quando vengono respinte in Italia.

Una persona che è stata arrestata dalla PAF nella notte del 5 novembre e rilasciata la mattina del giorno successivo, riferisce che i container della PAF dove sono detenute le persone sono pieni. Tuttavia, nessuno viene rilasciato fino alle 12:00. Le persone detenute nei container sono sottoposte a lunghi interrogatori che consistono in domande sui percorsi di viaggio e sulle abitudini personali, condotti alla presenza di persone in camice bianco che non si identificano come agenti di polizia.

Questa osservazione suggerisce la presenza di speciali task force di ricerca nel posto di polizia di frontiera della PAF che non rendono trasparente ai detenuti lo scopo dell’interrogatorio.

Tra le persone detenute nel posto di polizia di frontiera francese nella notte tra il 5 e il 6 novembre c’è una persona vulnerabile: un anziano con una grande valigia che riesce a malapena a camminare.

10 novembre

Sei persone sono state arrestate nella stazione ferroviaria di Mentone-Garavan la sera del 9 novembre, poco dopo le 22:00. Ad eccezione del minore non accompagnato che si trova tra loro, tutte e cinque le persone sono state respinte in Italia al mattino. Una delle persone che ha subito la detenzione e il respingimento da parte della PAF viaggiava con il suo sacco a pelo, pur sapendo che non lasciarlo indietro nel tentativo di raggiungere Mentone lo avrebbe esposto alla polizia francese come persona in movimento. Due giorni fa tutti i suoi altri effetti personali sono stati distrutti dai bulldozer che hanno sgomberato l’insediamento informale sotto il ponte di Ventimiglia dove aveva dormito per mancanza di un alloggio sicuro. Un’altra persona respinta questa mattina ha una gamba gonfia e afferma: “Siamo tutti traumatizzati dopo aver trascorso tre giorni a Ventimiglia”. Questa dichiarazione dimostra che la politica di gestione urbana mira sempre più alla distruzione fisica e psicologica delle persone in movimento, privandole di ogni sicurezza e comfort.

12 novembre

Undici persone vengono respinte in territorio italiano dalla PAF. Una delle persone respinte era stata ammanettata durante la detenzione. I suoi polsi sono doloranti, gonfi e coperti di segni rossi. Un’altra persona che è stata detenuta nel posto di polizia di frontiera riferisce di essere stata “molestata” dalla polizia francese. Quando viene respinto, è in stato di angoscia dopo essere stato spintonato, scosso fisicamente e minacciato verbalmente. “Mentre lo facevano, gli agenti di polizia mi parlavano in tono dispregiativo, come se fossi un bambino”, afferma. I minori non accompagnati sono stati detenuti nel posto di polizia di frontiera francese dagli stessi agenti di polizia che hanno mostrato chiaramente una propensione alla violenza.

Due persone che sono state respinte in Italia sono state arrestate nella stazione ferroviaria di Mentone. Stavano per acquistare un biglietto alla biglietteria automatica e hanno chiesto aiuto a un altro passeggero poiché non parlavano francese. Invece di aiutarli, il passeggero ha chiamato la polizia che ha arrestato i due viaggiatori con un controllo di polizia razzista.

17 novembre

Due persone tra il gruppo più numeroso di persone respinte in Italia in questo giorno dalla PAF sono state sottoposte a un lungo ed estenuante interrogatorio (ancora una volta condotto da una persona in camice bianco che gli interrogati hanno scambiato per un medico) dopo essere state trattenute nel posto di frontiera per 16 ore. Al momento del rilascio, alle 11:00, non avevano ricevuto né un verbale dell’interrogatorio né alcun documento che attestasse il processo di detenzione. Altre due persone respinte quel giorno hanno riferito di essere state detenute per 24 ore. Tra le persone respinte, almeno quattro non hanno ricevuto né cibo né acqua durante questa detenzione illegalmente prolungata.

19 novembre

Coloro che vengono respinti riferiscono che le celle della polizia al posto di frontiera sono piene di persone che sono state arrestate su autobus, treni e sui sentieri che collegano il territorio italiano a quello francese. Durante alcune mattine di novembre, 30 persone vengono respinte dalla Francia all’Italia in brevi periodi di tempo (ad esempio 1,5 ore). I container in cui sono detenute le persone costituiscono un rischio per la salute a causa delle condizioni igieniche insostenibili e del rifiuto di fornire cibo e acqua.

3 dicembre

Una persona che è stata respinta dalla Francia all’Italia dopo essere stata fermata su un autobus vicino alla città di Nizza assiste al momento in cui un minore che necessita di cure mediche viene separato dalla madre con cui sta viaggiando. Lo status di residenza del giovane non è soddisfacente per gli agenti di polizia francesi, contrariamente a quello di sua madre. Il giovane viene portato al posto di frontiera della polizia francese mentre è visibilmente in condizioni di sofferenza fisica.

4 dicembre

L’inizio di dicembre è caratterizzato da una presenza insolitamente elevata di agenti di polizia che guidano auto civili senza contrassegni. Nel frattempo, l’ufficio di polizia di frontiera è dotato di una tecnologia (fornita dalla società Cellebrite) che consente di hackerare i telefoni protetti da un codice PIN per estrarre dati dai telefoni personali senza il consenso dei detenuti e senza l’ordine di un giudice (che è legalmente necessario per farlo). Dopo questa estrazione illegale di dati personali, i telefoni delle persone interessate dall’intrusione nella privacy spesso smettono di funzionare.

8 dicembre

Un giovane adulto che si trova in Europa solo da sei giorni e non parla nessuna lingua europea viene trattenuto per tutta la notte nel posto di frontiera francese senza alcuna possibilità di traduzione e senza alcuna informazione sui suoi diritti durante la detenzione.

10 dicembre

Alcune delle persone respinte dalla Francia verso l’Italia nella mattinata di oggi sono estremamente stanche e provate, il che le rende ancora più vulnerabili di fronte alla violenza dei meccanismi di frontiera. Per alcune delle persone respinte è la seconda o terza notte senza dormire. Dormire nei container dove le persone sono detenute nel posto di frontiera francese è, secondo coloro che hanno vissuto la detenzione notturna oggi, impossibile a causa delle condizioni igieniche disastrose in cui si trovano, che hanno costretto una persona a passare la notte nella gabbia all’aperto davanti ai container, poiché era detenuto lì con altre 14 persone durante la notte.

English version:

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterranean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).
Also the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularly monitoring at the border (currently about 30 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

6th of November

The border controls on the so called upper border (the road between italian territory and Menton that is not running along the sea) where the people who are being pushed back from France to Italy is, since this month, also controlled by the italian police carrying out additional checks of passages by foot and car. In addition, the italian military is constantly positioned next to the checkpoint of the PAF. It is through this military and police corridor that the people released from detention by the french border police have to walk when being pushed back to Italy.

A person who has been arrested by the PAF in the night of the 5th November and released in the morning of the next day, reports that the containers of the PAF where people are being detained are full. Still no one is being released untill 12:00. The people being detained in the containers are subjected to long interviews consisting of questions about travel routes and personal habits carried out in the presence of persons in white coats who do not identify as police officers. This observation suggests the presence of special research task forces in the border police post of the PAF who do not make the aim of the interview transparent to the detainees.

Amongst the people detained in the french border police post in the night between the 5th and the 6th of November is a vulnerable person – an old man with a big suitcase who can barely walk.

10th of November

Six people have been arrested in the train station in Menton-Garavan in the evening of the 9th of November just after 22:00. Except for the unaccompanied minor who is amongst them, all five people are pushed back to Italy in the morning. One of the persons who has experienced detention and push back by the PAF has been travelling with his sleeping bag although he was aware that not leaving it behind when attempting to go to Menton would expose him to the french police as a person on the move. Two days ago all his other belongings were destroyed by bulldozers clearing the informal settlement under the bridge in Ventimiglia where he had slept due to a lack of safe accomodation. Another person being pushed back this morning has a swollen leg and states that „We are all traumatised after spending three days in Ventimiglia.“ This statement illustrates that the politics of the urban management are increasingly aiming at the physical and psychological destruction of people on the move in depriving them of all safety and comfort.

12th of November

Eleven people get pushed back to italian territory by the PAF. One of the people being pushed back had been handcuffed during his detention. His wrists are hurting, swollen and covered by red marks. Another person who has been detained in the border police post reports having been „harrassed“ by the french police. When pushed back, he is in distress after having been pushed around, physically shaken and verbally threatened. „While doing that the police officers where speaking to me in a derogative tone, as if i was an child“, he states. Unaccompanied minors have been detained in the french border police post by the same police officers obviously displaying an inclination towards violence.

Two people who are being pushed back to Italy have been arrested in the train station in Menton. They were about to buy a ticket at the ticket machine and asked another passenger for help since they were not speaking French. Instead of helping the passenger called the police who arrested the two travellers in a racist police control.

17th of November

Two people amongst the larger group of people pushed back to Italy on this day by the PAF have been subjected to a long and exhausting interview (once again carried out by a person in a long white coat whom the interviewees mistakenly took for a doctor) when having been detained in the border police post for 16 hours. When being released at 11:00 they had neither received a verbal protocoll of the interview nor any papers documenting he process of detention. Other two people pushed back on that day reported having been detained for 24 hours. Amongst the people pushed back at least four persons have not received any food or water during this illegally prolongued detention.

19th of November

Those who are being pushed back report that the police cells at the border police post are full of people who have been arrested on busses, trains and on the paths running from italian to french territory. During some November mornings 30 people are pushed back from France to Italy within short periods of time (such as 1,5 hours). The containers where people are being detained make proof of a health risk due to unbearable hygenic conditions and the refusal of access to food and water.

3rd of December

A person who has been pushed back from France to Italy when stopped on a bus near the city of Nice is witnessing how an underage person in need of medical attention is separated from his mother with whom he is travelling. The residence status of the young person is insatisfactory for the french police officers in contrary to the one of his mother. The young person is brought to the french border police post while being visibly in physical suffering.

4th of December

The beginning of december is marked by an unusually high prense of police officers driving in unmarked (civil) cars. Meanwhile the police office at the border is equipped with technology (provided by the company Cellebrite) to hack phones protected by a pin code in order to extract data from personal telephones without the consent of the detainees and without the order of a judge (which is legally necessary in order to do so). After this illegal extraction of personal data the telephones of the people concerned by the intrusion of privacy often cease functionning.

8th of December

A young adult who has been in Europe since six days only and does not speak any european language is detained over night in the french border police post without any access to translation and any information about his rights in custory.

10th of December

Some of the people pushed back from France to Italy in the morning of this day are extremely exhausted and worn down which makes them even more vulnerable when facing the violence of the border mechanisms. For some of the people being pushed back it is their second or third night without sleep. Sleeping in the containers where people are being detained in the french border post is, according to those who have experienced over-night detention today, impossible due to disastrous hygenic situation they are in – which forced a person to spend the night in the open-air cage in front of the containers as he was detained in there with 14 other people over night.

Version francaise:

Cette petite chronologie des multiples violences produites par les mécanismes frontaliers et leurs agents à la frontière intra-européenne entre la France et l’Italie, au bord de la mer Méditerranée, est un récit incomplet et situé. Elle dépeint la situation du point de vue d’observateurs (souvent blancs) de nationalité européenne et omet donc d’innombrables incidents violents subis par ceux qui luttent et se battent pour leur liberté de circulation. Il s’agit donc d’une image très partielle et limitée de la situation, qui omet les perspectives cruciales des personnes en mouvement (POM) et des sans-papiers (personnes sans documents reconnus comme « valides » par les agents frontaliers français).

De plus, les chiffres relatifs aux refoulements et aux incidents cités ici ne sont que des instantanés de la situation à la frontière – ils ne représentent ni le nombre de refoulements que nous observons lors de nos contrôles réguliers à la frontière (actuellement environ 30 par jour), ni tous les incidents violents que nous observons à cette frontière.

6 novembre

Les contrôles à la frontière dite « haute » (la route entre le territoire italien et Menton qui ne longe pas la mer), où les personnes refoulées de France vers l’Italie sont, depuis ce mois-ci, également contrôlées par la police italienne qui effectue des contrôles supplémentaires des passages à pied et en voiture. De plus, l’armée italienne est constamment positionnée à côté du poste de contrôle de la PAF. C’est par ce couloir militaire et policier que les personnes libérées de détention par la police des frontières française doivent passer lorsqu’elles sont refoulées vers l’Italie.

Une personne qui a été arrêtée par la PAF dans la nuit du 5 novembre et libérée le lendemain matin, rapporte que les conteneurs de la PAF où les personnes sont détenues sont pleins. Personne n’est encore libéré avant midi. Les personnes détenues dans les conteneurs sont soumises à de longs interrogatoires portant sur leurs itinéraires de voyage et leurs habitudes personnelles, en présence de personnes en blouse blanche qui ne s’identifient pas comme des policiers. Cette observation suggère la présence de groupes de travail spéciaux au sein du poste de police des frontières de la PAF, qui ne divulguent pas l’objectif de l’interrogatoire aux détenus.

Parmi les personnes détenues au poste de police des frontières français dans la nuit du 5 au 6 novembre se trouve une personne vulnérable : un vieil homme avec une grande valise qui peut à peine marcher.

10 novembre

Six personnes ont été arrêtées à la gare de Menton-Garavan dans la soirée du 9 novembre, peu après 22 heures. À l’exception du mineur non accompagné qui se trouve parmi eux, les cinq autres personnes sont renvoyées en Italie dans la matinée. L’une des personnes qui a été détenue et refoulée par la PAF voyageait avec son sac de couchage, bien qu’il sache que le fait de ne pas le laisser derrière lui lorsqu’il tentait de se rendre à Menton l’exposerait à la police française en tant que personne en déplacement. Il y a deux jours, toutes ses autres affaires ont été détruites par des bulldozers qui ont rasé le campement informel sous le pont de Vintimille où il dormait faute d’un logement sûr. Une autre personne refoulée ce matin a la jambe enflée et déclare : « Nous sommes tous traumatisés après avoir passé trois jours à Vintimille. » Cette déclaration illustre le fait que la politique de gestion urbaine vise de plus en plus à détruire physiquement et psychologiquement les personnes en déplacement en les privant de toute sécurité et de tout confort.

12 novembre

Onze personnes sont refoulées vers le territoire italien par la PAF. L’une des personnes refoulées avait été menottée pendant sa détention. Ses poignets sont douloureux, enflés et couverts de marques rouges. Une autre personne qui a été détenue au poste de police des frontières rapporte avoir été « harcelée » par la police française. Lors de son refoulement, elle est en détresse après avoir été bousculée, secouée physiquement et menacée verbalement. « Tout en faisant cela, les policiers me parlaient sur un ton désobligeant, comme si j’étais un enfant », déclare-t-elle. Des mineurs non accompagnés ont été détenus au poste de police des frontières français par les mêmes policiers qui affichaient manifestement une propension à la violence.

Deux personnes refoulées vers l’Italie ont été arrêtées à la gare de Menton. Elles s’apprêtaient à acheter un billet au distributeur automatique et ont demandé de l’aide à un autre passager car elles ne parlaient pas français. Au lieu de les aider, le passager a appelé la police qui a arrêté les deux voyageurs lors d’un contrôle policier raciste.

17 novembre

Deux personnes parmi le groupe plus important de personnes renvoyées en Italie ce jour-là par la PAF ont été soumises à un interrogatoire long et épuisant (une fois de plus mené par une personne vêtue d’une longue blouse blanche que les personnes interrogées ont pris à tort pour un médecin) après avoir été détenues pendant 16 heures au poste de police des frontières. Lorsqu’elles ont été libérées à 11 heures, elles n’avaient reçu ni procès-verbal de l’entretien ni aucun document attestant de leur détention. Deux autres personnes refoulées ce jour-là ont déclaré avoir été détenues pendant 24 heures. Parmi les personnes refoulées, au moins quatre n’ont reçu ni nourriture ni eau pendant cette détention illégalement prolongée.

19 novembre

Les personnes refoulées rapportent que les cellules du poste de police des frontières sont pleines de personnes qui ont été arrêtées dans des bus, des trains et sur les chemins reliant le territoire italien au territoire français. Au cours de certaines matinées de novembre, 30 personnes ont été refoulées de France vers l’Italie en peu de temps (environ une heure et demie). Les conteneurs dans lesquels les personnes sont détenues présentent un risque pour la santé en raison de conditions d’hygiène insupportables et du refus de leur donner accès à de la nourriture et à de l’eau.

3 décembre

Une personne refoulée de France vers l’Italie après avoir été arrêtée dans un bus près de la ville de Nice est témoin de la séparation d’un mineur ayant besoin de soins médicaux de sa mère avec laquelle il voyageait. Le statut de résident du jeune n’est pas satisfaisant pour les policiers français, contrairement à celui de sa mère. Le jeune est emmené au poste de police des frontières français alors qu’il souffre visiblement physiquement.

4 décembre

Le début du mois de décembre est marqué par une présence inhabituellement élevée de policiers circulant dans des voitures banalisées (civiles). Par ailleurs, le poste de police à la frontière est équipé d’une technologie (fournie par la société Cellebrite) permettant de pirater les téléphones protégés par un code PIN afin d’extraire des données des téléphones personnels sans le consentement des détenus et sans l’ordre d’un juge (ce qui est légalement nécessaire pour ce faire). Après cette extraction illégale de données personnelles, les téléphones des personnes concernées par cette intrusion dans leur vie privée cessent souvent de fonctionner.

8 décembre

Un jeune adulte qui est en Europe depuis seulement six jours et ne parle aucune langue européenne est détenu pendant la nuit dans un poste de police français à la frontière, sans accès à un interprète ni à aucune information sur ses droits en détention.

10 décembre

Certaines des personnes refoulées de France vers l’Italie dans la matinée de ce jour sont extrêmement épuisées et à bout de forces, ce qui les rend encore plus vulnérables face à la violence des mécanismes frontaliers. Pour certaines des personnes refoulées, c’est leur deuxième ou troisième nuit sans sommeil. Dormir dans les conteneurs où les personnes sont détenues au poste frontière français est, selon ceux qui ont vécu la détention pendant la nuit aujourd’hui, impossible en raison des conditions d’hygiène désastreuses dans lesquelles ils se trouvent – ce qui a contraint une personne à passer la nuit dans la cage en plein air devant les conteneurs, alors qu’elle était détenue là avec 14 autres personnes pendant la nuit.

A processo il CPR di Torino: prosegue l’ascolto dei testimoni

Riceviamo e pubblichiamo
(Article en langue française en-dessous)

Per gli articoli sulle udienze precedenti consultare:
https://parolesulconfine.com/a-processo-il-cpr-di-torino-la-testimonianza-della-famiglia-di-moussa-balde/

https://parolesulconfine.com/scaricabarile-tra-questura-e-gepsa-prima-udienza-per-omicidio-colposo-di-balde/

https://parolesulconfine.com/per-moussa-e-ousmane-contro-tutti-i-cpr/

A processo il CPR di Torino: prosegue l’ascolto dei testimoni

Il 20 ottobre si è svolta la terza udienza del processo per la morte di Moussa Balde nel CPR di Torino. La famiglia continua tenace la sua campagna per la verità e giustizia presidiando l’udienza. Al banco testimoni convocati dalla parte civile e dalla difesa.

Le prime udienze di questo processo, che vede imputati per omicidio colposo l’ex-responsabile della struttura Annalisa Spataro e il medico Fulvio Pitanti, ci stanno mostrando ormai chiaramente un filo rosso che collega la linea difensiva dell’ex-ente gestore del CPR, la GEPSA S.p.A. con i precedenti imputati, i cinque funzionari di polizia, precedentemente indagati per falso e sequestro di persona, tra cui l’ex-vice-prefetto (anche ex-dirigente dell’Ufficio immigrazione della Questura) di Torino, questa volta chiamato al banco dei testimoni. E’ infatti proprio il palleggio delle responsabilità tra questi due enti che segna l’unica strategia della difesa.

Si sono susseguiti interventi della parte civile e della difesa. Rispettivamente:

Mauro Palma, ex garante nazionale delle persone detenute (2016 – 2024)
Un dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Torino
Un medico precedentemente impiegato della GEPSA
L’ex vice prefetto di Torino

Di seguito una rassegna dei principali temi emersi dalle testimonianze:

Ospedaletto:la copertura sanitaria nasconde logiche punitive

In ben quattro rapporti stilati lungo il suo mandato Mauro Palma ha definito il CPR di Torino simile a vecchi zoo e l’Ospedaletto “la peggiore situazione d’Europa” tra i luoghi di detenzione amministrativa, totalmente inadeguato al trattamento sanitario, ma anche ad una detenzione ordinaria. Secondo alcuni detenuti intervistati durante dei sopralluoghi l’Ospedaletto veniva utilizzato come strumento punitivo, procedura illegale e dunque ovviamente negata dalla struttura.

L’esistenza ufficiale dell’area chiamata Ospedaletto è motivata da ragioni sanitarie. Ma l’espediente sanitario risulta fallace in principio, in quanto il regolamento prevederebbe per questo scopo un luogo di osservazione idoneo, che risulta mancare. In questo caso si tratta infatti di stanze di isolamento prive di qualsiasi comunicazione diretta con il personale medico.

La deresponsabilizzazione è a tutti i livelli

Nelle varie testimonianze appare cruciale la ricerca che Garante e avvocati avviano al fine di trovare Moussa Balde dopo la sua scomparsa a seguito del pestaggio, già mediatizzato. Ma la sua presenza nel CPR di Torino non viene ufficialmente riconosciuta prima della sua morte.

La ricostruzione dei momenti riguardanti il trasferimento di Moussa verso e nel CPR, dal passaggio in infermeria al seguente tentativo di individuarlo dovuto alle pressioni del Garante, rasenta l’assurdo: ogni versione si accavalla sull’altra in una labirintica narrazione dove le apparenti attenzioni di ciascunx sembrano imbattersi in continui ostacoli. Nonostante gli evidenti segni di pestaggio, la presenza di solo due cittadini guineani nel CPR e la presenza di cartelle cliniche in ingresso, Moussa non viene individuato. La GEPSA in un primo momento comunica alla prefettura l’isolamento di Moussa Balde per motivi sanitari, dopo la sua morte la motivazione diventa piuttosto l’ordine pubblico, ma la prefettura afferma di non aver mai verificato i documenti precedenti. Le responsabilità non solo vengono scaricate tra gli enti, ma anche lungo la stessa catena di comando, fino ad indicare nella tirocinante un elemento critico che avrebbe potuto contribuire all’identificazione di Moussa.

Ritornano anche le incongruenze tra le dichiarazioni di compatibilità di Moussa con la vita comunitaria e la decisione dell’isolamento, giustificato come prudenza verso le preoccupazioni di alcuni ospiti per presunta scabbia, pero’ già smentita dal medico. Una gran confusione appositamente inscenata per gettare fumo negli occhi e cercare di svincolarsi dalle accuse.

L’inesistente trattamento delle fragilità

Dopo che il medico ha descritto i tentativi suicidari come quasi quotidiani, per sminuire la drammaticità di ogni singolo atto l’ex-vice direttrice ha affermato che si trattava di episodi più unici che rari. Rimane un fatto l’assenza di protocolli sanitari riguardo atti anti-conservativi e rischi suicidari, descritti come tentativi dei detenuti per attirare l’attenzione e guadagnare un’ora d’aria in infermeria o dei pretesti per favorire evasioni. Il servizio di supporto psicologico è unicamente formale e non verificato da alcun ente. La presa in carico sanitaria è affidata a medici privati, invece che dal Servizio Sanitario Nazionale. Una giostra senza fine, fatta di falle normative, noncuranza e razzismo sistemico.

Il paradosso dell’ipotesi del rimpatrio

L’assenza di accordi istituzionali con la Guinea in tema di rimpatri, a cui si aggiunge l’epidemia di ebola che era in corso, privava delle possibilità materiali un’ipotetica deportazione. Questa mancanza di giustificazioni per quanto gli stava accadendo avrebbe causato in Moussa l’aumentare di scompensi e fragilità psichiche contribuendo alla sua tragica fine.
Quello che appare chiaro dall’incoerenza delle testimonianze è il ricorso al paravento delle procedure, spesso volontariamente manchevoli, per giustificare quotidianamente la violenza strutturale dello Stato.

Continueremo a portare solidarietà alla famiglia di Moussa e a tuttə i detenuti e le detenute dei CPR. La prossima udienza è fissata per il 26 novembre h 9:00 al Tribunale di Torino.

Procès du CPR de Turin : l’audition des témoins se poursuit

Le 20 octobre s’est tenue la troisième audience du procès pour la mort de Moussa Balde au CPR de Turin. La famille poursuit avec ténacité sa campagne pour la vérité et la justice en assistant à l’audience. À la barre, les témoins convoqué·e·s par la partie civile et la défense.

Les premières audiences de ce procès, qui voit l’ancienne directrice du de l’entreprise privée gestionnaire du CPR (Centre de Rétention Administratif en italien) Annalisa Spataro et le médecin Fulvio Pitanti accusé·e·s d’homicide involontaire, nous montrent désormais clairement un fil rouge : la ligne de défense de l’ancienne entreprise gestionnaire du CPR, la GEPSA S.p.A., ressemble à celle des précédents accusés, les cinq fonctionnaires de police, précédemment mis en examen pour faux et séquestration de personne, parmi lesquels l’ancien vice-préfet (également ancien directeur du bureau de l’immigration de la préfecture de police) de Turin, cette fois appelé à la barre des témoins. C’est en effet le renvoi de responsabilité entre ces deux organismes comme seule ligne de défense.

Des témoins appéle·e·s par la partie civile et la défense se sont succédé·e·s. Respectivement : Mauro Palma, ancien garant national des personnes détenues (2016-2024), et un ancien dirigeant du Serive préfectorale de l’immigration au CPR, un médecin précédemment employé par la GEPSA, l’ancien vice-préfet de Turin et l’ancienne vice-directrice de la GEPSA S.p.A.

Voici un aperçu des principaux thèmes qui sont ressortis des témoignages :

L’Ospedaletto:la couverture sanitaire cache une logique punitive

Dans quatre rapports rédigés au cours de son mandat, Mauro Palma a qualifié le CPR de Turin de « vieux zoo » et l’Ospedaletto de « pire situation en Europe » parmi les lieux de détention administrativ. Il était totalement inadapté aux soins de santé, mais aussi à une détention ordinaire. Selon certains détenus interrogés lors des visites, l’Ospedaletto était utilisé comme un instrument punitif, une procédure illégale et donc évidemment niée par la structure.

L’existence officielle de la zone appelée Ospedaletto est motivée par des raisons sanitaires. Mais l’argument sanitaire est fallacieux dès le départ, car le règlement prévoit un lieu d’observation approprié, qui fait défaut dans ce cas, puisqu’il s’agit en fait de cellules d’isolement sans aucune communication directe avec le personnel médical.

La déresponsabilisation est à tous les niveaux

Dans les différents témoignages un passage apparaît comme crucial : la recherche lancée par le Défenseur des droits et les avocat·e·s afin de retrouver Moussa Balde après sa disparition à la suite du passage à tabac, déjà médiatisé. Mais sa présence au CPR de Turin n’est pas officiellement reconnue avant sa mort.

La reconstitution des événements liés au transfert de Moussa vers et au sein du CPR, depuis son passage à l’infirmerie jusqu’à la tentative suivante de le localiser sous la pression du Défenseur des droits, frôle l’absurde : chaque version se superpose à l’autre dans un récit labyrinthique où les attentions apparentes de chacun semblent se heurter à des obstacles incessants. Malgré les signes évidents de coups, la présence de seulement deux citoyens guinéens dans les CRA à ce moment et l’existence de dossiers médicaux à l’entrée, Moussa n’est pas identifié. Dans un premier temps, la GEPSA informe la préfecture de l’isolement de Moussa Balde pour des raisons sanitaires, puis, après sa mort, la motivation devient l’ordre public, mais la préfecture affirme n’avoir jamais vérifié les documents précédents. Les responsabilités sont non seulement rejetées entre les institutions, mais aussi tout au long de la chaîne de commandement, jusqu’à désigner la stagiaire comme un élément critique qui aurait pu contribuer à l’identification de Moussa.

Les incohérences entre les déclarations de compatibilité de Moussa avec la vie communautaire et la décision d’isolement, justifiée par la prudence face aux inquiétudes de certains hôtes concernant une prétendue gale, déjà démentie par le médecin, refont surface. Une grande confusion spécialement mise en scène pour brouiller les pistes et tenter de se disculper.

L’absence de traitement des fragilités

Après que le médecin ait décrit les tentatives de suicide comme quasi quotidiennes, afin de minimiser la gravité de chaque acte, l’ancienne directrice adjointe a affirmé qu’il s’agissait d’épisodes plus exceptionnels que rares. Il n’en reste pas moins qu’il n’existe aucun protocole sanitaire concernant les actes d’auto-lésions et les risques suicidaires. Au contraire, cela sont décrits comme des tentatives des détenus pour attirer l’attention et gagner une heure d’air frais à l’infirmerie ou comme des prétextes pour favoriser les évasions. Le service de soutien psychologique est purement formel et n’est contrôlé par aucun organisme. La prise en charge sanitaire est confiée à des médecins privés, plutôt qu’au service national de santé. Un cercle vicieux sans fin, fait de lacunes réglementaires, de négligence et de racisme systémique.

Le paradoxe de l’hypothèse du rapatriement

L’absence d’accords institutionnels avec la Guinée en matière de rapatriement, à laquelle s’ajoutai l’épidémie d’Ebola, empêchait matériellement l’hypothétique expulsion. Ce manque de justifications pour sa détention aurait eu pour conséquence d’accroître les déséquilibres et la fragilité psychique, contribuant à la fin tragique de Moussa.

Ce qui ressort clairement de l’incohérence des témoignages, c’est l’utilisation de procédures, souvent volontairement lacunaires, pour justifier quotidiennement la violence structurelle de l’État.

Nous continuerons à apporter notre solidarité à la famille de Moussa et à tous les détenus et détenues des CPR. La prochaine audience est fixée au 26 novembre à 9h00 au tribunal de Turin.

A processo il CPR di Torino: la testimonianza della famiglia di Moussa Balde

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto della seconda udienza dedicata all’ascolto delle testimonianze nel processo per la morte di Moussa Balde. Il capo d’accusa per l’ex direttrice del centro, Annalisa Spataro, e l’ex dirigente medico del centro, Fulvio Pitanti, è di omicidio colposo. Prossima udienza in programma, lunedì 20 Ottobre sempre al tribunale di Torino.

(Article en langue française en-dessous)

A processo la gestione privata del CPR di Torino: la famiglia di Moussa Balde testimonia per la verità e la giustizia

Il 22 settembre si è svolta la seconda udienza del processo per la morte di Moussa Balde nel CPR di Torino. Per la prima volta, la famiglia ha avuto modo di vedere in faccia i responsabili della morte di Moussa e raccontare la sua storia in aula.

Da numerose testimonianze tra il personale, le forze dell’ordine e l’amministrazione del CPR, invece, è emersa chiaramente l’assenza totale di una reale regolamentazione. Il personale ha riportato che nel CPR tutto è lasciato all’informalità e alla discrezionalità di chi è presente al momento. Le risorse del capitolato non sono sufficienti né per garantire tutele né per svolgere servizi essenziali. Di fronte a tali condizioni degradanti, anche il giudice ha avuto difficoltà a definire «ospiti» i detenuti del CPR.

In questo momento, il dibattito si sta concentrando sullo stabilire i responsabili dell’isolamento di Moussa nell’ospedaletto. Gli avvocatə dell’ex direttrice del CPR e dell’ex medico, gli unici imputatə, tentano di attribuire la colpa alla questura e perfino ad altri detenuti che avrebbero rifiutato di accogliere Moussa in sezione per un sospetto di scabbia (rivelatosi infondato). Un vergognoso rimbalzo di colpe che mira solo a creare confusione e a cercare di uscirne pulitə, senza assumersi la responsabilità per quanto è accaduto.

Ma sappiamo, e non ci stancheremo mai di dirlo, che la colpa della morte di Moussa e di tutte le altre morti è sistemica. Il CPR è un sistema che uccide, tortura e maltratta.

Lasciamo la parola alla famiglia di Moussa Balde, che non ha mai smesso di mobilitarsi con coraggio, dignità e determinazione fin dal giorno della perdita del loro caro figlio, fratello e amico, per onorarne la memoria e affinché nessun’altra famiglia debba mai più attraversare il dolore che hanno vissuto:

Noi, Djenabou Balde, Thierno Hamidou Balde e Mariam Baillo Balde abbiamo testimoniato in qualità di rappresentanti e membri della famiglia di Moussa Balde (pace alla sua anima) e come parte civile del processo.

La testimonianza si è articolata su tre periodi fondamentali che hanno segnato il suo percorso:

  1. Il viaggio di Moussa Balde (pace alla sua anima) dalla Guinea fino all’Italia, passando per il Mali, l’Algeria e la Libia, da dove ha attraversato il Mediterraneo per arrivare in Italia nel 2016.
  2. L’esperienza vissuta da Moussa Balde (pace alla sua anima) in Europa, in particolare in Italia, che era il suo paese di riferimento: questo periodo è caratterizzato dal tentativo di Moussa Balde (pace alla sua anima) di integrarsi in Italia attraverso un centro d’accoglienza per persone migranti. Durante questo periodo, nostro fratello conduceva una vita vivace, gioiosa, con la speranza che il suo sogno si realizzasse in Italia. Improvvisamente, quel sogno si è infranto ed è diventato un calvario, segnato da enormi difficoltà in Europa, e soprattutto in Italia. Un periodo colpito dalla disperazione di vedere il proprio sogno crollare come un castello di carte.
  3. L’incarcerazione di Moussa Balde (pace alla sua anima) nel 2021 nel CPR di Torino, dove ha trovato la morte: un breve periodo durante il quale la famiglia aveva perso ogni contatto e informazione su di lui. Successivamente, abbiamo appreso della sua morte (pace alla sua anima) tramite una telefonata di un suo amico, di nome Amadou, senza comprendere le vere circostanze che hanno portato a questa triste tragedia.

MOMENTO DELLA TESTIMONIANZA:

Durante la testimonianza, eravamo sereni, fiduciosi. Perché sentivamo un sostegno totale da parte del popolo italiano, amante della giustizia e della libertà. Attraverso una mobilitazione enorme di persone di buona volontà, che accompagnano la famiglia fin dall’inizio di questa tragedia. Le ringraziamo di cuore. E in particolare, un ringraziamento speciale al nostro avvocato Gianluca Vitale e al suo team, per il lavoro che stanno svolgendo nella ricerca della verità sulla morte di Moussa Balde (pace alla sua anima), sulle pratiche disumane all’interno dei CPR in generale, e per il ripristino della giustizia.

IL PROSEGUIMENTO DELL’UDIENZA E LE NOSTRE ASPETTATIVE:

Speriamo che alla fine di questo processo venga resa giustizia. Che la memoria di Mamadou Moussa Balde (pace alla sua anima) venga onorata. E soprattutto, che i CPR vengano aboliti in Italia e che in tutto il mondo vengano eliminati tutti i luoghi di privazione della libertà privi di un fondamento giusto. Con un pensiero positivo rivolto al popolo palestinese, che oggi subisce un’ingiustizia evidente agli occhi del mondo intero.

LA FAMIGLIA DI MAMADOU MOUSSA BALDE (PACE ALLA SUA ANIMA)

Alla prossima udienza, il 20 ottobre, saranno ascoltatə gli ex dirigenti dell’ufficio immigrazione e della questura. Continueremo a portare solidarietà alla famiglia di Moussa e a tuttə i detenuti e le detenute dei CPR davanti al tribunale.

Per un resoconto della prima udienza del processo:
https://parolesulconfine.com/scaricabarile-tra-questura-e-gepsa-prima-udienza-per-omicidio-colposo-di-balde/

Per sostenere le spese di viaggio della famiglia di Moussa Balde in Italia :
https://www.we-solidaire.com/fr/collecte/contro-i-c-p-r-giustizia-per-moussa-udienza-8-09-2025-1

Procès contre la gestion privée du CPR de Turin :
la famille de Moussa Balde témoigne pour la vérité et la justice

Le 22 septembre s’est tenue la deuxième audience du procès pour la mort de Moussa Balde au CPR (centre de rétention administrative) de Turin. Pour la première fois, la famille a pu faire face aux responsables de la mort de Moussa et raconter son histoire en salle d’audience. De nombreux témoignages, issus du personnel, des forces de l’ordre et de l’administration du CPR, ont clairement mis en évidence l’absence totale d’une réelle réglementation. Le personnel a rapporté que tout au CPR est laissé à l’informalité et à la discrétion des personnes présentes à ce moment-là. Les ressources prévues dans le cahier des charges ne sont suffisantes ni pour garantir des protections, ni pour assurer des services essentiels. Face à de telles conditions dégradantes, même le juge a eu du mal à qualifier les détenus du CPR d’« hôtes ».

À ce stade, le débat se concentre sur l’identification des responsables de l’isolement de Moussa dans la zone appelée « ospedaletto ». Les avocat·es de l’ancienne directrice du CPR et de l’ancien médecin, les seul·es accusé·es, tentent d’attribuer la faute à la questura de Turin (direction locale de la police d’état) et même à d’autres détenus qui auraient refusé de réintégrer Moussa en section à cause d’un soupçon de gale, qui s’est avéré infondé. Ce lamentable renvoi de responsabilités ne vise qu’à semer la confusion et à tenter de s’en sortir sans assumer la responsabilité de ce qui s’est passé.

Mais nous savons, et nous ne cesserons jamais de le répéter, que la responsabilité de la mort de Moussa et de toutes les autres morts est systémique. Le CPR est un système qui tue, torture et maltraite.

Laissons la parole à la famille de Moussa Balde, qui n’a jamais cessé de se mobiliser avec courage, dignité et détermination depuis le jour de la perte de leur cher fils, frère et ami, pour honorer sa mémoire et afin qu’aucune autre famille ne doive jamais plus traverser cette douleur :

Nous, Djenabou Balde, Thierno Hamidou Balde, Mariam Baillo Balde, avons témoigné en tant que représentants et membres de la famille de Moussa Balde (paix à son âme) et parties civiles du PROCÈS. 

Le témoignage portait sur trois périodes essentielles, qui ont marquées son aventure :

  1. Le parcours de Moussa Balde (paix à son âme) de la Guinée jusqu’en Italie en passant par le Mali, l’Algérie et la Libye où il a traversé la méditerranée pour arriver en Italie en 2016.
  2. Le vécu de Moussa Balde (paix à son âme) en Europe particulièrement en Italie qui était son pays de préférence. Cette période est marquée par la tentative de Moussa Balde (paix à son âme) d’intégration en Italie à travers un centre de réinsertion pour migrants. Durant cette période notre frère avait une vie vivace, joyeuse avec l’espoir que son rêve allait se réaliser en Italie. Soudainement, ce rêve s’est brisé et est devenu un calvaire, marqué par d’énormes difficultés en Europe, et surtout en Italie. Une période frappée par le désespoir de voir son rêve s’effondrer comme un château de cartes.
  3. L’emprisonnement de Moussa Balde (paix à son âme) en 2021 dans le CPR de Turin où il trouva la mort. Une courte période durant laquelle la famille avait perdu tout contact et information à son sujet. Par la suite, nous avons appris sa mort (paix à son âme) par un appel téléphonique d’un de ses amis, nommé Amadou, sans comprendre les véritables circonstances qui ont conduit à cette triste tragédie.

MOMENT DU TÉMOIGNAGE

Lors du témoignage, nous étions sereins, confiants. Parce que l’on sentait un soutien total du peuple italien épris de justice et de liberté. À travers une mobilisation énorme des personnes de bonne volonté qui accompagnent la famille depuis le début de cette tragédie. Nous les en remercions, avec une mention spéciale pour notre avocat Maître Gianluca Vitale et son équipe pour le travail qu’ils mènent à la recherche de la vérité sur la mort de Moussa Balde (paix à son âme), sur les pratiques inhumaines à l’intérieur des CPR en général et pour le rétablissement de la justice.

LA SUITE DE L’AUDIENCE ET NOS ATTENTES

Nous espérons qu’à la fin de ce procès, le droit sera dit. La mémoire de Mamadou Moussa Balde (paix à son âme) sera honorée. Et surtout nous voulons l’abolition des CPRs en Italie et de tous les lieux de privation de liberté sans fondement juste dans le monde entier. Avec une pensée positive au peuple palestinien qui subit aujourd’hui une injustice notoire aux yeux du monde entier.

LA FAMILLE DE MAMADOU MOUSSA BALDE (PAIX À SON ÂME)

La prochaine audience aura lieu le 20 octobre, les ancien·nes responsables du bureau de l’immigration et de la questura y seront entendu·es. Devant le tribunal, nous continuerons à apporter notre solidarité à la famille de Moussa et à toutes les personnes enfermées dans les CPR.

Pour un compte rendu de la première audience du procès :
https://parolesulconfine.com/scaricabarile-tra-questura-e-gepsa-prima-udienza-per-omicidio-colposo-di-balde/

Pour soutenir le voyage de la famille de Moussa Balde en Italie :
https://www.we-solidaire.com/fr/collecte/contro-i-c-p-r-giustizia-per-moussa-udienza-8-09-2025-1

Scaricabarile tra Questura e GEPSA: prima udienza per omicidio colposo di Balde.

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto dell’udienza dell’8 settembre 2025 al tribunale di Torino, riguardante il processo per omicidio colposo di Moussa Balde contro dipendenti della GEPSA, la multinazionale francese che, all’epoca dei fatti, gestiva il CPR torinese dove Moussa ha perso la vita.

(Article en langue française en-dessous)

Scaricabarile tra Questura e GEPSA: report della prima udienza del processo per omicidio colposo di Balde.

Si è conclusa la prima udienza del processo Balde, che vede imputat* l’ex direttrice e l’ex dirigente sanitario del CPR di Torino. Durante l’udienza sono state ascoltate le testimonianze delle persone coinvolte nel caso e che avevano in carico Moussa al momento del suo decesso. Tra quest* l’infermiera, la psicologa, l’ex imputato funzionario di polizia dell’Ufficio Immigrazione di Torino (allora responsabile del dispositivo di sicurezza del CPR), il mediatore e la mediatrice culturale, la stagista dell’ufficio amministrativo della GEPSA (Ente gestore), la Garante locale per i diritti delle persone private della libertà, e altr*.

Nel maggio 2021, com’è noto, Moussa Balde, reduce da un pestaggio razzista a Ventimiglia, viene rinchiuso nella zona rossa del CPR di Torino (una delle aree comuni). Dopo pochi giorni, viene trasferito in isolamento, all’interno di una delle celle della zona chiamata “ospedaletto”. Qui, il 23 maggio, si toglie la vita. Il cuore dell’udienza riguarda le ragioni di questo trasferimento e chiavrebbe preso tale decisione. Chi ha spostato Moussa nell’ospedaletto e per quale motivo?
Secondo lo stato italiano, Moussa è stato trasferito in isolamento per via di una psoriasi diagnosticata dall’ex medico del CPR – una condizione che, viene ribadito in aula, non è affatto una malattia contagiosa. Per la GEPSA, invece, il trasferimento sarebbe avvenuto per motivi di “ordine pubblico”, a causa di una presunta “incompatibilità” tra Moussa e gli altri detenuti del CPR, con la responsabilità che ricadrebbe sulla Questura di Torino.
In merito, l’ex direttrice del CPR, durante una dichiarazione spontanea, si appella all’articolo 4 del regolamento del CPR, sostenendo che nella gestione del centro la GEPSA avesse “le mani legate”, agendo come una reception di un hotel, dove l’unico compito è “comunicare agli ospiti il numero della stanza”.

Dopo ore di udienza, appare sempre più evidente il continuo rimpallo di responsabilità tra i vari attori coinvolti nella catena di inadempienze che ha portato alla morte di Moussa. Tuttavia l’obiettivo del processo non sembra essere quello di stabilire chi abbia avuto la maggiore responsabilità tra la questura e GEPSA – anche perché questura e varie figure istituzionali ne sono già uscite indenni con un’assoluzione, tramite cavilli legali, per l’accusa di sequestro di persona che riguardava esattamente l’uso improprio della sezione ospedaletto nel cpr torinese – ma piuttosto quello di trovare un colpevole tra gli imputati rimasti, ovvero coloro che non fanno parte direttamente dell’apparato statale.
Non si mette in discussione il sistema detentivo, repressivo e letale del CPR, ma si cerca il “colpevole del misfatto”, guarda caso mai tra i rappresentanti delle istituzioni, coloro che tengono in piedi l’intero meccanismo e che scompaiono quando questo va incrisi. Questo processo, più che una vera ricerca di giustizia, sembra un teatro giustizialista alla ricerca di un capro espiatorio, mentre il sistema ed i suoi rappresentanti, ancora una volta, si auto-assolvono.

Accanto alla volontà di scaricare ogni responsabilità esclusivamente sui privati della GEPSA, emerge in maniera lampante l’assoluta inadeguatezza del sistema CPR, un po’ come la “banalità del male”.
Uno degli aspetti più gravi riguarda l’assenza di un protocollo per la prevenzione del rischio suicidario. Tuttavia, questa banalità del male permea ogni aspetto gestionale. Lo dimostra il comportamento dell’infermiera di turno, che ha dichiarato in aula di essere passata due volte davanti alla cella di Moussa per somministrargli la terapia prescritta dal medico, senza mai entrarvi e delegando infine la responsabilità a un militare in servizio. Anche il supporto psicologico, che dovrebbe essere centrale in un luogo di detenzione amministrativa, risulta del tutto insufficiente. La psicologa ha infatti riferito che il servizio si limita a sole 16 ore settimanali – da dividere con il servizio di informativa legale – per circa 120 persone. Ha inoltre ammesso che i colloqui psicologici non vengono quasi mai effettuati al momento dell’ingresso, e spesso nemmeno durante la permanenza nel CPR. In altre parole, chi entra in quel luogo può attraversarlo nella completa invisibilità, anche in condizioni di grave sofferenza

Le condizioni materiali del centro parlano da sole. Le immagini riprese dalle telecamere dei Carabinieri intervenuti dopo il suicidio, mostrano celle fatiscenti, ambienti sporchi e privi di ogni dignità. Tali erano le condizioni da spingere gli avvocati della difesa a opporsi perfino alla proiezione delle immagini in aula.
Le negligenze, le approssimazioni e il razzismo strutturale sono evidenti anche nella gestione della documentazione riguardante Moussa. E infatti, nonostante la direttrice avesse ricevuto informazioni alquanto inequivocabili dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà di Torino (che indicava Moussa come un guineano picchiato a Ventimiglia), la sua presenza non risultava nel registro del CPR. Eppure, ci si chiede: quanti guineani in quei giorni potevano essere trasferiti dalla questura di Imperia? E ancora, non sorprende la confusione negli audio ascoltati in aula, in cui l’ex direttrice parla indistintamente di Gambia e Guinea, come fossero lo stesso paese.
Infine, colpisce il fatto che nessun* tra il personale presente in quei giorni si ricordi veramente di Moussa, nessun* che abbia riscontrato alcuna traccia fisica delle aggressioni da lui subite a Ventimiglia, nonostante queste dovessero essere ben visibili.

L’udienza dell’8 settembre ci ha permesso di entrare nel merito del sistema che sorregge il lager CPR. Anche se la tendenza è stata quella di spostare la responsabilità verso i singoli individui, specialmente verso i “pesci piccoli”, piuttosto che interrogarsi sul funzionamento complessivo del sistema. Questo evidenzia una chiara volontà politica e giuridica di discolpare il sistema razzista, repressivo e detentivo in sé, e di incolpare e punire chi, nelle funzioni private, ha agito in modo difforme.
Lo stato prova a uscirne pulito attraverso l’assoluzione dei suoi rappresentanti istituzionali – e, difatto, c’è già riuscito. Ma non per questo rinuncia a infierire, scaricando ogni responsabilità su soggetti privati. I quali, a loro volta, sono comunque pienamente inseriti e complici di un sistema repressivo e violento che colpisce le persone più vulnerabili e meno privilegiate. Persone senza documenti, persone non bianche, stranier*.

Che ogni singola persona coinvolta abbia giocato un ruolo, più o meno significativo, nella morte di Moussa è innegabile. Tuttavia, dobbiamo ricordare che questa macchina di tortura rinchiude, annienta e uccide persone in movimento ogni giorno, in Italia e ovunque. E che la battaglia portata avanti dalla famiglia Balde, e da tutte le persone solidali che la sostengono, è la stessa di tante altre famiglie che piangono la morte di Ousmane Sylla e di altre vittime nei CPR d’Italia e d’Europa, morti avvenute nello stesso modo, per le stesse ragioni.

Continueremo a ripetere che questi sono omicidi di Stato, come tutte le morti alle frontiere interne ed esterne in Europa e come tali dovranno pesare sulle coscienze di chi continua ad alimentare un sistema di dominio, di sopraffazione, di violenza nei confronti delle persone in movimento, delle persone con “documenti sbagliati”. La lotta della famiglia Balde, legittima e fondamentale, continuerà insieme a quella di tutt* noi.

Il 22 settembre ci sarà un’udienza importante, in cui si ascolteranno i testimoni della parte civile, ovvero i familiari di Moussa, che arriveranno dalla Guinea. Partecipiamo in tant*, per far sentire loro tutto il nostro sostegno.


Solidali di Ventimiglia
15/09/2025

Renvoi de balle entre la Questure et GEPSA : compte rendu de la première audience du procès pour homicide involontaire de Moussa Balde

La première audience du procès Balde s’est achevée. Y sont inculpé·e·s l’ex-directrice et l’ancien responsable sanitaire du centre de rétention administrative (CPR) de Turin en Italie. Lors de l’audience, plusieurs personnes impliquées dans l’affaire et ayant eu Moussa sous leur responsabilité au moment de son décès ont été entendues. Parmi elles : l’infirmière, la psychologue, l’ancien fonctionnaire de police de l’Office de l’immigration de Turin (alors responsable du dispositif de sécurité du CPR), un médiateur et une médiatrice culturelle, une stagiaire de l’administration de la GEPSA (organisme gestionnaire), la garante locale des droits des personnes privées de liberté, et d’autres encore.

En mai 2021, Moussa Balde, victime d’une agression raciste à Vintimille, est enfermé dans la zone rouge du CPR de Turin (l’une des zones communes). Quelques jours plus tard, il est transféré en isolement, dans une cellule de la zone dite de « l’ospedaletto » (petit hôpital). C’est là, le 23 mai, qu’il se donne la mort. Le cœur de l’audience porte sur les raisons de ce transfert et sur l’identité de la personne qui aurait pris cette décision. Qui a transféré Moussa à l’ospedaletto, et pourquoi ?

Selon l’État italien, Moussa aurait été placé à l’isolement en raison d’un diagnostic de psoriasis posé par l’ancien médecin du CPR – une affection qui, comme il a été rappelé à l’audience, n’est absolument pas contagieuse. Pour la GEPSA, en revanche, le transfert aurait eu lieu pour des raisons « d’ordre public », en raison d’une supposée « incompatibilité » entre Moussa et les autres détenus du CPR, la responsabilité étant alors rejetée sur la Questure de Turin. À ce sujet, l’ancienne directrice du CPR, lors d’une déclaration spontanée, a invoqué l’article 4 du règlement du CPR, affirmant que la GEPSA avait « les mains liées » dans la gestion du centre et agissait comme la réception d’un hôtel, dont le seul rôle serait « d’indiquer aux hôtes le numéro de leur chambre ».

Après des heures d’audience, le constant renvoi de responsabilité entre les différents acteurs de la chaîne de négligences ayant conduit à la mort de Moussa devient de plus en plus évident. Pourtant, l’objectif du procès ne semble pas être de déterminer qui, entre la Questure et GEPSA, porte la plus grande responsabilité – d’autant plus que la Questure et diverses figures institutionnelles ont déjà été acquittées, par des biais juridiques, de l’accusation de séquestration de personne, accusation portant précisément sur l’utilisation abusive de l’ospedaletto dans le CPR de Turin. Il s’agit plutôt de trouver un coupable parmi les prévenus restants, à savoir ceux qui ne font pas partie directement de l’appareil étatique. Le système carcéral, répressif et mortifère des CPR n’est pas remis en question. On cherche le « coupable du forfait », qui n’est jamais, comme par hasard, un des représentants des institutions – ceux-là mêmes qui maintiennent le système en place et qui disparaissent quand il s’effondre. Ce procès ressemble donc moins à une véritable quête de justice qu’à une mise en scène justicialiste à la recherche d’un bouc émissaire, tandis que le système et ses représentants, une fois encore, échappent à toute remise en cause.

Parallèlement à cette volonté de faire porter toute la responsabilité exclusivement aux privés de la GEPSA, ressort de manière criante l’inadéquation totale du système CPR, à l’image de « la banalité du mal ». L’un des aspects les plus graves concerne l’absence de protocole pour la prévention du risque suicidaire. Mais cette banalité du mal imprègne tous les aspects de la gestion du CPR. Cela transparaît par exemple dans le comportement de l’infirmière de service, qui a déclaré à l’audience être passée deux fois devant la cellule de Moussa pour lui administrer le traitement prescrit par le médecin, sans jamais y entrer, et en déléguant finalement la responsabilité à un militaire de service. Le soutien psychologique, qui devrait être central dans un centre de rétention administrative, est lui aussi totalement insuffisant. La psychologue a en effet déclaré que le service se limite à seulement 16 heures hebdomadaires – à partager avec le service d’information juridique – pour environ 120 personnes. Elle a aussi admis que les entretiens psychologiques ne sont presque jamais réalisés à l’entrée dans le centre, et souvent même inexistants pendant toute la durée de l’enfermement. En d’autres termes, on peut traverser ce lieu dans une invisibilité totale, même en situation de grande détresse.

Les conditions matérielles du centre parlent d’elles-mêmes. Les images captées par les caméras des Carabiniers intervenus après le suicide montrent des cellules délabrées, des locaux sales, sans aucune dignité. Les conditions étaient telles que les avocats de la défense se sont opposés à la projection des images en salle d’audience.

Les négligences, l’improvisation et le racisme structurel se retrouvent aussi dans la gestion de la documentation concernant Moussa. Malgré le fait que la directrice avait reçu des informations claires de la Garante des droits des personnes privées de liberté de Turin – indiquant que Moussa était un Guinéen agressé à Vintimille –, sa présence n’apparaissait même pas dans le registre du CPR. Pourtant, on peut s’interroger : combien de Guinéens victimes d’agression ont pu être transférés ces jours-là depuis la Questure d’Imperia ? De plus, la confusion est frappante dans les enregistrements audio diffusés à l’audience, où l’ex-directrice évoque indistinctement la Gambie et la Guinée, comme s’il s’agissait d’un seul et même pays 

Enfin, il est troublant de constater qu’aucun membre du personnel présent ces jours-là ne semble vraiment se souvenir de Moussa, personne n’ayant même remarqué les traces physiques de l’agression qu’il venait de subir à Vintimille – alors qu’elles devaient être visibles étant donné sa violence.

L’audience du 8 septembre a permis de pénétrer au cœur du système qui soutient le CPR. Même si la tendance a été de rejeter la faute sur des individus isolés, notamment sur les “petits poissons”, plutôt que d’interroger le fonctionnement général du système. Cela traduit une volonté politique et judiciaire claire de dédouaner le système raciste, répressif et carcéral en tant que tel, et d’en faire porter la faute à ceux qui, dans leurs fonctions privées, ont agi de manière non conforme.

L’État tente de s’en sortir blanchi par l’acquittement de ses représentants institutionnels – et, de fait, il y est déjà parvenu. Mais cela ne l’empêche pas de s’acharner, en rejetant toute responsabilité sur des acteurs privés. Ces derniers n’en demeurent pas moins complices à part entière d’un système répressif et violent qui frappe les personnes les plus vulnérables et les moins privilégiées. Des personnes sans papiers, personnes non blanches, étranger·ère·s.

Il est indéniable que chaque personne impliquée a joué un rôle plus ou moins important dans la mort de Moussa. Pourtant, il faut se rappeler que cette machine de torture enferme, broie et tue chaque jour des personnes en Italie comme ailleurs. Et que le combat mené par la famille Balde, et par toutes les personnes solidaires qui la soutiennent, est le même que celui de nombreuses autres familles qui pleurent la mort d’Ousmane Sylla et d’autres victimes dans les CPR d’Italie et d’Europe, morts de la même manière, pour les mêmes raisons.

Nous continuerons à affirmer qu’il s’agit d’homicides d’État, tout comme les morts aux frontières internes et externes de l’Europe. Et qu’elles doivent peser sur la conscience de celles et ceux qui continuent à alimenter un système de domination, d’oppression et de violence contre les personnes en mouvement, celles aux ” mauvais papiers “.

La lutte de la famille Balde, légitime et essentielle, se poursuivra avec celles que nous menons toutes et tous.

Le 22 septembre aura lieu une audience importante, au cours de laquelle les témoins de la partie civile – trois membres de la famille de Moussa venus de Guinée – seront entendu·e·s.

Soyons nombreux·ses à y participer pour leur faire sentir tout notre soutien.

Solidaires de Vintimille
15/09/2025

Sui fatti di Malpensa

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato su quanto accaduto in seguito al respingimento di una persona dalla Francia alla frontiera di Ventimiglia nella sera del 10 luglio:
ancora una deportazione per chi non ha documenti “che contano”.
Ancora repressione per chi lotta contro frontiere, galere e cpr.

SUI FATTI DI MALPENSA

Venerdì 11 luglio si apprende la notizia dell’imminente deportazione di un ragazzo gambiano, arrestato il giorno prima in Francia ed espulso in Italia. La deportazione sarebbe dovuta avvenire dall’aeroporto di Malpensa con il volo AT00951 delle 18.05 diretto a Casablanca, della compagnia aerea Royal Air Maroc. Quattro compagnx da Milano si sono mobilitatx per recarsi all’aereoporto con l’intenzione di distribuire dei volantini per informare i passeggeri di ciò che sarebbe accaduto.

Infatti la volontà delle persone a bordo e del pilota incide sulla possibilità di fare partire o meno l’aereo e quindi fermare la deportazione.

Varcata la soglia dell’aeroporto, prima ancora di aver raggiunto la fila di persone nell’area check-in e senza aver distribuito neanche un volantino, lx compagnx sono statx circondatx da un cospicuo numero  di agenti di polizia e digossini, per poi essere trattenutx in stato di fermo. Poco dopo l’identificazione, le forze dell’ordine hanno proceduto con la perquisizione delle borse e il sequestro di qualche volantino. Al termine delle 5 ore di fermo in aereoporto, lx compagnx sono statx rilasciatx con denuncia a piede libero per i seguenti reati: istigazione a delinquere, attentanto alla sicurezza dei trasporti e interruzione di pubblico servizio. Inoltre, sono stati notificati 4 fogli di via della durata di 3 anni dall’aeroporto e dai comuni limitrofi (Ferno e Somma Lombardo). L’aereo ha preso il volo e il ragazzo gambiano è stato deportato “con successo”.

Riflettendoci, non ci sorprende la presenza degli sbirri in questo contesto e la ridicola sproporzione dei capi d’accusa rispetto all’azione  che peraltro non si è realizzata (e lo comunichiamo con rammarico).

È chiaro il messaggio della Questura di Varese: l’areoporto di Malpensa è un luogo estremamente securizzato nel quale non può essere tollerata alcuna espressione di lotta. Ma soprattutto è evidente come lo Stato abbia un enorme interesse a non voler alcun intoppo nella macchina delle deportazioni ed è quindi pronto a dispiegare il suo apparato repressivo per far in modo che ciò non avvenga.

Quanto detto finora è funzionale alla tutela dei privilegi di chi detiene il Potere all’interno della fortezza Europa e non solo, e si inserisce all’interno di un progetto di controllo delle migrazioni sempre più stringente: la creazione e il pattugliamento dei confini; la costituzione di un sistema di leggi che si basa sull’individuazione di un “nemico” interno, e la criminalizzazione di chi viene targhettizzato come tale; l’esistenza di lager in cui le persone vengono recluse con la sola colpa di non avere i documenti giusti e le torture che lì dentro vengono perpetrate; la repressione che punisce qualsiasi tentativo di rivolta e mira a distruggere i legami di solidarietà che si creano dentro e fuori; fino alla deportazione forzata tramite voli di linea e voli charter appositamente designati a questo scopo.

Tutti questi ingranaggi mortiferi vanno ad arricchire schiere di spregiudicati attori: basti pensare alle cooperative a cui lo Stato delega la gestione dei cpr (che poco interesse hanno dei reclusx quanto sul lucrare il più possibile tramite gli appalti che vincono), oppure alle compagnie aeree attraverso cui vengono deportate le persone.

Queste politiche si fondano sulla configurazione di un Sistema mondo coloniale, bianco, occidentalocentrico e capitalista che si basa sulla creazione di categorie di razza e civiltà e sulla loro gerarchizzazione.

Ciò determina l’attuale ordine globale tra stati e l’ordine di privilegi all’interno di essi che giustificano lo sfruttamento sistemico.

 La tensione alla libertà che ci spinge a lottare è più forte di qualsiasi tentativo di soffocarla. Non ci faremo intimorire dalle misure adottate dalla Questura di Varese, che non fanno altro che alimentare la nostra rabbia nei confronti di questo Sistema liberticida e di chi lo sostiene. Il meccanismo delle frontiere e della loro protezione non fiaccherà la pulsione che spinge le persone ad attraversarle, e con essa nemmeno la nostra solidarietà e complicità.

Per un mondo senza Stati, frontiere e galere. Sempre solidali con chi viene oppressx e con chi si ribella.

Assemblea no cpr Milano

Giugno 2025 a Ventimiglia

Riceviamo e pubblichiamo il seguente report sulla situazione nel territorio di Ventimiglia e frontiera nel mese di giugno 2025.

Qui il link citato nel report al crowdfunding a sostegno della famiglia di Moussa Balde: Contro i CPR-Giustizia per Moussa!

Qui i report precedenti:
Febbraio 2025 a Ventimiglia
Maggio 2025 a Ventimiglia

Giugo 2025 a Ventimiglia

Dieci anni fa a giugno veniva chiusa la frontiera franco Italiana. In memoria di questa triste ricorrenza ma anche delle lotte e movimenti nati come reazione alla chiusura, ci sono stati degli eventi sparsi nel territorio di confine italiano e francese, tra cui una preghiera interreligiosa al memoriale di ponte San Ludovico e la proiezione di un film a Saorge sul movimento di resistenza nato ai Balzi Rossi nel 2015. Questa ricorrenza è fatalmente concomitante con la Giornata Internazionale del Rifugiato del 21 giugno. Mentre in città a Ventimiglia il sindaco Di Muro incolpa “i migranti” per il mancato rispetto degli standard ministeriali di raccolta differenziata comunale, nella provincia di Imperia le forze del disordine hanno emanato 47 ordini di allontanamento e causato 59 espulsioni a danno di persone “irregolari”. C’è anche stato un arrestato a Bordighera, portato poi al CPR di Torino. Le persone imputate di reato sono definite da alcuni giornali come “cittadini di matrice extracomunitaria”, patetica categorizzazione ed imbarazzante neologismo che nasconde tutti i pregiudizi razzisti e islamofobi e che richiama l’epiteto, più in voga 10 anni fa da queste parti, del terrorismo di matrice islamica.

Divieto per la nave Artic Sunrise di Greenpeace di entrare in acque francesi per avvicinarsi a Nizza dove si svolgeva il One Ocean Science Congress e conferenza ONU sugli oceani tra il 8 e il 13 giugno. La nave ha quindi stazionato al porto di Ventimiglia. Durante il tanto temuto congresso l’apparato di sicurezza è stato rafforzato con +5000 gendarmi, 2 elicotteri e svariati droni.

Il 18 e 19 giugno c’è stata un’operazione speciale di polizia, con controlli nelle stazioni, sui treni e sugli autobus nel territorio francese di confine. L’operazione viene descritta come di contrasto all’immigrazione irregolare e segue un’operazione simile effettuata il 20 e 21 maggio che ha portato all’arresto di 750 persone, raggiungendo un incremento del 30% dei già numerosi arresti.

Inizio della raccolta fondi per permettere alla famiglia di Moussa Balde di testimoniare al processo contro il CPR di Torino. I soldi serviranno per coprire le spese di viaggio, come il costo dei biglietti aerei e dei visti, e per le spese di permanenza di un mese e mezzo a Torino. Il crowdfunding si può trovare su papayoux-solidarite.com

Il 28 giugno c’è stata una manifestazione a Diano Marina contro la possibile apertura di un CPR all’interno della ex caserma Camandone di Diano castello. La manif promossa da Ponente contro il CPR ha visto la partecipazione di gruppi e collettivi prevalentemente liguri, in un corteo grande qualche centinaia di persone che dal lungo mare è arrivato fino all’ingresso della caserma.

Maggio 2025 a Ventimiglia

Riceviamo e pubblichiamo il seguente report sulla situazione nel territorio di Ventimiglia e frontiera nel mese di maggio 2025

Maggio 2025 A Ventimiglia

A Maggio il numero di presenze di persone in movimento, soprattutto di minori non accompagnati, aumenta a Ventimiglia, probabilmente sulla scia dell’aumento del numero di sbarchi in Italia negli ultimi mesi. Una sera gruppi solidali hanno distribuito fino a 130 pasti.

Verrà aperto un secondo PAD (punto d’accoglienza diffusa) per uomini soli in transito, nonostante la giunta Fdl si sia da sempre schierata contro. Le minacce di sgomberi imminenti comunque non si placano, spingendo molte persone a muoversi da sotto il ponte di via Tenda e ad accamparsi in zone della città ancor più limitrofe.

15 persone stipate in un container sono partite con un camion merci da Ventimiglia per poi essere fatte scendere e portate in questura per identificazione a Castelsangiovanni, Piacenza. Tre le persone 4 bambinx.

Il 14 Maggio una persona viene trasferita al CPR di Gradisca D’Isonzo dopo che la polizia ha fatto irruzione nella sua abitazione, sequestrando della merce contraffatta. Si conferma il canale Ventimiglia- CPR che da 3 mesi a questa rapisce e rinchiude persone nei lager CPR di tutta Italia.

Presentato il 26 maggio il progetto per il rifacimento e imbruttimento della “Piazza Italia” al valico di frontiera di Ponte San Ludovico, con la distruzione del memoriale dedicato alle persone in transito morte o sparite a causa della frontiera. Cancellare il memoriale è un viscido tentativo di cancellare un monumento scomodo, che parla della vita delle persone e della violenza della frontiera, per invece celebrare già dal suo ingresso uno stato razzista e assassino.

Il comune riceve 40000€ dal ministero dell’interno per “ripulire le aree attraversate dai migranti” che si traduce in sgomberi del greto del Roya e di via Tenda, di rimozione di vestiti e coperte lungo i sentieri di montagna che portano in Francia.

Il collettivo Ponente contro il CPR si è trovato nuovamente in assemblea per continuare ad organizzarsi ed esprimersi contro la costruzione del CPR a Diano Castello e altrove. Appuntamento in piazza per una manifestazione il 28 giugno.

Altri appuntamenti sono programmati per il 10 anniversario dalla chiusura della frontiera, a Saorge il 14 giugno per una serata con discussioni ed proiezione di un film.

Contro i CPR – Giustizia per Moussa!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nuova campagna di raccolta fondi per permettere ai parenti di Moussa Balde, un giovane guineano prima linciato da tre razzisti a Ventimiglia e poi morto nel CPR di Torino, di tornare in Italia per proseguire in autunno la battaglia che stanno muovendo con dignità e coraggio non solo contro il CPR torinese ma soprattutto contro il sistema dei CPR in generale.
L’appuntamento in tribunale a Torino è l’8 settembre 2025 per inziare la fase dibattimentale del processo per omicidio colposo contro l’ex direttrice e l’ex medico del lager torinese . Ma il loro impegno prosegue anche fuori dalle mura dei palazzi di giustizia, portando con convinzione la loro testimonianza ovunque riescano ad arrivare e ovunque vengano invitati a parlare.
Come solidali di Ventimiglia e come redazione di Parole sul Confine vogliamo continuare a sostenere questa importante lotta che dal lutto di una famiglia si fa grido collettivo: per Moussa Balde e per tutte le persone che continuano a finire nei lager per persone razzializzate, discriminate per la mancanza di un documento riconosciuto idoneo dal sistema, la strada è solo una.
I CPR DEVONO CHIUDERE, TUTTI!

Link per la raccolta fondi: https://www.papayoux-solidarite.com/fr/collecte/contro-i-c-p-r-giustizia-per-moussa-udienza-8-09-2025-1

Per tutte le informazioni sulla storia di Moussa, si invita a ripercorrere i precedenti articoli e comunicati presenti sul blog:
https://parolesulconfine.com/per-moussa-e-ousmane-contro-tutti-i-cpr/
https://parolesulconfine.com/nessun-perdono-perche-sanno-quello-che-fanno_-per-moussa-balde-contro-i-cpr/
https://parolesulconfine.com/aggiornamenti-processo-per-la-morte-di-moussa-balde/

RACCOLTA FONDI PER LE SPESE DI VIAGGIO DEI MEMBRI DELLA FAMIGLIA BALDE, TESTIMONI AL PROCESSO CONTRO IL CPR DI TORINO

(texte en français ci-dessous)

LE UDIENZE SI TERRANO L’8 SETTEMBRE – IL 22 SETTEMBRE – IL 6 OTTOBRE – IL 20 OTTOBRE 2025 AL TRIBUNALE DI TORINO

Per permettere la presenza dei membri della famiglia Balde al tribunale abbiamo bisogno di raccogliere soldi per le spese di viaggio (visti, biglietti aerei, ospitalità, assicurazioni, spese di permanenza per un mese e mezzo a Torino, ecc..). Il costo minimo per una persona è di 4.000 €.

Questo viaggio è totalmente organizzato dal basso e per questo ogni contributo è essenziale.

CHI ERA MOUSSA BALDE

Moussa Balde era un amico e un compagno. Lo hanno trovato morto in una cella del C.P.R. di Torino la notte tra il 22 e il 23 maggio 2021, dopo dieci giorni passati in isolamento. Dieci giorni in cui la direzione del C.P.R. negava la sua presenza all’interno della struttura agli avvocati che lo stavano cercando.

Il 9 maggio era stato picchiato a Ventimiglia da tre italiani. Questo è stato sufficiente a deportarlo a Torino, prendendo per buona la versione dei suoi aggressori e ignorando completamente le gravi condizioni fisiche e psicologiche in cui si trovava dopo il pestaggio. Moussa, originario della Guinea, è stato detenuto in quanto persona non europea e irregolare sul territorio, e per questo è morto rinchiuso in una cella. La morte di Moussa non è stata “fatalità”, o il frutto di una catena di adempienze: è stata la conseguenza del razzismo strutturale dello stato in cui viviamo.

A 4 anni dagli eventi inizia il processo ai C.P.R., il processo più importante mai fatto in Italia contro il sistema dei C.P.R., al tribunale di Torino. Il 12 febbraio di quest’anno si è tenuta l’udienza preliminare del procedimento per omicidio colposo a carico della ex direttrice del C.P.R. e del medico direttore sanitario della struttura all’epoca della morte di Moussa Balde. 

L’8 settembre si terrà la prima udienza: facciamoci sentire per sostenere la famiglia Balde nella lotta comune contro i C.P.R. La loro presenza al processo è essenziale non solo per la parte legale ma anche per rimarcare l’importanza di lottare oggi e sempre contro queste strutture. 

Perchè non se ne aprano di nuove (come sta avvenendo in Liguria) e si distruggano quelle già esistenti!

Per un trasferimento bancario diretto: 

Cassa di Solidarietà del Ponente Ligure

IBAN: IT58H3608105138280345080353

BIC:PPAYITR1XXX

Causale: MOUSSA BALDE

Per info e contatti: borderkills at riseup.net

Per leggere di più sui processi e la sua storia, si può visitare il blog ‘Parole sull confine’ alla categoria Moussa Balde, https://Parolesulconfine.com/ > Moussa Balde

—français—

CONTRE LES CRA – JUSTICE POUR MOUSSA !

RECOLTE DE FONDS POUR COUVRIR LE COÛT DU VOYAGE DES MEMBRES DE LA FAMILLE BALDE, TEMOINS AU PROCES CONTRE LE CPR DE TURIN (Centre de Rétention Administratif)

LES PROCHAINES AUDIENCES SE TIENDRONT LES 8 & 22 SEPTEMBRE ET LES 6  & 20 OCTOBRE AU TRIBUNAL DE TURIN
Pour permettre la présence des membres de la famille Balde au tribunal nous avons besoins de lever des fonds pour couvrir les dépenses du voyage (visas, billets d’avion, hospitalité, assurances, dépenses pour vivre sur Turin un mois et demi, etc.). Le coût minimum estimé pour une personne est de 4.000 €.
Ce voyage est totalement organisé par la base, donc toute contribution est essentielle.

QUI ETAIT MOUSSA BALDE
Moussa Balde était un ami et un camarade. Les autorités l’ont trouvé mort dans une cellule du CPR (équivalent d’un centre de rétention administratif en France) de Turin dans la nuit du 22 au 23 mai 2021, après 10 jours passées en isolement. Dix jours lors desquelles la direction du CPR a nié sa présence au sein de la structure alors que ses avocat.es le cherchaient, aussi au CPR.

Le 9 mai il a été aggressé à Vintimille par trois italiens. Prenant la version des ses aggresseurs pour argent comptant, les policiers qui sont intervenus sur scène ont estimé que c’était suffisant de l’arrêtait et le transféré à Turin, tout en ignorant complètement son état de santé physique et psychologique gravissime suite à l’aggression. Moussa, originaire de la Guinea-Conakry, a été détenu parce que personne non-européenne et avec une présence non-régularisée sur le territoire, et c’est pour ces raisons qu’il est mort caché dans une cellule. La mort de Moussa n’était pas une fatalité, ni le fruit d’une suite de défaillances : sa mort est la conséquence du racisme structurelle de l’état où nous vivons.

4 ans après commence le procès contre le CPR. C’est le procès le plus important jamais ouvert en Italie contre le système des CPR. Le 12 février 2025, au tribunal de Turin, il y a eu l’audience préliminaire du procès pour omicide involontaire contre l’ex-directrice du CPR et le directeur médical de la structure à l’époque de la mort de Moussa Balde.

Le 8 septembre se tiendra la première audience. Levons-nous pour soutenir la famille Balde dans notre lutte commune contre les CPR. Leur présence au procès est essentielle non seulement pour leur témoignage dans le cadre des procédés juridique, mais pour souligner l’importance de lutter aujourd’hui et pour toujours contre ces insitutions que sont les CPR.

Assurons-nous qu’ils n’en n’ouvrent plus des nouveaux (comme c’est prévu en Ligurie) e que se détruisent ceux qui existent!

Détails pour un transfert bancaire directe pour contribuer à la récolte de fonds: 
IBAN: IT58H3608105138280345080353
BIC: PPAYITR1XXX
Nom du destinataire: Cassa di Solidarietà del Ponente Ligure
Motif: MOUSSA BALDE

Pour infos et contact: borderkills at riseup.net

Pour lire des articles sur le procès et l’histoire de Moussa, vous pouvez consulter le blog “Parole sul confine” en regardant dans la catégorie “Moussa Balde”:  https://Parolesulconfine.com/ > Moussa Balde

Quanto pesano i fiori?

Riceviamo e pubblichiamo una preziosa testimonianza su una giornata di lavoro tipo nell’industria dei fiori nell’entroterra ventimigliese per la raccolta delle mimose che vengono vendute e regalate per l’otto marzo. Ogni ulteriore commento è superfluo: buona lettura.

Quanto pesano i fiori?

Nebulose di globi pulsanti, esplosioni vibranti, straripano da una carezza incensata in un viaggio tra cosmi e dimensioni.
[Il capo] “Metti insieme rami in mazzi da 200 grammi.”
[Io pensando] -Quanto saranno 200 grammi di mimosa?
Ecco, quasi, forse un rametto in più
Non avevo mai pensato che i fiori possano essere pesati.
[Il capo] “Ora lega insieme due mazzetti con l’elastico e poi due da cinque.
Metti il codice a barre intorno agli steli.”

[Il capo] “Tagliati la barba sabato,
se rimani con questa barba lunga fai paura,
sembri uno del tuo paese,
sembri un bangladesh.
Tu vuoi essere solo un bangladesh
o vuoi essere un italiano?”

[Il capo] “Prendi due rami belli e li metti al centro poi ne aggiungi altri scalando.
Giri dall’altro lato e fai la stessa cosa.
Ecco qui ne nascondi un paio brutti che fanno peso.
Ma non hai visto che questi sono rossi?
Butta butta.
Falli belli che se non mi pagano non ho i soldi per pagare voi.”

[L’operaia] “Dal vicino pagavano 6 euro l’ora,
quest’anno hanno aumentato a 6,50.
Il capo mandava gli operai a rubare dai vicini,
tanto erano tutti albanesi o moldavi,
e gli diceva che se fosse arrivato qualcuno
avrebbero dovuto rispondere “Io no parlare italiano”

[La moglie del capo] “Via le foglie più basse,
il manico dev’essere pulito.
Questo mazzo è un po’ abbondante,
tocca togliere qualcosa.
Attenta che i gambi siano in pari.
Non tagliare dopo aver pesato.”

[L’operaia] “Lì i contenitori il capo te li lancia
e sua moglie di prima mattina ti urla
“E muovetele quelle mani!”
E se a casa hai figli a cui dar da mangiare che cosa gli dici?
Niente. Non gli dici niente.
E se lavori dodici ore al giorno i figli non li vedi nemmeno.”

[Il capo] “Leva le foglie fino ai fiori.
Questi sono rossi. Butta butta.
Togli, butta.
Taglia, butta.
Togli, butta.
Taglia, butta, butta, butta, butta.”

[Il capo] “Sei stanca?
Hai lavorato già troppo in campagna per essere una ragazza.
Sai che cosa vuol dire belin?
La prima cosa che si impara venendo in Liguria.
La prima cosa che conoscono le ragazzine.
Le donne si scandalizzano ma intanto gli piace mangiarselo.”

Non lo sapevate che nella paga oraria è incluso l’obbligo di ascolto di opinioni vuote, volgarità urlate?

Il padrone, l’oppressore, ha bisogno di costruirsi una buona immagine da presentare al di fuori ma soprattutto dentro di sé:
è lui che paga più di chiunque altro nella zona,
è lui che pagandoci così tanto a fine giornata non gli rimane niente,
è lui che è così onesto che ha troppe tasse da versare,
è senza di lui che il povero immigrato non saprebbe che fare.
Ha bisogno di sentirsi indispensabile per l’Altro, l’inferiore, quando è proprio quell’altro ad essere indispensabile per lui.

Con ciuffi bianchi ovunque rincorre il lavoro alla disperata ricerca di un senso nella vita vuota. Si aggrappa all’illusione di sentirsi utile:
Producendo
Consumando
Consumandosi.

E poi si arrovella per comprendere la mancanza di docilità, di servilismo, in quelli che pensa inferiori. Non coglie la ribellione al sistema che custodisce, che accresce, nonostante sia incapace di nominare:
[Il capo] “Colo… Cosa?”
[Io] “C O L O N I A L I S M O”
Ma tranquillo, la ribellione arriverà.
La ribellione è già.

Chissà se, come i fiori… Secondo voi quanto pesa la coscienza? Quanto pesa l’umanità che siamo capaci di nutrire e mantenere viva dentro di noi?

Dal confine: monitoraggio in frontiera febbraio-marzo 2025

Riceviamo e pubblichiamo il terzo resoconto dal monitoraggio in frontiera delle violente dinamiche di controllo attuate al confine tra Ventimiglia e Mentone. Per i precedenti report sul monitoraggio al confine: report ottobre-novembre 2024; report novembre-gennaio 2025

Il testo originale è in inglese.

(English version below)

Introduzione:

Questa breve cronologia delle molteplici violenze prodotte dai meccanismi del confine e dai suoi agenti della frontiera europea interna tra Francia e Italia sul Mar Mediterraneo …

… è un resoconto incompleto e situato. Fotografa la situazione dal punto di vista di persone osservatrici (spesso bianche) con cittadinanza europea e quindi tralascia gli innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che lottano per la propria libertà di movimento. È un’immagine molto parziale e limitata della situazione, che tralascia le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM, people on the move) e da quelle sans-papiers (persone senza documenti riconosciuti come “validi” dagli agenti di frontiera francesi).

Anche i numeri dei respingimenti e degli incidenti qui descritti sono semplicemente momentanee della situazione al confine – non rappresentano il numero di respingimenti che osserviamo regolarmente durante il monitoraggio alla frontiera (attualmente circa 30 respingimenti al giorno), né rappresentano adeguatamente tutti gli episodi di violenza che osserviamo al confine.

Monitoraggio in frontiera febbraio-marzo 2025
3 febbraio

Una donna incinta che vive a Parigi stava tornando a casa dall’Italia.
Quando è arrivata a un controllo di polizia alla frontiera, ha spiegato di dover tornare a casa per una visita medica, e ha anche mostrato la sua tessera di assicurazione sanitaria francese e i documenti per la visita medica alla polizia. La polizia l’ha presa in custodia e si è tenuta tutti i documenti che lei aveva mostrato loro e che dimostravano la sua residenza in Francia. Quando la donna ha chiesto alla polizia di riavere i documenti, questi si sono rifiutati e le hanno detto che “doveva restare con il suo uomo”. La donna è stata riportata in Italia con diverse altre persone quel giorno. La polizia non le ha fornito una documentazione sul respingimento. Né le hanno dato le sue carte che si sono tenuti e han rifiutato di restituirle. La donna si è vista togliere dalla polizia ogni prova della sua residenza in Francia. Non si tratta di un singolo caso isolato, ma purtroppo è una pratica regolare della polizia al confine.

5 febbraio

Una persona tra quelle che sono state respinte in Italia dalla polizia di frontiera in quel giorno aveva trascorso due giorni nella stazione di polizia di Nizza. Non gli è stata fornita alcuna documentazione o spiegazione scritta per la sua detenzione.

11 febbraio

Due minorenni vengono respinti in Italia dalla polizia, anche se sarebbe stato loro diritto legale rimanere in Francia.

20 febbraio

Tra le persone che sono state respinte dalla Francia verso l’Italia quel giorno c’erano due amici che hanno aspettato a lungo che una terza persona, incontrata durante il viaggio, uscisse dalla stazione di polizia dopo di loro. Le persone che sono state respinte più tardi hanno solo visto il suo zaino rosso e nero alla stazione di polizia (portato da un poliziotto in un’altra stanza), ma non la persona in sé. I due amici hanno rinunciato ad aspettare dopo ore, poiché non avevano né il nome né il numero di telefono della persona che era scomparsa nella stazione di polizia. Quel giorno la persona a cui apparteneva lo zaino rosso e nero non è uscita dalla stazione di polizia.
È impossibile ricostruire ciò che la polizia ha fatto a quella persona… Questo è solo uno dei tanti esempi di persone che scompaiono violentemente nel tentativo di attraversare il confine e che troppo raramente vengono documentati.

24 febbraio

La polizia di frontiera francese insulta verbalmente le persone che ha rinchiuso in cella e che sta respingendo in Italia.

27 febbraio

Nella stazione della polizia di frontiera francese uomini, donne e altre persone che hanno dovuto passare la notte lì prima di essere rimpatriate sono state messe tutte insieme in un’unica cella. Nessuna separazione tra i generi. Inoltre la polizia ha esercitato pressioni sui detenuti durante un interrogatorio.

5 marzo

Nella stazione di polizia di Nizza una POM è stata ammanettata per per alcune ore senza alcuna spiegazione. Ha dovuto trascorrere dieci ore in diverse stazioni di polizia finché non è stata respinta sul lato italiano. Nessuno di coloro che sono stati respinti in Italia è stato informato dei propri diritti durante la detenzione quel giorno.

7 marzo

Da cosa dipende un passaggio sicuro? Per una donna arrestata dalla polizia al confine, da un involucro di plastica mancante nel suo valido permesso di viaggio. La polizia le ha detto che il documento non era valido senza l’involucro di plastica e che doveva andare in cella con loro. Qui le è stata negata l’acqua durante la permanenza nella stazione di polizia.

Un’altra persona ha detto chiaramente alla polizia di frontiera quando è stata arrestata in Francia che voleva chiedere asilo qui, ma viene semplicemente ignorata e rimandata in Italia. Non si tratta affatto di un caso isolato.

English version

This small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterannean Sea …

… is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of (often white) observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents).
Also the numbers of push backs and incidents cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border – they do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularily monitoring at the border (currently about 30 per day), nor do they adequately picture all violent incidents that we observe at this border.

3rd of February

A pregnant woman living in Paris was travelling back home from Italy. When she got in a police control at the border, she explained that she needs to go home for a medical appointment, even showed her French health insurance card and the documents for the medical appointment to the police. The police took her into custody and kept all the documents which proved her residency in France that she had showed to them. When she asked the police to get the documents back they refused and told her that she “should stay with her man”. The woman was bushed back to Italy with several other people on that day. The police did not provide her with any documentation about the pushback. Neither did they provide her with a documentation of her papers that they have kept and refused to give back to her. The woman had every proof of her residency in France taken off her by the police. This is not an isolated single case but sadly a regular police practice at this border.

5th of February

One person among those who were pushed back to Italy by the border police on that day had spent two days in the police station in Nice before. He was not given any documentation or written explanation for his detention.

11th of February

Two minors are pushed back to Italy by the police although it would be their legal right to stay in France.

20th of February

Amongst the people who were pushed back from France to Italy on that day are two friends who were waiting long time for a third person whom they met on their journey to come out from the police station after them. The people who were pushed back later just saw his red and black backpack in the police station (being carried by a policeman to another room) but not the person itself. The two friends gave up waiting after hours since they had neither the name nor the phone number of the person who disappeared in the police station. On that day the person to whom the red and black backpack belonged did not come out of the police station. Impossible to trace what the police has done to that person … This is only one of many examples of people violently disappearing in their attempt to cross this border that are too rarely put on the record.

24th of February

French border police is verbally insulting people they locked in a cell and are pushing back to Italy.

27th of February

In the french border police station men, women and others who had to spend the night there before being pushed back were all together put in one cell. No separation of genders. Also the police exerted pressure on detainees during an interrogation.

5th of March

In the police station in Nice a person on the move was handcuffed for some hours without any explanation. He had to spend ten hours in different police stations until he got pushed back on the Italian side. Nobody of the people pushed back to Italy was informed about their rights in custody on that day.

7th of March

What does a safe passage depend on? For a women arrested by the police at the border on a missing plastic wrapper for her valid travel permission. The police told her that the document was not valid without a platic wrapper and that she had to go to the police cell with them. Here she was denied water during her time in the police station.

Another person clearly telling the border police when arrested in France that he wants to claim asylum here, is simply ignored and pushed back to Italy. This is not a singular case at all.

Febbraio 2025 a Ventimiglia

Riceviamo e pubblichiamo un resoconto sulla situazione di Febbraio 2025 a Ventimiglia. Per ulteriori informazioni rispetto ai vari punti citati, invitiamo a consultare i seguenti link di approfondimento:

Commemor’Action; funerale di Yonas, l’ultima persona uccisa dalla frontiera; la lista aggiornata delle persone che hanno perso la vita a causa della frontiera; il viaggio in Italia delle famiglie di Ousmane Sylla e Moussa Balde, uccisi dal sistema CPR; infopoint Upupa di via Tenda.

Testo originale in francese. (Article en langue française en-dessous)

Febbraio 2025 a Ventimiglia

06/01: Commemor’action 2025: come ogni anno, viene chiamata a livello internazionale una giornata di commemorazione in ricordo delle persone morte o scomparse alle frontiere. Si è tenuto un presidio presso il memoriale dedicato alle vittime del confine franco-italiano, con la partecipazione di molte associazioni e gruppi che hanno risposto all’appello. La presenza e le testimonianze dei parenti di Moussa Balde e Ousmane Sylla, entrambi morti nei centri di detenzione amministrativa in Italia, sottolineano la necessità di mobilitarsi per la chiusura dei CPR esistenti (i CRA italiani) e contro l’apertura di futuri centri, in particolare in Liguria.

08/01: Funerale di Yonas H., la cinquataquattresima vittima registrata presso il il confine sud tra Italia e Francia:

L’8 febbraio 2025, Yonas H. è stato sepolto nel cimitero di Ventimiglia, alla presenza di molte persone del luogo, di un membro della sua famiglia e di padre Claudiu, che ha eseguito il rito ortodosso. Yonas aveva 26 anni, veniva dall’Eritrea e il suo viaggio si è fermato a Ventimiglia. È morto il 10 gennaio 2025, mentre tentava di attraversare il confine a Ponte San Ludovico, tra Ventimiglia e Mentone.

Tour nazionale di incontri e mobilitazioni per le famiglie Balde e Sylla:

Arrivati in Italia dalla Guinea all’inizio di febbraio, i membri della famiglia di Moussa e Ousmane hanno toccato diverse città italiane, da Milano a Palermo, per condividere la loro storia, diffondere la loro lotta e incontrare gli attori della solidarietà nei vari luoghi. Sono state organizzate serate di raccolte fondi, proiezioni di film, presentazioni di libri e conferenze stampa. Il loro viaggio è stato caratterizzato dall’intensità delle giornate che hanno affrontato e dalla determinazione che hanno sempre dimostrato nel chiedere verità e giustizia per i loro fratelli, figli e amici.

Rassegna stampa:

mentre i giornali locali di Ventimiglia elogiano gli sgomberi di alloggi occupati, i controlli sempre più frequenti sulle persone “senza documenti” e i benefici del nuovo taser recentemente aggiunto all’armamentario della polizia locale, i giornali francesi spiegano le pratiche e le abitudini degli agenti della PAF nella zona di Mentone: valutazioni affrettate rispetto alla presunta minore età, interrogatori e intimidazioni di “individui potenzialmente radicalizzati”, e alcune cifre edificanti: 15.000 persone fermate nel 2024, cioè circa 40 respingimenti al giorno, nonostante la decisione del Consiglio di Stato del febbraio dello stesso anno di vietare la pratica illegale del respingimento alla frontiera.

Upupa chiude definitivamente:

l’infopoint aperto da circa 2 anni chiude definitivamente, i disegni vengono staccati dai muri e la vernice bianca copre i disegni multicolori di upupe, bandiere e messaggi di ogni tipo. È iniziata la ricerca di un nuovo spazio, ma per il momento senza esito.

Fevrier 2025 a Vintimille

06/01: Commemor’action 2025: comme chaque année, une journée de commémoration en mémoire des personnes mortes et disparues aux frontières est appelée au niveau international. Un rassemblement à eu lieu au mémorial dédié aux victimes de la frontière franco-italienne, de nombreuses associations et collectif ont répondu à l’appel. La présence et les témoignages des proches de Moussa Balde et Ousmane Sylla, tous deux morts dans des centres de rétention administrative en Italie, mettrons l’accent sur la nécessité de se mobiliser pour la fermeture des CPR (les CRA Italiens) existants, et contre l’ouverture de futurs centres notamment en Ligurie.

08/01: Enterrement de Yonas H., 54eme victime recensée de la frontière basse entre l’Italie et la France:

Le 8 février 2025, Yonas H. a été enterré au cimetière de Vintimille, en présence de nombreuses personnes du territoire, d’un membre de sa famille et du Père Claudiu qui a célébré le rituel orthodoxe. Yonas avait 26 ans, il venait d’Érythrée et son voyage s’est arrêté à Vintimille. Il est mort le 10 janvier 2025, dans sa tentative de traverser la frontière de Pont Saint Ludovic, entre Vintimille et Menton.

Tournée nationale de rencontres et mobilisations pour les familles Baldé et Sylla: arrivés début février en Italie depuis la Guinée, des membres de la famille de Moussa et Ousmane se sont rendus dans plusieurs villes italienne allant de Milan à Palerme afin de partager leur histoire, propager leur lutte et rencontrer des acteurs,locaux de la solidarité. Soirées de soutien, projections, présentations de livres et conférences de presse, leurs voyages était marquée par l’intensité de leurs journées et la détermination qu’iels ont montré.es tout du long afin de revendiquer vérité et justice pour leur frères, enfants ou amis.

Revue de presse: alors que les journaux locaux Vintimillais font l’éloge des evacuations de lieux de vie, des contrôles de plus en plus fréquents de personnes “sans-papiers” et des bénéfices du nouveau taser fraîchement ajouté à l’armement de la police locale, les journaux français décryptent les pratiques et usages des agents de la PAF dans le Mentonnais. Évaluations de minorité présumée faites à la va vite, interrogatoires et intimidations pour les “individus potentiellement radicalisés” et des chiffres édifiants : 15.000 interpellations en 2024, soit environ 40 pushbacks par jour, et ce malgré la décision du conseil d’état datant de février de la même année visant à interdire les pratiques illégales de refoulement à la frontière

Upupa ferme définitivement: l’infopoint ouvert depuis 2 ans et quelques ferme définitivement, les dessins quittent les murs et la peinture blanche recouvre les dessins multicolores de huppes, drapeaux et messages en tout genre. La recherche d’un nouvel espace à commencé mais sans aboutir à grand chose pour le moment.

Morti al confine: comunicato per Yonas

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato diffuso a Ventimiglia sull’ultima vittima della lunga lista di morti al confine. Yonas, ventiseienne dall’Eritrea, è stato trovato il 12 gennaio 2025 in mare, a ridosso della frontiera.

Per Yonas, perchè non si dimentichino le morti al confine, le morti da confine. Perchè, come ricordato alla Commemor’action dello scorso febbraio, si devono onorare le persone morte, si deve lottare con le persone vive.

(Article en langue française en-dessous)

** Per Yonas **

Il giorno 8 febbraio 2025, Yonas H. è stato sepolto nel cimitero di Ventimiglia, in presenza di molte persone del territorio, di un parente e di Padre Claudiu che ha celebrato il rituale ortodosso.

Yonas aveva 26 anni, era arrivato dall’Eritrea e il suo viaggio si è fermato a Ventimiglia. È morto il 10 gennaio 2025, nel tentativo di attraversare il confine di Ponte S. Ludovico, tra Ventimiglia e Mentone, diventando l’ennesima vittima della frontiera italo-francese.

Da allora, associazioni e solidali di vari paesi si sono attivati per rintracciarne i parenti e per poter procedere alla sua identificazione.

Grazie al lavoro di rete di associazioni e attivist* tra Italia e Francia, Yonas è stato identificato. Grazie alla solidarietà attivata è stato possibile pagare i 1250 euro di spese previste per il funerale. Ma la generosa risposta è andata oltre, ci ha letteralmente travolti, superando più del doppio la cifra necessaria a copertura delle spese. I contributi pervenuti ci consentono di provvedere ad una lapide perché il tempo non cancelli la memoria di Yonas. Il resto dei soldi verrà donato alla famiglia in Eritrea.

A Yonas, grazie alla grande mobilitazione e ai contributi raccolti, siamo riusciti a garantire il suo diritto al nome e a una dignitosa sepoltura. Questo è stato possibile solo grazie all’impegno della collettività, senza alcun supporto economico da parte delle istituzioni e dei comuni interessati.

Yonas, come tante altre e altri, è morto per le politiche di frontiere in un mondo che contrasta i movimenti delle persone, criminalizza le attività di soccorso, punisce la solidarietà.

Yonas è ora nel cimitero di Ventimiglia in una tomba tra i fiori, è ora memoria attiva contro tutte le morti e le scomparse alle frontiere lungo le rotte.

A tutte e tutti voi, semplicemente grazie.

In memoria di Yonas e di tutte le vittime delle frontiere

Ventimiglia, data

firme

ANPI Ventimiglia

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

Associazione XXV Aprile di Ventimiglia

Baobab experience

Cambio Passo APS-Onlus

Carovane migranti

Cédric Herrou

CSA La Talpa e l’Orologio

Diaconia Valdese

Dima

Emmaüs Roya

Emporio solidale Genova

Enzo Barnabà

Françoise Cotta, avocate

Habitat et Citoyenneté

Imperia solidale

LDH Cannes Grasse

LDH Nice

Les Ami.e.s de la Roya

Lorraine Questiaux, avocate

Pays de Fayence solidaire

Popoli in Arte

MRAP 06

No Name Kitchen

Refugees Welcome Genova

Refuges solidaires

RESF 06

Roya Citoyenne

Sara Tosoni

Scuola di Pace di Ventimiglia

Silvia Costantini

Tous citoyens !

Tous migrants

WeWorld Onlus

_______________________

FRANCAIS

** Pour Yonas **

Le 8 février 2025, Yonas H. a été enterré au cimetière de Vintimille, en présence de nombreuses personnes du territoire, d’un membre de sa famille et du Père Claudiu qui a célébré le rituel orthodoxe.

Yonas avait 26 ans, il venait d’Érythrée et son voyage s’est arrêté à Vintimille. Il est mort le 10 janvier 2025, dans sa tentative de traverser la frontière de Pont Saint Ludovic, entre Vintimille et Menton, devenant la énième victime de la frontière italo-française.

Depuis lors, des associations et des personnes solidaires de divers pays se sont mobilisées pour retrouver ses proches et procéder à son identification.

Grâce au travail en réseau des associations et des activistes entre l’Italie et la France, Yonas a été identifié. Grâce à la solidarité mise en place, il a été possible de payer les 1250 euros de frais prévus pour ses funérailles. La générosité a dépassé les attentes, nous submergeant littéralement, avec plus du double du montant nécessaire pour couvrir les frais. Les dons reçus nous permettent d’installer une stèle afin que la mémoire de Yonas ne soit pas effacée par le temps. Le reste de l’argent sera envoyé à sa famille en Érythrée.

Grâce à la grande mobilisation et aux contributions collectées, nous avons pu garantir à Yonas son droit à un nom et à une sépulture digne. Cela n’a été possible que grâce à l’engagement de la communauté solidaire, sans aucun soutien économique de la part des institutions et des municipalités concernées.

Yonas, comme tant d’autres, est mort à cause des politiques de frontières dans un monde qui s’oppose à la liberté de circulation des personnes, criminalise les activités de secours et punit la solidarité.

Yonas repose désormais dans le cimetière de Ventimiglia, dans une tombe entourée de fleurs. Il fait désormais partie de la mémoire vivante contre toutes les morts et disparitions aux frontières et sur les routes migratoires.

À toutes et à tous, simplement merci.

En mémoire de Yonas et de toutes les victimes des frontières.  

Ventimiglia, [date]  

Signatures

ANPI Ventimiglia

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

Associazione XXV Aprile di Ventimiglia

Baobab experience

Cambio Passo APS-Onlus

Carovane migranti

Cédric Herrou

CSA La Talpa e l’Orologio

Diaconia Valdese

Dima

Emmaüs Roya

Emporio solidale Genova

Enzo Barnabà

Françoise Cotta, avocate

Habitat et Citoyenneté

Imperia solidale

LDH Cannes Grasse

LDH Nice

Les Ami.e.s de la Roya

Lorraine Questiaux, avocate

Pays de Fayence solidaire

Popoli in Arte

MRAP 06

No Name Kitchen

Refugees Welcome Genova

Refuges solidaires

RESF 06

Roya Citoyenne

Sara Tosoni

Scuola di Pace di Ventimiglia

Silvia Costantini

Tous citoyens !

Tous migrants

WeWorld Onlus

Report sull’osservazione della frontiera novembre ’24-gennaio ’25

Riceviamo e pubblichiamo un secondo report di monitoraggio di ciò che accade in frontiera tra Ventimiglia e Mentone. Il periodo di osservazione va da Novembre 2024 a Gennaio 2025. (report originale in inglese)

English Below

REPORT OSSERVAZIONE FRONTIERA NOVEMBRE-GENNAIO

Questa è la seconda parte di una corta cronologia delle molteplici violenze prodotte dai meccanismi di confine e dai agenti della frontiera interna tra Francia e Italia sul mar Mediterraneo. Si tratta di un resoconto incompleto e situato. Fotografa la situazione dal punto di vista di osservatorx bianchx con la cittadinanza europea, tralasciando così gli innumerevoli episodi di violenza vissuti da coloro che stanno lottando e combattendo per la loro libertà di movimento. Si tratta quindi di un quadro molto parziale e limitato della situazione, tralasciando le prospettive cruciali delle persone in movimento (POM_ people on the move, ndr) e delle persone sans-papiers (persone prive di documenti riconosciuti “validi” dagli agenti di frontiera francesi). Anche i numeri dei respingimenti citati sono semplicemente istantanee della situazione alla frontiera.

– non rappresentano il numero di respingimenti che noi osserviamo regolarmente quando monitoriamo il confine, né rappresentano i numeri effettivi dei respingimenti, che stimiamo ancora intorno ai 15-30 al giorno.

18 novembre al confine italo-francese presso Ventimiglia

Un minore viene rilasciato dalla stazione di polizia italiana subito dopo la partenza dell’autobus per Ventimiglia.

Ha con sé i documenti che attestano la sua età ed è stato respinto dalla Francia. Dopo aver trascorso diverse ore in fermo di polizia sia sul versante francese che su quello italiano, decide di tornare a piedi alla stazione di polizia dove aveva appena trascorso ore in cella. 

Ai poliziotti alla frontiera dice di essere minorenne, ha in mano i suoi documenti e dice di essere stato appena respinto dalla Francia e di volerci tornare.  Il poliziotto gli dice: “Va t’en!” (Vai via!) e indica la direzione dell’Italia. 

Giuridicamente i minori hanno il diritto di rimanere nel paese in cui sono entrati.  Questo respingimento è stato illegale per svariati motivi, ma i diritti delle persone in movimento non interessano tanto alla polizia alla frontiera.

Nella stessa notte viene rilasciata dalla stazione di polizia italiana una persona che ha trascorso due giorni in detenzione dal lato francese –  più di dieci volte la durata delle 4 ore consentite dalla legge in Garde A Vue (la “regolare” detenzione francese).

27 novembre

Più i passaggi sicuri attraverso le frontiere per le persone in movimento vengono chiusi e controllati dalla polizia, più i loro tentativi di attraversare i confini diventano pericolosi e rischiosi.

Nella notte apprendiamo da una persona che è stata respinta in Italia che un’altra persona che era stata respinta con lui ha deciso di camminare lungo i binari verso la Francia. Questi binari sono costruiti in aria (cioè scorrono lungo un ponte sospeso sul vuoto, ndr), non c’è quasi spazio per camminare accanto al treno (che passa ogni 30 minuti, un tempo insufficiente per arrivare dall’altra parte).

2 dicembre

Dieci persone vengono rilasciate dalla stazione di polizia italiana dopo essere state respinte dalla Francia alle ore 11:00. Due di loro sono minorenni che sono stati registrati come ventiduenni a Lampedusa. Hanno detto alla alla polizia di avere meno di 18 anni, di voler rimanere in Francia, ma agli agenti non importava.

Nessuno dei dieci rilasciati ha ricevuto documenti che consentano di risalire a ciò che è accaduto o per contestarlo. A nessuno di loro è stata offerta una traduzione nella loro lingua alla stazione di polizia francese (un diritto legale di tutti coloro la cui prima lingua non è il francese). È stato semplicemente chiesto loro il nome e la firma.

5 dicembre

Un poliziotto apre la porta della stazione di polizia di frontiera francese durante la notte per fumare. “Siete voi i più coraggiosi, vero?”, grida a tutti noi, tutto contento e pronto a scherzare.

Più tardi veniamo a sapere che in questa notte a una donna rinchiusa tutta la notte nella cella della polizia è stato negato il diritto di andare in bagno. Aver torturato delle persone nel seminterrato nella stazione di polizia, a quanto pare, ha messo quel poliziotto di buon umore quella notte.

6 dicembre

I respingimenti alla frontiera italo-francese sono sempre violenti e a volte anche assurdi: una persona che accompagnava sua madre all’aeroporto è stata respinta in Italia alla frontiera. A quanto pare in questi giorni il regime di frontiera deve produrre un numero maggiore di respingimenti. Nessuna delle persone “riammesse” in Italia riceve alcuna documentazione di ciò che è successo, quindi questa pratica rimane incontestabile anche a livello legale.

Durante i controlli di polizia sui treni dall’Italia alla Francia, anche alle persone bianche sedute accanto a una persona sottoposta a un controllo basato su profilazione razziale viene chiesto di mostrare il documento. In questo senso, anche la palese profilazione razziale diventa più difficile da contestare a causa del costante perfezionamento delle tattiche violente della polizia. Le ONG stimano che ci siano almeno 20 arresti dovuti a controlli razzisti della polizia ogni giorno al confine.

Queste detenzioni superano regolarmente la durata legale di quattro ore. Ad esempio, in questi giorni di inizio dicembre una persona è stata è stata trattenuta per 14 ore senza ricevere alcuna informazione sui suoi diritti fondamentali.

17 dicembre

Nei giorni di metà mese 6 minori non accompagnati (termine legale) sono stati respinti in Italia in violazione del loro diritto di soggiorno in Francia.

Durante la detenzione dalla polizia francese, a una persona sono state poste molte domande private:  se mangiano carne di maiale, quanto spesso pregano, ecc. Le condizioni di detenzione (due celle nel seminterrato) non permettono una separazione di genere.

La polizia francese scaccia dai luoghi di controllo della frontiera anche coloro che osservano le loro pratiche.

18 dicembre

Segnalazioni di violenza all’interno del container della polizia francese: sono stati spruzzati gas lacrimogeni nella cella.

20 dicembre

Diverse persone, trattenute in una stazione autostradale a qualche chilometro dalla Francia, vengono respinte in Italia.

Erano state portate prima in una stazione di polizia di Nizza, dove hanno dovuto dormire per terra, senza riscaldamento e con una finestra aperta. Al mattino sono state portate alla polizia di frontiera di Mentone e sono state respinte in Italia un giorno e mezzo dopo il loro arresto (anche in questo caso senza alcuna documentazione del loro arresto).

30 dicembre

Una persona che viene rilasciata dalla stazione di polizia italiana dopo essere stata respinta, ha trascorso quasi 24 ore nella stazione di polizia francese poco prima.

7 gennaio

L’anno inizia con una violenta esternalizzazione del confine sulla spiaggia di Ventimiglia: polizia e militari camminano lungo la spiaggia e perseguitano le persone che non hanno un altro posto dove riposare, né un tetto o una casa privata, sedute sulla spiaggia. Controllano e perquisiscono gli effetti personali e tasche delle persone costringendole a mostrare i pochi oggetti che hanno davanti a sé.

La parte della spiaggia di Ventimiglia vicino al fiume è uno degli ultimi spazi dove le persone che non hanno un altro posto dove stare, non si nascondono alla vista nell’ambiente urbano quando vogliono riposare. Ma a quanto pare la spiaggia non è per tutti.

12 gennaio

Il corpo di un giovane ragazzo in viaggio viene ritrovato annegato in mare al confine.

17 gennaio

Le statistiche sui respingimenti alla frontiera franco-italiana tra Mentone e Ventimiglia sono state pubblicate dalle autorità per il 2024: 15.000 respingimenti a Mentone. Nel 2023 erano stati 38.000. Purtroppo questi numeri non significano che un maggior numero di persone riesca ad attraversare la frontiera senza esser intercettata dalla polizia, ma che meno persone sono in grado di provarci. La fortezza Europa rafforza le sue mura esterne mentre ogni anno sempre più persone sono costrette a fuggire da dove si trovano per salvarsi la vita.

This second part of a small chronology of the multiple violences produced by the border mechanisms and its agents of the inner-european border between France and Italy at the Mediterannean Sea is an incomplete and situated account. It pictures the situation from the perspective of white observers with european citizenships and thus leaves out innumerable violent incidents experienced by those who are struggling and fighting for their freedom of movement. It is thus a very partial and limited picture of the situation leaving out the crucial perspectives of people on the move (POM) and sans-papiers (people without documents recognised as “valid” by french border agents). Also the numbers of push backs cited here are simply momentary snapshots of the situation at the border. They do neither represent the numbers of pushbacks that we observe when regularily monitoring at the border, nor do they represent factual numbers of pushbacks which we still estimate at round 15-30 per day.

18th November at the french-italian border near Ventimiglia

A minor gets released from the italian police station just after the bus to Ventimiglia has left in the evening. He has papers stating his age with him and has been pushed back from France. After having spend several hours in police detention on the french and on the italian side he decides to walk back to the police station where he had just spent hours in the cell. He tells the policemen at the border that he is a minor, holds his papers and says that he has just been pushed back from France and wants to return there. The policeman tells him: „Va t‘en!“ (Go away!) and points in the direction of Italy. Juridically minors have the right to stay in the country that they have entered. This pushback was illegal in a double sense – but the rights of people are not of interest to the police at the border.

In the same night a person gets released from the italian police station who has spend two days in french police detention – more than ten times the duration of the legally allowed 4 hours in GARDE A VUE (the “regular” french custody).

27th November

The more safe passages across borders for people on the move are closed and controlled by police, the more lifethreatening and desperate their attempts to do so become:

In the night we learn from a person who was pushed back to Italy that another person who was pushed back with him decided to walk along the railtracks towards France. These railtracks are constructed up in the air, there is almost no space to walk next to the train (that passes every 30 minutes, not enough time to have already reached the other side).

2nd December

Ten people get released from the italian police station after having been pushed back from France at 11:00 am. Two of them are minors who have been registered as 22year olds in Lampedusa. They have been telling the police that they are under 18, that they wanted to stay in France, but the officers did not care.

Nobody of the ten people who got released has received any documents to be able to retrace what has just happened to them or to contradict it. None of them had been offered a translation into their language at the french police station (also a legal right of everybody whose first language is not french). They have simply been asked for their names and signatures.

5th December

A policeman opens the door of the french border police station at night to smoke. “You are the very courageous ones, aren‘t you?!” he shouts to us all self-contented and up for a joke. Later we learn that in this very night a women who was locked all night in the police cell was denied the right to go to the toilet. Having tortured people in the basement of his police station apparently had put that policeman in a good mood on that night.

6th December

The pushbacks at the french-italian border are all the time violent and sometime even absurd: a person accompanying his mother to the airport was pushed back to Italy from the border. Apparently in these days the border regime need to produce higher numbers of pushbacks. None of the people “readmitted” to Italy receives any documentation of what has happened to them so this practice remains uncontestable for them at a legal level, too.

In the racist police controls on the trains from Italy to France the white people sitting next to a person racially profiled by the border police are asked to show their documents, too these days. Even the very blatant racial profiling becomes more difficult to contest due to the constant refinement of violent police tactics. NGOs estimate that there are at least 20 arrests due to racist police controls daily at this border.

Regularily these detentions exceed the legal time frame of four hours. For example, in these days in the beginning of December a person has been detained 14 hours without receiving any information about their rights.

17th  December

In the days in the middle of this month 6 unaccompanied minors (a legal term) have been pushed back to Italy in violation of their right to stay in France.

In french police detention a person has been asked many private questions: If they ate pork, how often they pray, etc. The conditions of detention (two cells in the basement) do not allow for a separation along different genders.

The french police also chases those away from the places of border controls who observe their practices.

18th December

Reports of violence inside the police container on the french side: tear gas had been sprayed into the cell.

20th December

Several people get pushed back to Italy who have been detained at a highway station some kilometres into France. They had been brought first to a police station in Nice where they had to sleep on the floor with no heating and an open window. In the morning they were brought to the border police in Menton and were pushed back to Italy one and a half days after their arrest (also without any documentation of their arrest).

30th December

A person who is released from the italian police station after having been pushed back there has spent almost 24 hours in the french police station just before.

7rd January

The year starts with a violent externalisation of the border to the beach of Ventimiglia: police and military walk along the beach and harrass the people who have no other place to rest, no roof or private house, sitting on the beach. They control and search the belongings and pockets of people forcing them to display the few objects they have in front of them. The part of the beach of Ventimiglia next to the river is one of the last spaces where people who have no other place to stay do not hide from view in the urban environment when they want to take a rest. But apparently the beach is not for everyone.

12th January

The body of a drowned young person on the move is found in the sea at the border.

17th January

The statistics of pushbacks on the french-italian border between Menton and Ventimiglia are published by the authorities for 2024: 15.000 pushback in Menton. In 2023 it was 38.000. Sadly these numbers do not mean that more people make it across the border without violent police contact but that less people are capable to try for it. Fortress Europe reinforces its outer walls while every year more and more people have to flee from where they are in order to save their lifes.

Commemor’action: le frontiere uccidono

onoriamo le persone morte, lottiamo con le persone vive

Riceviamo e pubblichiamo il testo del comunicato letto a Ventimiglia il 6 febbrio 2025 in occasione della mobilitazione per la chiamata internazionale Commemor’Action, presso il memoriale per le persone uccise dal confine. A seguire, testo in francese. Per ulteriori informaioni sulla Commemor’Action: pag 51 del report Resistere al Confine e in questo articolo.

Il 6 febbraio 2025, a Ponte San Ludovico, tra la Francia e l’Italia, ci siamo ritrovatə per prenderci cura del memoriale dedicato alle persone vittime della frontiera, delle politiche migratorie europee e del razzismo sul nostro territorio. Abbiamo inserito questo momento nell’ambito del movimento internazionale Commemor’action, nato dall’impegno dei familiari delle persone scomparse o decedute in migrazione, per riunirsi nel lutto ma anche per rivendicare giustizia e libertà di circolazione.

Insieme, abbiamo reso omaggio alle persone che hanno perso la vita a causa della violenza della frontiera che attraversa il nostro territorio.

Da 10 anni, questa frontiera è chiusa alle persone che non hanno i giusti documenti. Da 10 anni, pratiche illegali e razziste si svolgono quotidianamente.

Questo confine ha già ucciso in passato. Tuttavia, i decessi sono aumentati drammaticamente a causa dell’intensificazione dei rischi nel tentativo di attraversarla e del deterioramento delle condizioni di vita delle persone ostacolate dalle politiche migratorie europee.

Infatti, la violenza del confine non risiede solo nei sistemi di controllo lungo il suo tracciato geografico, ma anche nel modo in cui vengono trattate le persone in migrazione su tutto il territorio. Per questo motivo, abbiamo deciso di includere nel nostro lavoro di memoria non solo le persone decedute tentando di attraversare la frontiera, ma anche quelle che hanno perso la vita a causa di incidenti, conflitti o problemi di salute legati alle condizioni di vita indegne a cui sono state costrette.

Non dimentichiamo come questa terribile violenza si incarni nei luoghi di privazione della libertà. Quest’anno, la nostra commemorazione ha avuto l’onore di svolgersi alla presenza delle famiglie di Moussa Balde e Ousmane Sylla, entrambi deceduti nei centri di permanenza per il rimpatrio italiani.

Constatiamo che l’Europa si sta dirigendo verso un orizzonte pericoloso.

Constatiamo l’ingiustizia subita dalle persone in migrazione da decenni.

Constatiamo il disprezzo degli stati europei nei confronti delle famiglie delle vittime.

Ma vediamo anche la forza delle persone sopravvissute, la dignità delle famiglie, l’amore di coloro che le sostengono.

Vediamo la diversità e la molteplicità delle lotte.

Vediamo che siamo qui anche oggi e che non ci arrenderemo.

Il regime delle frontiere schiaccia la speranza. Non lasciamo né la vita né la morte nelle sue mani.

Appropriamoci della morte e mettiamoci dentro tutta la potenza della nostra tenerezza, per trovare insieme il coraggio di continuare a lottare con le persone vive.

Uniamo le nostre forze insieme a tutte le persone che lottano affinché le frontiere smettano di uccidere, mutilare, traumatizzare e far sparire esseri umani che esercitano la loro libertà di circolazione.

Uniamo i nostri pensieri insieme a tutte le persone che sostengono le famiglie delle vittime nella loro lotta per la verità, la giustizia e la riparazione.

Uniamo i nostri cuori insieme a tutte le persone che desiderano che le persone morte e disperse non cadano nell’oblio. Che siano riconosciute e onorate.

Abbiamo compilato un elenco dei decessi legati a questa frontiera tra Ventimiglia e Mentone. Ci sono 49 persone, tra le quali 28 hanno perso la vita nel tentative di passare il confine e 21 in altre circonstanze legate alle condizioni di vità sur territorio.

Questo elenco presenta lo stato attuale delle nostre conoscenze riguardo ai decessi legati alle conseguenze fisiche e psicologiche della chiusura del confine, delle politiche migratorie europee e del razzismo su questo territorio.

È stata realizzata incrociando informazioni provenienti da diverse fonti: abitanti, abitante, attivist’, persone in migrazione, lavoratori sociali, ricercatrici, stampa, municipalità, banche dati ufficiali…

Non avendo accesso alle fonti poliziesche e giudiziarie, non abbiamo sempre la certezza dei mezzi che hanno portato a stabilire i nomi. Supponiamo che provengano da dati che le persone hanno dovuto dichiarare alle autorità nel contesto del sistema di controllo delle frontiere, lo stesso che ha portato alla loro morte. Pertanto, nei casi in cui non ci sia una conferma da parte dei familiari, non consideriamo l’identificazione di queste persone con assoluta certezza. Tuttavia, pubblichiamo queste informazioni che possono essere un punto di partenza per ritrovare le famiglie.

D’altra parte, in questo memoriale non sono menzionate le numerose persone gravemente ferite, ma non dimentichiamo che le frontiere traumatizzano i corpi e le menti, oltre a uccidere.

Dobbiamo anche considerare che con molta probabilità non siamo a conoscenza di tutte le morti legate alla violenza di questo confine. Ma insieme, continueremo a lavorarci per iscrivere la loro esistenza nella nostra memoria.

Se desiderate maggiori informazioni o se ne avete, non esitate a contattare l’indirizzo email borderkills@riseup.net. Grazie.

Onoriamo le persone morte, lottiamo con le persone vive.


Article en langue française

Le 6 février 2025, à Pont Saint Ludovic entre la France et l’Italie, nous nous sommes retrouvé.es pour prendre soin du mémorial dédié aux personnes victimes de la frontière, des politiques migratoires européennes et du racisme sur notre territoire. Nous avons inscrit ce moment dans le cadre du mouvement international de Commemor’action né de l’engagement des proches de personnes disparues ou décédées en migration afin de se réunir dans le deuil mais aussi dans une revendication de justice et de liberté de circulation.

Ensemble, nous avons rendu hommage aux personnes qui ont perdu la vie à cause de la violence de la frontière qui traverse notre territoire.

Depuis 10 ans, cette frontière est fermée aux personnes qui n’ont pas les bons papiers. Depuis 10 ans, des pratiques illégales et racistes s’y jouent quotidiennement.

Cette frontière a tué avant. Mais les décès ont dramatiquement augmenté à cause de l’intensification des risques pour la traverser ainsi que de la dégradation des conditions de vie des personnes entravées par les politiques migratoires européennes.

En effet, la violence de la frontière ne tient pas seulement aux dispositifs de contrôles placés sur son tracé géographique mais aussi à la manière dont sont traitées les personnes en migration sur tout le territoire. C’est pourquoi nous avons décidé d’inclure dans notre travail de mémoire non seulement les personnes décédées en tentant de traverser mais aussi celles ayant perdu la vie à cause d’accidents, de conflits ou de problèmes de santé liés aux conditions de vie indignes auxquelles elles ont été contraintes.

N’oublions pas l’incarnation terrible de cette violence dans les lieux de privation de liberté. Cette année, notre commémoration a eu l’honneur de se tenir en présence des familles de Moussa Balde et d’Ousmane Sylla, qui ont tous les deux perdu la vie dans des centres de rétention en Italie.

Nous constatons que l’Europe se dirige vers un horizon dangereux.

Nous constatons l’injustice faite aux personnes migrantes depuis des décennies.

Nous constatons le mépris des états européens envers les familles des victimes.

Mais nous voyons également la force des personnes survivantes, la dignité des familles, l’amour de celles et ceux qui les soutiennent.

Nous voyons la diversité et la multiplicité des luttes.

Nous voyons que nous sommes là aujourd’hui et que nous ne nous rendrons pas.

Le régime des frontières écrase l’espoir. Ne laissons ni la vie ni la mort entre ses mains.

Saisissons nous de la mort et mettons-y toute la puissance de notre tendresse pour trouver ensemble le courage de continuer à lutter avec les personnes vivantes.

Unissons nos forces à toutes les personnes qui se battent pour que les frontières cessent de tuer, de mutiler, de traumatiser et de faire disparaître des êtres humains exerçant leur liberté de circulation.

Unissons nos pensées à toutes les personnes qui soutiennent les familles des victimes dans leur combat pour la vérité, la justice et la réparation.

Unissons nos cœurs à toutes les personnes qui désirent que les mort.es et les disparu.es ne tombent pas dans l’oubli. Qu’ils et elles soient reconnu.es et honoré.es.

Nous avons établi une liste des décès liés à cette frontière entre Vintimille et Menton. S’y trouvent 49 personnes, parmi lesquelles 28 ont perdu la vie en tentant de passer la frontière e 21 à cause des conditions de vie sur le territoire.

Cette liste présente l’état actuel de nos connaissances concernant les décès liés aux conséquences physiques et psychiques de la fermeture de la frontière, des politiques migratoires européennes et du racisme sur ce territoire.

Elle a été réalisée par le recoupement d’informations provenant de diverses sources : des habitant.es, des activistes, des personnes en migration, des travailleurs et travailleuses sociales, des chercheureuses, des journaux locaux, des municipalités, des bases de données officielles…

N’ayant pas accès aux sources policières et judiciaires, nous ne savons pas toujours par quels moyens certains noms ont été établis. Nous supposons qu’ils viennent de données que les personnes ont dû déclarer aux autorités dans le cadre du dispositif de contrôle des frontières, celui-là même qui a mené à leur décès. Ainsi, tant qu’il n’y a pas eu de confirmation par des proches, nous ne considérons pas que les personnes sont identifiées avec certitude. Cependant, nous publions ces informations qui peuvent être un point de départ pour retrouver les familles.

D’autre part, n’y sont pas mentionnées les nombreuses personnes gravement blessées mais nous n’oublions pas que les frontières traumatisent les corps et les esprits, en plus de tuer.

Il faut également considérer que nous ne sommes certainement pas au courant de toutes les morts liées à la violence de cette frontière. Mais ensemble, nous continuerons d’y travailler pour inscrire leur existence dans nos mémoires.

Honorons les mort.es, luttons avec les vivant.es

Per Moussa e Ousmane, contro tutti i CPR

Moussa Balde, 22 anni, nasce nel 1998 in Guinea. Nel maggio 2021 muore in isolamento nel centro per rimpatri di Torino. Due settimane prima aveva subito un linciaggio ad opera di tre uomini italiani nelle strade di Ventimiglia, ricevendo in cambio un decreto di espulsione dall’Italia.

Ousmane Sylla, 21 anni, nasce nel 2002 in Guinea, nel 2024 muore rinchiuso nel centro per rimpatri di Roma. Due mesi prima aveva denunciato maltrattamenti e violenze nella casa famiglia presso cui era in accoglienza a Cassino, ricevendo in risposta un decreto di espulsione dall’Italia.

Ormai in tantx conoscono la storia dei due ragazzi guineani. Ma ripercorrere i loro ultimi mesi di vita in Italia ci aiuta a capire meglio dove siano collocate le colpe di queste due morti e dove indirizzare una lotta che chieda non solo verità e Giustizia per loro (non la giustizia dello stato che ha buttato Moussa in isolamento anzichè proteggerlo come testimone del suo stesso pestaggio. O quella che ha portato Ousmane dritto in un cpr anziché offrirgli sostegno per aver denunciato abusi e corruzione nel sistema dell’accoglienza) ma soprattutto che promuova lo smantellamento e la distruzione di tutti i CPR con ogni mezzo possibile e necessario. Da dentro, da fuori, da ovunque si riescano ad attaccare questi lagher.

La riapertura delle frontiere, la fine delle politiche criminali con cui la “fortezza europa” gestisce i confini e porta la gente a morire continuamente, non devono essere considerate utopie. Ma battaglie concrete che portino passo dopo passo a rimettere la solidarietà prima dello sfruttamento e le vite delle persone sopra al denaro. Chiedere il conto di queste morti, indicarne i responsabili e attaccare i dispositivi di annientamento di altri esseri umani è un percorso reale che possiamo e dobbiamo portare avanti.

Per queste ragioni le famiglie Sylla e Balde sono arrivate a Roma a inizio febbraio. La sorella e il fratello di Ousmane e la madre, il fratello e la sorella di Moussa sono qui per ripetere che non si arrenderanno ai soprusi che gli hanno ammazzato i figli. Con grande forza e determinazione hanno deciso non solo di venire a seguire nei tribunali i percorsi giuridici legati alla morte dei loro parenti, ma anche di assumersi un intenso viaggio che toccherà più città attraverso l’Italia per incontrare chiunque voglia ascoltare la loro testimonianza e proseguire una lotta contro confini e cpr.

Quando Moussa perse la vita a Torino, Thierno Balde, già in Italia per il processo contro i tre miserabili che hanno massacrato suo fratello in mezzo alla strada a Ventimiglia, disse: sono qui perchè non debba mai più succedere a nessuno quello che è successo a Moussa.

E invece è successo di nuovo.

Dobbiamo unire ancora più voci e ancora più mani per sostenere le voci e le mani di chi paga questo sistema sulla propria pelle.

Mettere in gioco i nostri privilegi e sfidare il progressivo aumento di leggi e decreti che colpiscono chiunque combatta le ingiustizie, le frontiere, le carceri, i centri di espulsione per migranti è una scelta che non può essere rimandata.

Ousmane e Moussa non sono dati virtuali nella narrazione mediatica. Sono corpi reali finiti in una bara e sogni annichiliti a vent’anni che lasciano affetti straziati e vite interrotte. Sono cappi alle sbarre per uscire da una prigionia di cui non vedevano la fine che interrogano le nostre coscienze.

Abbiamo già fatto tanto, tutte e tutti assieme, unendo gli sforzi e le energie per permettere alle famiglie di affrontare le spese dei visti, del viaggio tra Guinea e Senegal dove si trova l’ambasciata italiana, della permanenza a Dakar in attesa della partenza, dei voli per arrivare in Italia e tornare a Conakry, i costi di vitto e alloggio per l’intero mese di permanenza in Italia e tutte le spese di spostamento tra le tante città e realtà pronte ad accoglierle.

Ma la sfida non finisce sostenendo questo importante viaggio e ascoltando le parole dei familiari di Ousmane e Moussa.

Piuttosto, da qui si deve ricominciare. Dalla minaccia del nuovo decreto “sicurezza” in attesa di approvazione, dalla promessa di aprire un cpr in ogni regione (nella regione da cui scriviamo, a un’ora di distanza da Ventimiglia sono iniziati lavori di ristrutturazione nell’ex caserma Camandone di Diano Castello, dove si minaccia da un anno l’apertura di un cpr), dall’ostinazione di portare avanti centri di reclusione e tortura in territori extraeuroopei, dall’ennesimo ragazzo trovato morto a gennaio alla frontiera di Ventimiglia, caduto in mare mentre cercava di passare il confine dagli scogli dei Balzi Rossi.

Allungate voi che leggete la lista di ciò che non si può ulteriormente sopportare:

c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Ci vediamo al tribunale di Torino il 12 Febbraio ore 9 per l’inizio del processo per omicidio colposo contro ex medico ed ex direttrice del cpr torinese, dipendenti privati dell’azienda multinazionale francese Gepsa.

Non confondiamoci: i colpevoli sono tanti, tanti di più.

Ma quelli che rappresentano lo stato sono abili a non rendere mai conto del sangue sulle loro mani.

Una seconda indagine parallela a quella per l’omicidio colposo di Moussa Balde, scaturite entrambe in seguito alla sua morte, ha infatti portato a un’accusa per sequestro di persona contro il personale del cpr ma soprattutto contro poliziotti e dirigenti dell’ufficio immigrazione di Torino, responsabili della vigilanza nel centro di espulsione. Il reato contestato era l’uso continuativo della sezione di isolamento denominata “ospedaletto”, in cui è morto Moussa e altri prima di lui, per aver segregato in quelle gabbie 14 persone per la durata di settimane e mesi nel biennio 2020/2021.

A Novembre 2024, la giudice ha deciso per l’archiviazione di tutte le accuse.

Non perchè effettivamente questi personaggi non abbiano commesso illeciti e abusi, infierendo sui corpi e sulla salute mentale di persone che già si trovavano recluse solo per non avere i giusti documenti. Ma perchè

uno: siccome nel cpr di Torino si era sempre fatto così anche negli anni precedenti, gli imputati in questione non potevano sapere, secondo il tribunale, che stavano compiendo un sequestro di persona.

due: siccome un cpr è terra di nessuno senza leggi o regolamenti (a differenza del carcere), a livello giuridico non si può neanche dire che lì dentro si stessero effettivamente violando delle norme, visto che la detenzione amministrativa è un non luogo dove palesemente tutto è permesso.

Non importa cosa dicono i tribunali: sappiamo benissimo che le morti di Moussa e Ousmane sono due omicidi di stato, visto che prima di morire sono passati tra accoglienze e ospedali, prefetture e questure, polizie e vigilanti, magistrati che hanno firmato decreti di espulsione e medici che ne hanno firmato l’idoneità alla reclusione.

L’appuntamento al tribunale di Torino il 12 è solo uno dei tanti passi che ci aspettano nel cammino di questa lotta: teniamoci aggiornatx. Teniamoci prontx.